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In questo periodo (legato anche ai fatti di cronaca e alla presa di posizione di Roberto Saviano) si è tornati anche in Italia a parlare di legalizzazione delle droghe leggere.

Una delle argomentazioni più utilizzate dal partito dei favorevoli è la creazione dell’indotto economico che deriverebbe da questo nuovo business, che una volta tolto dalle mani della malavita potrebbe essere giustamente tassato con benefici per il welfare di stato.

Ma ancora non è stata fatta forse un’analisi abbastanza approfondita degli effetti sui consumi che questa nuova abitudine potrebbe indurre. Infatti, visto lo scopo ricreativo dell’uso della marijuana, potrebbe sostituire altri prodotti e altre abitudini.

 

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Per analizzare le conseguenze che potrebbe avere ad esempio sul consumo di alcolici (nello specifico della birra, paragonabile proprio nel uso ricreativo), possiamo prendere come esempio quello che sta succedendo negli USA, dove molti degli stati stanno rendendo legale l’uso della cannabis. Qui ci sono state diverse prese di posizione, alcune apertamente contrarie.

Il crescente mondo delle birre artigianali si è schierato contro questo nuovo tipo di consumo, capitanati dalla Boston Beer Company, il più grande produttore di birra artigianale negli Stati Uniti (tra i cui marchi c’è Samuel Adams) che ha recentemente dichiarato che “è possibile che l’uso legale di marijuana possa avere un impatto negativo sulla domanda di prodotti dell’azienda”, e il motivo è presto spiegato!

 

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Sono infatti i più giovani (ad esempio gli hipster) che tendono a bere birre artigianali, e sono anche più propensi a farsi una canna.

Non paiono infatti preoccupati i grandi produttori come Anheuser-Busch InBev, perché il loro consumatore tipo è più adulto, e più difficilmente tenderà a uno switch di consumi. Il Beer Institute, che rappresenta i grandi produttori di birra, ha comunque dichiarato che per il momento mancano i dati effettivi per determinare se la marijuana possa o meno avere un impatto negativo sull’industria dell’alcol.

 

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L’unico punto di riferimento è dato dal Colorado, primo Stato a legalizzare nel 2012 l’uso ricreativo della marijuana. Là la vendita di cannabis non sembra aver inciso negativamente sulla vendita di alcol. Il gettito fiscale derivante dalla vendita di birra, vino e liquori è anzi aumentato. E c’è chi sta già approfittando del nuovo mercato per lanciare prodotti innovativi! Arriva dall’azienda vinicola Verdad Wines la prima proposta di vino in cui è stata lasciata in infusione la Marijuana. Venduto per ora soltanto in California ( e solo per i residenti con ricetta medica), si può acquistare a 140 dollari a bottiglia.

 

 

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