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La birra è un prodotto che ha uno stretto legame con la natura, la tradizione, le materie prime. Un aspetto che riveste un’importanza crescente negli ultimi tempi, nei quali l’attenzione per la filiera produttiva, i prodotti del territorio e le coltivazioni biologiche aumenta esponenzialmente di anno in anno.

Il legame tra la birra e i campi dove vengono coltivate le sue materie prime viene sempre più valorizzato dai birrifici: c’è chi lo fa per “moda” e chi in maniera virtuosa riesce a trasmettere la vera essenza del concetto di “naturalità” attraverso la bevanda prodotta.

Partiamo dal concetto di agricoltura biologica: gli obiettivi sono quelli di salvaguardare la naturale fertilità dei terreni, promuovendo le risorse locali e la biodiversità, ridurre o eliminare del tutto fonti di inquinamento e produrre elementi di elevata qualità, seppure in quantità minori. Nella pratica questi obiettivi vengono perseguiti soprattutto evitando i prodotti chimici, sia per la fertilizzazione del terreno che per la lotta ai parassiti.

Ovviamente un’agricoltura con questa impostazione ha una resa per ettaro decisamente inferiore e necessita di maggiori attenzioni, sia in termini di tempo che di risorse.

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Non basta però acquistare queste materie prime per ottenere una birra biologica. Anche la trasformazione degli ingredienti “bio” deve seguire un rigido disciplinare, garantendo che la materia prima non venga “compromessa” con additivi chimici o tramite il contatto con prodotti non biologici.

Una tematica particolarmente sentita, oggi, anche dai grandi nomi della birra speciale: perfino i monaci trappisti, nello specifico quelli dell’abbazia olandese di Koningshoeven, hanno deciso di produrre una birra bio. Si tratta di La Trappe Puur, presentata nel 2010 e primo esemplare della lunga storia delle birre trappiste a potersi fregiare del simbolo europeo di organic product, il cosiddetto “euro-leaf”.

Anche nella straordinaria gamma di Schneider Weisse è possibile imbattersi in un prodotto con certificazione bio, rilasciata dall’ente tedesco Naturland: si tratta della Meine Festweisse, o semplicemente “TAP 4”, la Weissbock che il birrificio portava all’Oktoberfest fino agli anni Quaranta.

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L’agricoltura biologica non è di per sé garanzia assoluta di qualità, ma può valorizzare le peculiarità di un territorio e delle sue materie prime; tocca al mastro birraio, poi, comprendere le potenzialità di questi ingredienti e trasformarli in birre dal sapore unico, distintivo.

www.interbrau.it/birra-per-passione

 

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