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L’Associazione Trappista Internazionale è stata fondata solo nel 1997, ma l’affascinante storia della birra trappista è molto più lunga, oltre che ricca di aneddoti che la rendono ancora più interessante. Un mondo che nonostante le apparenze è in continua evoluzione e che è pronto a svelarsi presso lo stand di Interbrau a Terra Madre Salone del Gusto.

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Quando si utilizza l’aggettivo “trappista” è scontato, almeno per gli appassionati di birra, pensare immediatamente alle classiche “sei sorelle” belghe le quali, assieme all’olandese La Trappe, furono le prime a riunirsi nell’Associazione Trappista Internazionale, che dal 1997 tutela l’utilizzo del marchio di Autentico Prodotto Trappista.

Tuttavia, esistono altri monasteri nel mondo – una ventina in totale – che rispettano l’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza. Alcuni non dotati di un birrificio all’interno delle proprie mura si dedicano alla produzione di formaggi, vini o liquori, pane, biscotti, miele e altre specialità trappiste vendute con il solo fine dell’autosostentamento.

Tornando alle birre, esistono delle differenze sostanziali tra quelle genericamente chiamate “d’abbazia” e quelle trappiste: non basta infatti essere un monastero benedettino cistercense della stretta osservanza e cominciare a produrre affinché la propria birra ottenga automaticamente il logo di “Autentico Prodotto Trappista”. A tal riguardo l’associazione internazionale ha posto tre regole basilari al fine di garantire e tutelare il corretto utilizzo del marchio esagonale, che ha una validità di durata di cinque anni.

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I criteri da rispettare sono i seguenti:

1) La birra deve essere prodotta all’interno delle mura di un’abbazia trappista, da parte di monaci trappisti o sotto il loro diretto controllo.

2) La birreria dev’essere subordinata al monastero e dimostrare una cultura imprenditoriale aderente al progetto monastico.

3) La birreria non ha come obiettivo il profitto; i guadagni devono servire al sostentamento dei monaci ed alla manutenzione degli edifici. Quello che rimane è destinato a finalità sociali e caritatevoli ed a persone in difficoltà.

Un mondo legato a tradizioni e valori antichi, ma che vive al tempo stesso una rapida evoluzione: negli ultimi 3 anni abbiamo visto nuove abbazie entrare nel novero dei birrifici trappisti e magari ne vedremo altre ancora prossimamente.

Anche la comunicazione evolve nel tempo, nonostante rimanga sempre fedele e aderente ai valori monastici, grazie al controllo puntuale dell’associazione che è necessariamente attento e stringente, nel rispetto delle direttrici che hanno dato vita all’ordine trappista.

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Quest’ordine, fondato nella seconda metà del Seicento dall’abate francese Rancé di Notre-Dame de La Trappe, prevedeva delle regole ancora più strette per i monaci che ne facevano parte, e venne presto adottato da altri monasteri. Tra i primi, il belga di Notre-Dame d’Orval, fondato nel 1132 e produttore di ottima birra sin dal dodicesimo secolo.

Una storia ricca di suggestioni, quella delle birre trappiste, che vi invitiamo a scoprire dal 22 al 26 settembre all’edizione 2016 di Terra Madre Salone del Gusto: lo stand di Interbrau, dedicato proprio alle specialità trappiste, è situato in Parco del Valentino – area mercato – Veneto – posizione F207.

www.interbrau.it/birra-per-passione

 

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