Giacomo Iacobellis
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Sempre più in alto: la grande ascesa di Alex Siliberto e le sue towers, tra mixology e architettura 

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© Riproduzione riservata

Big della mixology italiana e pluricampione di A.B.I. Professional (Associazione barmen italiani). Alex Siliberto è un professionista che esce dal branco, non segue nessuno e va dritto per la sua strada, proprio come un treno ad alta velocità.

In sala comandi, d’altronde, a guidarlo ci pensano i suoi cocktail eleganti e il suo intrigante progetto “The Towers”, un programma didattico ancora in cantiere sui grattacieli più importanti del mondo diviso tra Milano e New York, tra mixology e architettura (si va dall’Empire State Building allo Shanghai World Financial Center, fino al Taipei 101 di Taiwan). Mente rivoluzionaria – il suo cocktail esclusivo studiato per Bosco Verticale e dedicato all’architetto Stefano Boeri è ancora sulla bocca di tutti – e senza alcuna paura di osare, la sua foto su Vogue Italia l’anno scorso ha fatto in poco tempo il giro del mondo. Alex Siliberto è questo e molto altro ancora. Lui però, timido e riservato, non se ne cura e guarda avanti. A testa in su e verso un piano sempre più alto. “Meglio fare le cose in silenzio senza dover dimostrare niente a nessuno”, ci confida poco prima di iniziare con la nostra raffica di domande. Questo il suo segreto per non fermarsi mai, ponendosi ogni giorno nuovi traguardi da raggiungere.

 

Alex, quand’è nata dentro di te l’aspirazione di diventare un barman?
“La mia passione è nata esattamente vent’anni fa, quando la mia famiglia mi regalò un libro molto speciale sui cocktail. Ricordo che di notte mi mettevo a leggerlo con attenzione, cercando di immaginarmi dietro al bancone di un lussuosissimo albergo mentre preparavo un Manhattan a mio padre. Una fantasia bellissima, semplice frutto della mia immaginazione, anche perché mio padre purtroppo è volato in cielo quando avevo appena tre anni. Immaginare e sognare, però, è importante e produttivo. Anche Einstein, d’altronde, ha scoperto la relatività grazie ai sogni”.

Attraverso un lungo viaggio, effettivamente i tuoi sogni sono diventati realtà.
“Dietro a questo viaggio c’è tanta passione, ma soprattutto tanta formazione, ottenuta con tutte le mie forze e i miei sacrifici. E anche un po’ di nostalgia. Tuttora, quando sono dietro a un bellissimo bancone del bar, immagino infatti di preparare quel fantastico Manhattan a mio padre”.

 

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Quando e perché hai scelto di entrare in A.B.I.? Cosa significa per te far parte di quest’associazione?
“Ho scelto di entrare in A.B.I. perché ho sempre creduto nel suo progetto, fin dalla sua creazione. L’A.B.I. non è un’associazione, l’A.B.I. è l’Associazione formata da professionisti del mondo del bar, persone valide che amano questo mestiere. Condividere la mia vita e la mia passione con maestri del settore è molto gratificante. Ogni giorno, attraverso il confronto con gli altri, posso imparare qualcosa di nuovo e questo per me è solo un grande onore”.

In carriera hai ottenuto riconoscimenti ambiti e prestigiosi: Campione Nazionale A.B.I. nel 2016, ma lo stesso giorno anche il Premio Arazzo e, appena qualche mese dopo, il Premio come Barman dell’anno. Come si vincono competizioni del genere?
“Dietro a un concorso c’è una lunga preparazione, almeno secondo il mio punto di vista. Prima di tutto bisogna essere sicuri di partecipare, bisogna crederci fino in fondo e avere le mani sudate al solo pensiero. A quel punto si studia nel dettaglio il cocktail da realizzare, si valutano e si scelgono gli ingredienti, si prova il drink tante volte fino a raggiungere la perfezione. Come un vestito fatto su misura, il cocktail deve risultare infatti impeccabile: è il tuo abito di scena. Una volta poi che si è sicuri e preparati, si va in gara solo per ritirare il premio!”.

 

 

Idee rivoluzionarie e un’autentica fissazione per i grattacieli: qual è il cocktail che più ti rappresenta? E quello invece su cui stai puntando forte ultimamente?
“Tutto trabocca dai miei lobi frontali, pensieri futuristici mi fanno apprendere che le torri e i grattacieli ormai sono parte integrante della mia vita. Mi tengono sveglio di notte, ma poi mi fanno anche addormentare serenamente nel mio fantastico mondo di idee e progresso. Il Martini Cocktail, proprio in questo senso, mi rappresenta molto perché viaggia in parallelo con la mia personalità: forte, deciso e con carattere. Ultimamente, invece, sto puntando a realizzare una mia collana di drink personalizzata, che nasce dagli inizi della mia carriera con ingredienti poveri e semplici fino ad arrivare all’attualità con una forte evoluzione sulla mixology”.

 

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Il matrimonio Trussardi, quello Luxardo e “clienti” del calibro di George Clooney e David Beckham. Che ricordo hai di queste esperienze? Quanto sono state importanti per la tua formazione?
“Ho a cuore la famiglia Trussardi perché mi ha dato la possibilità di lavorare per la sua prestigiosa struttura di Milano, dove ho sviluppato la mia prima cocktail list. Mi hanno sempre trattato con rispetto e stima e, nonostante la mia esperienza lavorativa fosse già conclusa, qualche anno dopo mi ricontattarono per presentare i miei cocktail in un party esclusivo per un matrimonio di famiglia in Villa a Bergamo, accanto al grande chef Andrea Berton. Il matrimonio Luxardo è stato un’altra bella avventura, ricordo lo scenario da incanto e il cocktail bar in mezzo al verde… Un altro bel bagaglio di esperienza per la mia carriera. Ho avuto poi il piacere di servire George Clooney e David Beckham in una serata speciale di Giorgio Armani a Milano… Mi colpì molto il rispetto che mi riservarono. In quel momento ho imparato che servire un Martini al fruttivendolo sotto casa o a un personaggio così blasonato è la stessa identica cosa: entrambi ti riserveranno il medesimo trattamento. Del resto siamo tutti essere umani”.

Come descriveresti il tuo modo di approcciarti a questa professione?
“Cerco prima di tutto di essere elegante nel modo di lavorare e di propormi al cliente, sempre rispettoso verso i colleghi e gli ospiti. Ma anche meticoloso, bisogna esserlo fino in fondo. Non dimentichiamoci poi che l’ingrediente più importante dei nostri cocktail è l’umiltà. È fondamentale sbagliare, riconoscere i nostri errori e imparare a non ripeterli più in futuro”.

Hai fatto tanta strada finora, togliendoti grandi soddisfazioni. Ma per Alex Siliberto ci sarà pure un grande traguardo ancora da raggiungere…
“C’è sempre tanto da imparare nella vita. Ho molti obiettivi e ci vorrebbe un giorno per raccontarli tutti. Uno in particolare, però, è presentare i miei cocktail e il mio intenso programma didattico sulle towers più belle del pianeta per lo studio di ingegneria e architettura Skidmore, Owings and Merrill, tra i più importanti al mondo. Sì, questo sarebbe un obiettivo davvero importante da raggiungere”.

 

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