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Otto milioni di euro di investimento e due anni di lavori per rinnovare completamente il ciclo di imbottigliamento dell’acqua Lurisia. Obiettivo? Raddoppiare la produzione oraria delle bottiglie fra le più iconiche d’Italia, quelle in vetro, che hanno conquistato i ristoranti di tutto il mondo: da 15 a 30 mila l’ora. Un traguardo che l’azienda guidata da Alessandro Invernizzi ha centrato a due anni, appunto, dall’avvio del restyling industriale. E che verrà condiviso, in primavera, con una giornata “Open day”, in cui i monregalesi potranno visitare l’azienda.

 

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«Entriamo nell’industria 4.0. Stiamo concludendo quest’importante progetto di innovazione tecnologica – conferma l’amministratore delegato di Lurisia –, che ci porterà non solo a produrre molto di più, ma a poter lavorare con la macchina più performante in Italia per l’imbottigliamento del vetro». È questo il segmento a cui puntano, da sempre, le acque minerali Lurisia: il vetro. Dietro c’è anche un discorso di sostenibilità ambientale, che per un imprenditore come Invernizzi non è secondario. Anzi: «Per noi l’ambiente è al centro della strategia aziendale. Dobbiamo molto al contesto naturale in cui viviamo, che ci ha consentito di utilizzare un’acqua meravigliosa. Di qui anche il senso di quest’importante investimento: 8 milioni di euro non sono pochi. Altri imprenditori preferirebbero metterli in tasca anziché in azienda e a favore del territorio. Ma abbiamo un’altra visione di impresa».

Se Lurisia è pronta a raddoppiare la produzione di bottiglie in vetro, quali sono i nuovi mercati a cui rivolgersi? Invernizzi: «In realtà la nostra capacità produttiva è satura. Cioè ad oggi non riusciamo a stare dietro alle richieste del mercato. Con questa nuova linea cercheremo di andare incontro a tutte le domande, per poi radicarci sempre più in centro Italia e all’estero, dove siamo una realtà ampiamente consolidata e orientati a crescere dal 15 al 25%». E le ricadute occupazionali dell’operazione? «Già ci sono – conclude l’ad-, se siamo cresciuti da 35 a 60 dipendenti. Ci sarà spazio per nuove professionalità più tecniche e capaci di restare al passo con sfide tecnologiche sempre nuove».

 

Fonte: www.lastampa.it

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