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L’invenzione del tappo a corona segna una tappa fondamentale nella storia della produzione della birra, consentendo il trasporto e quindi la diffusione sulla larga scala della bevanda in bottiglia.

 

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Stappare una bottiglia di birra, un gesto compiuto mille volte in modo automatico senza pensare, come capita per la gran parte delle nostre azioni quotidiane, a tutta la storia che c’è dietro. Una storia che si lega a quella della birra e all’evoluzione della tecnologia utilizzata per produrla e confezionarla. Fino all’invenzione del tappo a corona, avvenuta  alla fine dell’800, tutti i liquidi alimentari, compresi gli alcolici, erano venduti al dettaglio in boccette e bottiglie dal tappo di sughero. Il tappo a corona ha giocato un ruolo non secondario nello sviluppo della produzione e conservazione della birra in bottiglia e più in generale delle bevande frizzanti. Prima della sua invenzione, queste bevande avevano una vita commerciale limitata, ben lontana dai grandi numeri  dell’era industriale.

 

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Trasportarle, infatti, causava spesso incidenti anche pericolosi come la fuoriuscita del liquido e l’evaporazione dell’anidride carbonica. Fino a che William Painter non trovò un sistema migliore per sigillare le bottiglie. Il tappo a corona fu brevettato il 2 febbraio del 1892 a Baltimora e utilizzato esclusivamente dalla Crown Cork and Seal Company fino al 1911. Era un oggetto semplice ed economico da produrre, fatto di metallo, con un’estremità corrugata a forma di corona rovesciata da cui appunto il nome di “tappo a corona”. A prova di fuoriuscite, era rivestito al suo interno da un sottile disco di sughero a sua volta ricoperto da una pellicola speciale che sigillava il contenuto della bottiglia, evitando che venisse in contatto diretto con il metallo. Negli anni Venti la società già vantava parecchie filiali in tutto il mondo, ma per sopravvivere al proibizionismo dovette spostare la sua attenzione dalle birre alle bibite gasate e negli anni ’30 anche al sistema di chiusura delle lattine.

 

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Nella seconda metà degli anni ’60, sempre negli Stati Uniti, vennero creati i “tappi corona a vite”, in grado di evitare l’uso degli apribottiglie e di poter richiudere e preservare la bevanda avanzata, grazie all’apposita filettatura sul collo della bottiglia. Sempre negli anni 60  avvenne la sostituzione del disco di sughero all’interno del tappo con la plastica. Negli anni il tappo a corona è diventato anche elemento caratteristico di riconoscibilità per i diversi brand e sono così numerosi i collezionisti di questo gadget che alcuni tappi hanno raggiunto livelli di rarità e valutazioni economiche di rilievo.

 

Tratto da www.birrainforma.it/tappo-corona-uninvenzione-semplice-geniale

 

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