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Brexit del vino: la parola al presidente UK Sommelier Association

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di Marco Bormolini.

Passionate about wine? Brexit? Andrea Rinaldi è l’uomo giusto per rispondere a queste domande. Un toscano a Londra. Sono lontani i tempi degli anni ’90, quando al suo arrivo nella City londinese poco più che trentenne dopo esperienze nella sua Montecatini, di prodotti italiani non c’era  neanche l’ombra. Con il Presidente della UK Sommelier Association parliamo di Brexit, delle conseguenze sul comparto del vino italiano nel Regno Unito, oltre che di sommelierie.

Andrea Rinaldi con il sommelier del ristorante Novikov
Andrea Rinaldi con il sommelier del ristorante Novikov

Com’è cambiato il made in Italy dal suo arrivo a Londra nel ’94 a oggi?

La situazione è mutata notevolmente. Vent’anni fa si faceva fatica a trovare la pasta, il cibo italiano era collegato solo alla pizza, una cucina peraltro non sempre di qualità. L’ascesa della cucina ha trainato anche il vino italiano, uno dei più apprezzati oggi a Londra.

 

Quando c’è stata la svolta per i prodotti del nostro paese?

Il ruolo della cucina è stato un ambasciatore fondamentale, forse la vera svolta è stata con la prima stella Michelin aggiudicata da Giorgio Locatelli con Zafferano, oggi patron di Locanda Locatelli da anni emblema della cucina italiana di qualità a Londra. In quegli anni, intorno al ’99, c’è stato un vero e proprio boom dei prodotti italiani.

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Il vino italiano che ruolo ha giocato?

Direi fondamentale, con incrementi anno su anno del 6%, arrivando a numeri notevoli sotto il profilo quantitativo, ma con un occhio anche alla qualità. In alcuni periodi c’è stata una piccola flessione, ma abbiamo assistito a una serie di episodi importanti, con dei veri e propri boom.

 

Prosecco ormai è un termine entrato a far parte in maniera stabile nel vocabolario vitivinocolo degli inglesi, ci spiega questo fenomeno?

Devo dire che i produttori di Prosecco sono stati bravissimi a trovare un giusto posizionamento nel mercato inglese. Qui riguardo alle bollicine di fatto è la vera alternativa allo Champagne, mettendo la sfida sul rapporto qualità prezzo sono molto competitivi. Devo ammettere che ci sono prodotti di fascia medio alta da ristorazione, un prodotto sicuramente interessante a parte qualche vino da battaglia presente nella GDO.

 

Altri fenomeni e mode del vino italiano a Londra?

In questo periodo sta tirando tantissimo il Gavi, il Pinot Grigio ha fatto molto bene sotto il profilo commerciale con una politica di prezzo aggressiva che ha pagato in termini di presenze, poi ci sono stati i momenti forti per i rossi piemontesi e toscani, da Barolo a Brunello, da sempre alleati della grande cucina italiana.

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Quanto rischia l’export del vino italiano con la Brexit?

Rischia molto, non sarà facile mantenere la crescita che c’è stata negli ultimi anni. Sono tutti fermi alla finestra, vedendo l’andamento della sterlina che dovrebbe essersi stabilizzata, ma c’è poca voglia da parte di tutti, ristoratori e distributori di investire. In questo momento ci sono pochi acquisti, molti operatori vogliono capire che cosa succederà, è tutto bloccato. C’è il timore che possano esserci dazi e tasse sul vino estero con ricaduta con rialzo dei prezzi in bottiglia.

 

Conseguenze Brexit sull’attività della UK Sommelier?

Questa decisione del “leave” così inaspettata, rischia di tagliarci le gambe. Se dovessero bloccare gli arrivi di cittadini dall’Europa verrebbe meno il bacino dei nostri corsi da sommelier. Oggi più della metà dei nostri corsisti provengono da Italia, Francia, Spagna ma anche dall’est Europa. Se davvero bloccano le frontiere potremmo avere dei seri problemi con l’attività.

 

Il profilo dei partecipanti ai corsi della UK Sommelier?

Di norma si tratta di personale già operativo all’interno del mondo della ristorazione, con il diploma di sommelier aumenta la loro professionalità, con possibilità di crescita in un mercato molto dinamico come quello londinese. Mediamente formiamo circa un centinaio di sommelier all’anno.

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C’è molta richiesta di sommelier italiani?

Non riusciamo a soddisfare tutte le offerte che arrivano, non solo c’è molta richiesta, ma i sommelier italiani sono molto apprezzati dai datori di lavoro, mi chiamano personalmente per farmi i complimenti del lavoro svolto dai nostri connazionali.

 

Il segreto del successo per un buon sommelier?

Solide base tecniche, passione e capacità di relazione, ascolto delle esigenze del cliente. Rispetto agli stranieri i sommelier italiani hanno una marcia in più nella capacità pratica di gestione del cliente e nel capire i suoi gusti e le sue preferenze. Gli stranieri magari sanno tutto dei protocolli e dei disciplinari, con dei riferimenti tecnici su tutte le fasi di vinificazione, ma gli italiani sanno raccontare meglio il vino.

 

Differenze rispetto alla professione in Italia?

La differenza più importante è che qui a Londra c’è la possibilità di degustare e bere vini da qualsiasi parte del mondo, non essendo il Regno Unito propriamente un produttore di vino. Altra differenza sono le possibilità che si aprono: qui se un ragazzo vale, c’è possibilità di fare carriera arrivando a gestire ordini e carte dei vini importanti. E c’è molto spazio anche per le donne, sempre più apprezzate nel nostro settore. Tutto con grandissima professionalità, anche perché qui il lavoro viene rispettato molto quindi vengono pagate qualsiasi ora aggiuntiva di straordinario ed è tutto pianificato nei dettagli.

 

Lo scoglio più importante da superare per un sommelier che si affaccia su un mercato diverso come quello londinese?

Forse la lingua rappresenta ancora un blocco, ma dopo qualche mese anche questo si supera. Certo la città è molto competitiva, i prezzi dei mezzi di trasporto sono cari e spesso i lavoratori della ristorazione sono costretti a lavorare nelle ore notturne dovendo raggiungere nella notte le proprie sistemazioni che spesso si trovano fuori città. Gli stipendi sono più alti rispetto all’Italia, anche se il costo della vita è maggiore.

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Il supporto della casa madre Ais sull’attività svolta a Londra?

La UK Sommelier  Association  a tutti gli effetti è una costola dell’Associazione Italiana Sommelier, il sostegno del Presidente Nazionale Antonello Maietta e di tutto lo staff è costante. Il prossimo 18 settembre il Presidente Maietta sarà  a Londra per l’annuale Walkaround Tasting al Le Meridién Piccadilly, dove verranno premiati i neo sommelier.

 

Rispetto alla didattica ci sono delle differenze con il programma di Ais Italia?

Vista la presenza di cucine da tutto il mondo, sulla parte di abbinamento cibo vino del 3° livello c’è qualche differenza che è stata approvata dall’Ais. Da noi diamo maggior spazio alle cucine etniche, dove conta nella pratica per i nostri sommelier abbinare il vino giusto. E anche sulla scelta dei vini diamo più spazio nella degustazione a vini del nuovo mondo che probabilmente i nostri corsisti si trovano a dover servire quotidianamente.

 

Consiglierebbe a un sommelier italiano di venire a Londra?

Viste le incertezze consiglierei di farlo subito, altrimenti con la Brexit potrebbe rischiare avere qualche difficoltà con i documenti necessari. E una volta qui non rischierebbe certo di annoiarsi, tanto duro lavoro ma anche la possibilità di fare delle esperienze formative significative.

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UK SOMMELIER ASSOCIATION

Dal 2005 la UK Sommelier Association con sede a Londra, organizza corsi di sommelier professionista costruiti sulle base e i principi della Associazione Italiana Sommelier (AIS), attiva nella formazione nel mondo del vino dal 1965.

 

ANDREA RINALDI

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Andrea Rinaldi – President & Club AIS UK Chairman

Nato a Montecatini Terme nel 1964, Andrea Rinaldi è stato eletto Presidente dell’UK Sommelier Association nel marzo 2007 e Presidente AIS/UK (adesso Club AIS Londra) nel gennaio 2007. Ha ricevuto la Laurea in Hotel & Catering Institutional Managment dal Westminster College nel luglio 2000, Il Certificato di Sommelier Professionista AIS nel gennaio 1994 e il Certificato di Barman AIBES nell’aprile 1990. Nel corso degli ultimi 30 anni Andrea Rinaldi ha lavorato in alcuni dei migliori Hotel e Ristoranti di Londra, oltre a lavorare come agente di vendita e brand ambassador per note aziende di vino italiano. Recentemente Andrea Rinaldi è stato insignito della “Stella al Merito del Lavoro” con titolo di “Maestro del Lavoro” rilasciato dal Ministero Degli Esteri e della Cooperazione Internazionale con Decreto del Presidente della Repubblica.

 

INFO http://www.uksommelierassociation.com/

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