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Nuovo studio italiano afferma che il luppolo e la birra aiutano a prevenire l’Alzheimer


La birra è una delle bevande più antiche e più diffuse al mondo e viene prodotta con il luppolo che gli conferisce quel gusto amaro che è amato o odiato a seconda dei gusti delle persone. Una birra particolarmente “luppolata” potrebbe avere benefici unici per la salute. Una recente ricerca pubblicata su ACS Chemical Neuroscience riferisce che le sostanze chimiche estratte dai fiori di luppolo possono, in test di laboratorio, inibire l’aggregazione delle proteine beta amiloidi, associate al morbo di Alzheimer (AD).

La ricerca è stata pubblicata il 25 ottobre 2022 e gli autori sono gli italiani: Alessandro Palmioli, Valeria MazzoniAda De Luigi, Chiara Bruzzone, Gessica Sala, Laura Colombo, Chiara BazziniChiara Paola Zoia, Mariagiovanna Inserra, Mario Salmona, Ivano De Noni, Carlo Ferrarese, Luisa Diomede e Cristina Airoldi.

Link dello studio:
pubs.acs.org/doi/full/10.1021/acschemneuro.2c00444

un’immagine presa dalla ricerca

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa debilitante, spesso caratterizzata da perdita di memoria e cambiamenti di personalità negli anziani. Una parte della difficoltà nel trattare la malattia è rappresentata dall’intervallo di tempo che intercorre tra l’inizio dei processi biochimici e la comparsa dei sintomi, con una distanza di diversi anni. Ciò significa che i danni irreversibili al sistema nervoso si verificano prima ancora che ci si renda conto di avere la malattia. Di conseguenza, le strategie preventive e terapeutiche che possono intervenire prima della comparsa dei sintomi sono di crescente interesse.

Una di queste strategie prevede l’uso di “nutraceutici”, ovvero alimenti che hanno un qualche tipo di funzione medicinale o nutrizionale. I fiori di luppolo, utilizzati per aromatizzare le birre, sono stati studiati come uno di questi potenziali nutraceutici, con studi precedenti che suggerivano che la pianta potesse interferire con l’accumulo di proteine beta amiloidi associate all’Alzheimer. Cristina Airoldi, Alessandro Palmioli e colleghi hanno quindi voluto indagare quali composti chimici del luppolo avessero questo effetto.

Per identificare questi composti, i ricercatori hanno creato e caratterizzato estratti di quattro varietà comuni di luppolo con un metodo simile a quello utilizzato nel processo di produzione della birra. Nei test hanno scoperto che gli estratti avevano proprietà antiossidanti e potevano impedire alle proteine beta amiloidi di aggregarsi nelle cellule nervose umane. L’estratto di maggior successo era quello del luppolo Tettnang, presente in molti tipi di lager e birre chiare. Quando l’estratto è stato separato in frazioni, quella contenente un alto livello di polifenoli ha mostrato la più potente attività antibiotica e di inibizione dell’aggregazione. Inoltre, ha promosso i processi che consentono all’organismo di eliminare le proteine mal ripiegate e neurotossiche. Infine, il team ha testato l’estratto di Tettnang in un modello di C. elegans e ha scoperto che proteggeva dalla paralisi legata all’Alzheimer, anche se l’effetto non era molto pronunciato. I ricercatori affermano che, sebbene questo lavoro non giustifichi il consumo di birre più amare, dimostra che i composti del luppolo potrebbero servire come base per prodotti nutraceutici che contrastino lo sviluppo dell’Alzheimer.

Gli autori riconoscono il finanziamento del Ministero italiano dell’Università e della Ricerca (MUR).

Fonte: pubs.acs.org/doi/full/10.1021/acschemneuro.2c00444

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