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La birra è una delle bevande più antiche e più diffuse al mondo e viene prodotta con il luppolo che gli conferisce quel gusto amaro che è amato o odiato a seconda dei gusti delle persone. Una birra particolarmente “luppolata” potrebbe avere benefici unici per la salute. Una recente ricerca pubblicata su ACS Chemical Neuroscience riferisce che le sostanze chimiche estratte dai fiori di luppolo possono, in test di laboratorio, inibire l’aggregazione delle proteine beta amiloidi, associate al morbo di Alzheimer (AD).

Che non sia una scusa per esagerare o farvi belli mentre vi versate il quinto bicchiere della serata. Ma un recentissimo studio del King’s College di Londra ha confermato una volta di più quanto già si sostiene da tempo: i bevitori di vino rosso hanno più probabilità di sviluppare un microbiota dell’intestino sano, con conseguenti effetti positivi sul controllo del peso e sul colesterolo.

Una ricerca dell’Osservatorio Birra rivela che il settore della birra offre opportunità uniche all’imprenditorialità (più di 870 birrifici nel Paese) e sostiene l’economia familiare, offrendo 2,47 miliardi di euro di stipendi.  Lavorare nella birra, una promessa di stabilità (il 50% dei dipendenti ha più di 10 anni di anzianità) che piace ai giovani.  Formazione, leva strategica per il successo, l’85% aziende filiera ne avverte il bisogno.  In Italia ancora poche opportunità, ma arriva l’Università…

Sono 18,9 milioni gli italiani che nell’ultimo anno con regolarità (3,8 milioni) e occasionalmente (15,1 milioni) hanno consumato a casa cibo ordinato tramite una piattaforma web da ristoranti e pizzerie. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Censis sul food delivery che si classifica come il settore più dinamico della ristorazione. In altre parole nel 2018 – sottolinea la Coldiretti – più di un italiano su tre ha dunque ordinato dal telefono o dal pc pizza, piatti etnici o veri e propri cibi gourmet, con sempre più ristoranti di qualità entrati nel giro delle piattaforme come Just Eat, Foodora, Deliveroo, Bacchette Forchette o Uber Eats, solo per citare le più note, accanto alle quali si sono sviluppate numerose realtà locali.

La cioccolata calda è una delle bevande calde preferite da numerosi consumatori. Secondo le ricerche  Euromonitor il mercato dei preparati per cioccolate valeva globalmente 4,9 miliardi di dollari nel 2015 e si prevede che si aggiungeranno altri 612 Mn/$ entro il 2020. Ma con un tasso di crescita annuale del 2%, la cioccolata calda è  anche una delle categorie a crescita più lenta nel settore delle bevande calde.

Minor ansia sociale e nuovi trend di consumo delineano lo scenario 2017. Moderata la crescita prevista nel 2018. Le previsioni IRI sull’andamento del Largo Consumo. IRI, leader mondiale nelle informazioni di mercato per il Largo Consumo, il Retail e lo Shopper, ha elaborato le previsioni sull’andamento dei mercati del Largo Consumo Confezionato per la seconda parte dell’anno in corso e per il 2018.

Le regole sono fatte per essere trasgredite, almeno una volta ogni tanto. Come reso noto dal Censis nel primo rapporto sulle abitudini alimentari degli italiani, oltre il 20% degli acquirenti abituali di prodotti equo-solidali e di frutta e verdura da agricoltura biologica, si reca regolarmente presso i fast-food per consumare un pasto più goloso e meno rigido rispetto alla dieta che segue regolarmente a casa.

Il luogo preferito dove festeggiare il Natale è “a casa” per il 67% degli italiani intervistati. Due italiani su tre (60%), inoltre, celebrano il Natale a casa dei parenti tutti i giorni o solo alcuni giorni delle feste. Due terzi degli italiani festeggiano il Natale con il partner e/o con i bambini. Il 66% include anche i propri genitori e il 37% i suoceri nelle celebrazioni natalizie. Il 63% invita anche altri amici e parenti. In Italia al 60% degli intervistati piace festeggiare con tante persone. I dati emergono da uno studio Nielsen commissionato da Lidl.