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“Chakra è la fusione delle energie di terra, aria e uomo. Ho pensato a questo nome evocativo per il mio vino molto tempo prima di partire con questa avventura di produttore, immaginando l’equilibrio in bottiglia di questi elementi. L’uomo, il territorio in cui viviamo e l’ambiente circostante”. Iniziamo con questo virgolettato per capire la portata di Giovanni Aiello, che si definisce un “enologo per amore”. Una scoperta, un nuovo fenomeno dell’enologia pugliese questo vigneron classe ‘85 da Castellana Grotte, con una storia tutta da raccontare. Siamo stati a trovarlo in Valle d’Itria, nel cuore della Puglia dove la bellezza del paesaggio si fonde con la passione per il territorio.

ENOLOGO PER AMORE

Se hai la fortuna di fare il lavoro che ti piace, non lavorerai mai un giorno in vita tua. Questa la filosofia che sta dietro il progetto enologo per amore di Giovanni Aiello. Un ragazzo che in vigna ci è nato e cresciuto, ma è arrivato a produrre la sua etichetta dopo un percorso ricco di esperienze che lo hanno forgiato prima come individuo e poi come professionista del vino. “Sono nato in un famiglia che aveva un rapporto diretto con le vigne dato che produciamo uva da tavola, ma il mio pensiero è stato sin da subito rivolto all’uva più vera, per fare del vino. Tutto inizia in vigna, la parte più importante, poi viene la produzione del vino e inizia la parte bella e interessante dove metodo e tecnica si mettono a fattore comune”. Dopo gli studi in agraria a Locorotondo, Giovanni Aiello ha preso la via del nord. Conegliano e Udine, per studiare alla facoltà di enologia, un’esperienza molto formativa dal punto di vista didattico, cittadine che porta ancora nel cuore dove ha terminato la laurea specialistica e ha incontrato persone importanti per il futuro. Durante e dopo gli studi gira l’Italia e il mondo con esperienze significative, tra California e Australia, ma alla fine decide di ritornare a casa nella sua Puglia. “E’ stato un periodo ricco di conoscenze e di incontri, consiglio a tutti di andare in giro a scoprire il mondo e tornare magari nella propria terra con un bagaglio di esperienze importanti”.

CANALE DI PIRRO

“Questa è una delle zone più belle della Puglia, dove un tempo sorgevano cantine storiche importanti, purtroppo una volta venute meno queste realtà c’è stato l’abbandono delle vigne. Il mio obiettivo è quello di recuperare queste vigne e non disperdere il valore del lavoro di agricoltori che vanno ancora a lavorare oggi con l’energia di ragazzi”. Mentre pronuncia queste parole saluta Tonuccio, viticoltore vicino agli 88 anni, lui che è nato in queste terre che cura ancora insieme alla moglie Antonietta. Ci troviamo nel Canale di Pirro, la leggenda narra che il Re Pirro passò da queste parti con gli elefanti, anche se il toponimo del nome sembra derivare dal termine “pire”, cisterne in pietra tipiche del luogo utilizzate per la raccolta e conservazione dell’acqua piovana. Un crocevia, qui si incontrano sei comuni, Locorotondo, Fasano, Alberobello, Monopoli, Putignano, Castellana Grotte e due provincie, quella di Bari e Brindisi. Giovanni ci mostra alcune masserie che sono state appena comprate da un americano, con orgoglio ma al tempo stesso con un po’ di rammarico. “Sono contento che stiano ad arrivando a investire degli stranieri perché questa zona può decollare turisticamente, mi spiace solo non aver investito di più nell’acquisto di terreni in vigna perché i prezzi sono destinati a salire, anche se le quote rispetto ad altre zone dell’Italia del vino sono ancora basse”. Vigne vecchie, centenarie, come quelle lavorate da Tonuccio e dalla moglie, vitigni Verdeca e altri autoctoni della zona, che saranno utilizzati per dare luce più avanti a un’etichetta speciale dedicata a loro. “Vuole essere il mio tributo per queste persone che hanno sempre lavorato queste terre, vederli in vigna è uno spettacolo, una volta mi sono messo vicino a loro e ho capito il vero amore per la terra, con una cura e un’attenzione maniacale. Sarà un vino speciale, un’edizione limitata di una riserva provenienti da piante che hanno densità di impianto e rese bassissime”. Mentre parliamo passano dei ciclisti, Giovanni ci spiega che per lui fare vino è come per un deejay fare musica, un sottile equilibrio tra varie melodie e tanta energia, che si ritrova nel bicchiere.

VINO FATTO A MANO

“Quando ho pensato a queste bottiglie mi sono ispirato agli aborigeni dell’Australia che disegnano a mano puntino su puntino. Sono bottiglie che prima ti devono colpire visivamente e poi devi guardare dietro quello che ci sta scritto dietro. L’etichetta rimane fatta a mano, dopo una serie di esperimenti ho brevettato un metodo di impronta per realizzare una serie di puntini che sintetizzano il valore della manualità e dell’artigianalità, pezzi unici”. E in effetti questa bottiglia una volta vista non te la dimentichi, se ci mettiamo anche il nome Chakra diciamo che il miracolo è fatto ancor prima di assaggiare il vino. Grazie alla sua attività precedente come commerciale nel mondo vino in Italia per un’importante realtà vinicole del sud, le sue bottiglie sono subito entrate in carta dei migliori ristoranti pugliesi stellati della zona. “Devo ringraziare persone come lo chef Angelo Sabatelli o Antonello Magistà patron del Pasha che mi hanno dato fiducia, io sto cercando di presentare il mio vino alle persone in grado di capirlo. Una volta sono stati qui dei giapponesi in visita e volevano comprarmi cinquemila bottiglia, gli ho detto di no perché non avrei potuto raccontare il vino ad altri. Mi ispiro a un personaggio come Angelo Gaja, il quale dice che è importante fare, saper fare, saper far fare, e far sapere, per questo sono nate queste bottiglie”.

DEGUSTAZIONE LINEA CHAKRA

Cala il sole, l’ora del tramonto. E’ il momento più atteso, quello delle degustazione. Ci spostiamo in una zona dalla vista unica, ospiti di Trulli Panoramici. Ci aspetta un assaggio della linea Chakra: Blu, Verde, Rosato e Rosso. Iniziamo con il Chakra Blu. Un vino bianco rifermentato in bottiglia, con metodo ancestrale. “Un omaggio a Conegliano”– dichiara senza esitazione Giovanni, per questo vino che definirei da piscina prendendo in prestito un termine in voga in questo periodo per descrivere la bevibilità a secchiate. Blend di vitigni, Verdeca, Maruggio (ne sentiremo parlate molto ci assicura il nostro enologo per amore) e Marchione. Passiamo al Chakra Verde, proveniente dalle vigne del Canale di Pirro che abbiamo appena visitato. Verdeca 100%, proveniente da terreni calcareo-argillosi. Al naso non ci emoziona, in bocca una buona salivazione derivante dall’acidità. Giovanni ci vuole far provare in anteprima la stessa tipologia di vino proveniente però dalle vigne vecchie di cento anni. Ha una marcia in più, un naso molto più ampio e complesso con note ammandorlate, mentre in bocca è molto più lungo, sembra scavare in fondo al Canale di Pirro dove sono state ritrovate delle grotte e fiumi sotterranei. Sarà l’omaggio a Tonuccio e alla moglie, con le uve che verranno valorizzate di più, un concetto tanto lineare ma che da queste parti non aveva mai fatto nessuno, pagare di più la qualità di uve migliori. Il Chakra Rosato proviene da Primitivo in purezza, al naso si apre con sentori di piccoli frutti rossi ma poi escono anche settori di macchia mediterranea, bocca croccante e fresca. Arriviamo infine al Chakra Rosso, secondo Giovanni il suo vino più rappresentativo. Primitivo di Gioia del Colle, un naso elegante e fine, in bocca un taglio secco tipico della denominazione. La tecnica usata per la vinificazione, definita “vendanges entières”, è quella che per secoli nelle più prestigiose domaines della Côte d’Or in Borgogna. Un vino che strizza l’occhio ai vini naturali, anche se queste classificazioni non piacciono al nostro enologo per amore.

INFO: www.giovanniaiello.it

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