Federico Bellanca
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Samaroli, tra passato e futuro il più Italiano dei Whisky si racconta al Rasputin

Whisky Daniele Cancellara Samaroli Rasputin

Samaroli Whisky Daniele Cancellara Rasputin

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Quando a Firenze apri Rasputin, il primo vero e proprio SpeakEasy della città, il successo fu immediato. In fondo, non c’è niente di più attraente di un segreto, nulla di più intrigante di qualcosa di esclusivo. E bisogna ammettere che il misterioso locale situato somewhere in Santo Spirito non ha mai deluso le aspettative degli avventori, grazie ad un ambiente elegante e raffinato, tra velluti rossi e quadri antichi, contornati da misteriosi oggetti che fanno pensare di essere stati catapultati in un’altra epoca. Un’impressione, questa, supportata anche da una serie di dettagli che vanno da un servizio al tavolo impeccabile fino a cocktail ricchi di fascino antico.

Una volta finito l’effetto novità legato alla location però, quello che è divenuto Rasputin nel corso degli anni è forse ancor più interessante. Il locale è oggi un vero e proprio santuario per gli amanti del bere bene, con dietro il bancone Daniele Cancellara come sacerdote, capace di illustrare ogni ingrediente dei propri cocktail per filo e per segno, ripercorrendone la storia e spiegandone i processi produttivi. Già, perché da Rasputin è proprio la qualità della materia prima a far la differenza.

Un’attenzione maniacale nella scelta del prodotto che porta il locale sotterraneo a custodire in bottigliera alcune autentiche rarità e addirittura bottiglie uniche a livello italiano. Ciò vale soprattutto nel mondo dei whisky, dove la possibilità di scelta qui farebbe emozionare ogni appassionato del distillato. Non pare dunque un caso che Samaroli, nella sua eccellente esclusività abbia deciso di tenere qui uno dei suoi rari eventi di degustazione aperto al pubblico e soprattutto agli addetti ai lavori, tenutosi il 13 Febbraio.

Samaroli, rimanere fedeli a se stessi contro le sfide globali

Chiunque sia appassionato di Whisky (e ovviamente anche di Rhum) non può non riconoscere in Samaroli una punta di diamante assoluta, una realtà Italiana che anno dopo anno rimanendo fedele a se stessa è riuscita nell’arduo compito di selezionare i migliori distillati al mondo, scegliendo solo le partite più interessanti per poi acquistarle e commerciarle sotto il proprio marchio. Una sfida quotidiana che non ha margini d’errore in ogni sua fase, da quella di selezione ai giusti metodi di assemblaggio e di affinamento, necessari per dare vita a esemplari unici.

Ma per chi fosse rimasto fermo all’immaginario classico dell’azienda romana nata dall’incontro tra la famiglia Bleve e la Samaroli s.r.l., appuntamenti come questo sono un’occasione unica per scoprire le reali sfide che la globalizzazione e il mondo che cambia stanno imponendo a questa realtà che vuol restare fedele a se stessa ed ai propri valori.

Ci sono infatti battaglie mondiali come quella della Brexit che non possono non riguardare chi deve per forza di cose lavorare quotidianamente con la Scozia (anche perché da disciplinare è obbligatorio che il distillato sia invecchiato e imbottigliatoall’interno dei confini di Albione), altre economiche che può capire soltanto chi si trova a combattere con un magazzino di valore pressochè infinito ma al tempo stesso “immobilizzato” per anni, senza scordare  la grande battaglia per le botti da invecchiamento ormai contese in un mercato globale che ne ha fatto lievitare i prezzi, e che ha dovuto far cambiare filosofia di lavoro a Samaroli, evolvendosi da puri selezionatori ad affinatori che partono da botti nuove per creare il prodotto desiderato

Cinque bottiglie, un’unica filosofia

Durante la degustazione tenutasi a Rasputin, presentata direttamente da Antonio Bleve, è stato possibile assaporare sorsi di filosofia produttiva tanto quanto di grandi Single Malt.

Le cinque bottiglie in degustazione per l’occasione infatti, per quanto diversissime tra di loro a livello di contenuto gustativo, sono accomunate dalla stessa volontà di purezza e di raffinatezza tipica italiana, figlia di una cultura di valorizzazione del territorio e della materia prima che il nostro paese sa trasmettere in ogni settore produttivo.

Se il mercato globale del Whisky è ad oggi un business da miliardi di dollari, l’origine non da cercarsi soltanto nella globalizzazione, ma addirittura all’origine stessa delle distillerie in Scozia, legate più alla rivoluzione industriale che al territorio d’appartenenza. Nel lavoro di Samaroli invece si ritrova la pazienza e la cura del viticoltore, la volontà di creare qualcosa di unico del sarto e la ricerca e la cura del dettaglio dell’artigiano.

Non è un caso che il grado alcolico delle bottiglie derivi solo e soltanto dall’invecchiamento in botte, e dalla maestria del saper usare i barili nuovi per far di far scendere l’alcool in maniera controllata, oppure a livello palatale si riscontri una torba senza eccessi (a discapito di un mercato mondiale che cerca sempre di più di esaltarla), oppure la capacitàdi utilizzare botti di Sherry senza scadere in note troppo dolci e tendenti al marsalato.

Volendo trovare un punto comune a tutti gli assaggi, lo si riscontra sicuramente nella pulizia del palato ad ogni sorso, tanto quanto al ruolo non predominante della componente alcolica su quella gustativa. Un gioco di equilibri sempre perfettamente riuscito, che ancora una volta conferma Samaroli al top nella scena mondiale e ne giustifica pienamente l’esclusività del marchio e l’amore da parte degli appassionati. Ed è sicuramente bello che ci siano occasioni come questa chepermettano a tutti gli appassionati di Whisky di confrontarsi con chi da anni tiene alte la bandiera italiana in Scozia e nel Mondo.

Ph: Gabriel Preda

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