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Il trainer e brand ambassador di Caffè Milani, Andrea Pinturi guida alla scoperta dei segreti e dei gusti del caffè sulla pagina Facebook della Torrefazione. Quando si apre una confezione di caffè e si coglie il suo aroma fragrante, intenso e “amico” può passare per la mente l’immagine di una tazzina di espresso o di una moka; poche persone sanno risalire ai suoi fiori bianchi o alle drupe mature e ripercorrerne la lunga filiera.

Che provino anche a riproporlo in ogni versione possibile, dalla brodaglia in bicchierone to-go utile solo ai selfie, alle varianti aromatiche senza personalità. Il caffè, quello vero, rimane una questione di principi e contenuti che esula largamente dalle dinamiche commerciali e pubblicitarie. È prima di tutto un affare quasi etico: nei bar di una volta si beveva il più amaro possibile, perché è solo così che si può apprezzare a fondo. Aggiungere due cucchiaini di zucchero era già un sacrilegio, il terzo valeva l’espulsione dal bar. E non è uno scherzo né una leggenda metropolitana. Il caffè è un enigma, un dogma. Una cosa seria.

In piazza Duca d’Aosta, ai piedi del palazzo sormontato dalla grande insegna luminosa delle Assicurazioni Generali, tra via Pirelli e via Vittor Pisani, apre il secondo locale milanese di Caffè Pascucci. Le ampie vetrate mostrano un ambiente luminoso con molti elementi di interesse, a cominciare dall’immagine di una moka “trafitta al cuore”, che colpisce con la sua grafica insolita che la rende simile a grande un ex voto.