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Il Dirty è già diventato un vero e proprio cult nel mondo della notte meneghina. Un locale fighissimo, fuori dagli schemi il cocktail bar guidato da Mario Farulla insieme a Carola Abrate, Gianluca Tuzzi e Paolo Coppola. Qualche settimana fa ha lanciato la sua prima drink list, con una proposta originale raccontata da un inedito progetto fotografico artistico dal titolo “normalize”.

 

Scatti fotografici che mettono sotto i riflettori il concetto di bellezza, intesa nell’imperfezione che rappresenta quello che ci rende unici e speciali. Ognuno con la propria storia, con il proprio aspetto esteriore, con i propri pregi e con i propri difetti. Dirty si trasforma così in un pop-up dell’arte dove ogni ospite è invitato a interagire con il concept: dai drink alle opere d’arte, dal food al design. Otto nuovi cocktail sono uniti da un fil rouge per ribadire come il brutto può essere buono e come l’attenzione al dettaglio può svelare un mondo ignoto.

Con la drink list Normalize vogliamo dare uno schiaffo alle apparenze. Essere o dover essere? Preferiamo sempre l’essere, anche a costo di proporre immagini forti e disturbanti, ma che rappresentano la bellezza del corpo umano e la sua perfetta imperfezione”. Intanto Dirty viaggia spedito come ultimo baluardo di qualità per i nottambuli, un locale dove poter andare a bere un drink magari quando qualcuno ha finito il suo turno di lavoro nel settore ho.re.ca, oppure per tutti quelli che sono ancora in giro a fare festa. Grazie alla sua posizione strategica in Viale Regina Giovanna 14, vicino alla cosiddetta movida milanese ma fuori dal caos. Il cocktail bar di riferimento della cocktail night milanese, apre alle 19.00 e chiude alle 4.00., ideale per bere un drink ben eseguito dopo una giornata di lavoro, o per proseguire il dopo cena in un ambiente in cui le “etichette” vengono parcheggiate fuori la porta d’ingresso.

Un locale dall’ambientazione undergroung, sede di un’ex officina meccanica, arredo minimal abbinato a un’ispirazione del graffitismo underground di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat degli anni ’80-’90, con luci infuocate e musica pop. Dietro il bancone una drink list di 19 cocktails fra proposte della casa e grandi classici, tre birre rigorosamente servite ghiacciate, 6 opzioni di vino (al calice o bottiglia) e 9 snack insoliti, rubati letteralmente dalla dispensa, fra cui la “mitica” scatoletta di Simmenthal, la banana, la Coppa Malù o l’evergreen mortadella a cubetti.

Niente bottigliera in vista dove riconoscere le proprie etichette del cuore, Dirty vuole essere completamente contro corrente rispetto al trend meneghino, con una filosofia no brand ma solo prodotti col loro marchio. “Non ci interessa utilizzare etichette o bottiglie blasonate come specchi per le allodole” dichiara Mario Farulla- questo non significa che non le abbiamo, più semplicemente non le mettiamo in vista. Le usiamo solo quando, e se, ce le chiedono. Così come non usiamo i jigger -misurini da cocktail- ma versiamo tutto ad occhio, perché per fare bene da bere non hai bisogno di un’orgia di bar tools”. Un locale di cui si sentirà molto parlare, magari anche in ottica internazionale nella classifica 50 Word’s Best Bar, vista la grande esperienza di Mario Farulla non nuovo ad exploit ad effetto.

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