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Gli spumanti italiani rivestono un ruolo di grande rilievo sul mercato vinicolo globale. Nonostante il vincolo che lega la terra di produzione alla bottiglia, questi prodotti godono anche di una reputazione di rilievo internazionale, perché sono venduti e apprezzati in ogni parte del mondo.

 

 

La tradizione risale principalmente alla regione di Franciacorta, in Lombardia, dove, già nel XVI secolo, si produceva un vino frizzante apprezzato anche a corte. È anche grazie al ben noto Metodo Italiano o Charmat, sviluppato nel XIX secolo, che gli spumanti italiani hanno guadagnato la fama di cui godono ancora oggi; il metodo di fermentazione in autoclave, che ha il suo massimo esponente nel Prosecco, gli ha permesso di raggiungere, e talvolta anche superare, il pregio degli Champagne francesi.

Nonostante ciò, è importante sottolineare che si tratta di due tipologie di prodotto completamente diverse, entrambe caratterizzate dalla presenza di bollicine. La nostra attenzione si concentra oggi su questa categoria di bevande, analizzando lo stato attuale del mercato e cercando di prevedere le sfide che si presenteranno in futuro.

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Dati incoraggianti

Nel primo trimestre del 2023 le esportazioni di questo eccezionale prodotto hanno continuato a registrare un aumento del 7,3%, portando il valore totale del mercato a 459 milioni di euro. Questo aumento è stato trainato principalmente dall’ascesa del prezzo medio di esportazione, che ha registrato un aumento significativo del 11% e una fisiologica flessione dei volumi pari al 3,3%.

Il Prosecco, pur mantenendo una posizione di rilievo, ha visto un calo nei volumi del 5%, influenzato principalmente dalle flessioni con il mercato britannico. Il mercato americano, invece, ha portato a un incremento del 14% dei volumi esportati rispetto allo scorso anno.

Le esportazioni verso mercati chiave, come Germania e Francia, sono state particolarmente positive, con incrementi di volumi che oscillano tra il 18% e il 20%. Nel complesso e nonostante le sfide, il settore delle bollicine italiane continua a mostrare tutte le capacità necessarie a garantire il futuro degli affari. Basti pensare alla creazione di nuove “rotte” commerciali e all’emergere di nuovi produttori, trend e bottiglie sempre più di nicchia.

Le principali bollicine italiane

Il Belpaese vanta numerose regioni deputate alla produzione di spumanti. La già menzionata Franciacorta per esempio, con il suo pregiato terroir, si è guadagnata la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) e un caloroso riconoscimento internazionale.

La regione del Trentino-Alto Adige, invece, con la sua tradizione vitivinicola centenaria, produce spumanti di alta qualità, spesso a base di uve Chardonnay e Pinot Nero. Altri esempi degni di nota sono l’Astoria in Veneto e la Sardegna, con il suo Vermentino base con cui prendono vita spumanti freschi e dinamici.

Questa grande diversità di stili, dai più secchi ai più dolci, è ciò che contribuisce a rendere le bollicine italiane versatili e adatte a ogni occasione. Anche per questo sono estremamente diffusi nel consumo abituale, bevuti al naturale oppure in abbinamento per long drink e cocktail all’ora dell’aperitivo.

In futuro le aziende vinicole ritengono di dover studiare nuovi metodi di coltura che tengano inalterata la qualità anche in condizioni climatiche avverse. Tra i prossimi obiettivi, quindi, c’è la volontà di aderire a nuovi metodi di coltivazione fondati su scelte sempre più sostenibili e a impatto zero: il tutto, ovviamente, lasciando integra la qualità genuina che caratterizza questa eccellenza italiana da sempre.

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