Marco Emanuele Muraca
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Champagne J.Henri Quenardel scommette sull’Italia

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Sangue francese e cuore italiano. La storia di Alexandre Quenardel è quella di un ragazzo di ventinove anni di origine francese che vive nel nostro paese ormai da tempo. Un passato recente nella consulenza strategica, ma la voglia di fare qualche cosa in proprio gli ha fatto riscoprire le proprie origini. DNA champenoise, Quenardel è una famiglia di origine nobiliare ancora attiva nella produzione in Champagne.

Alexandre Quenardel
Alexandre Quenardel

Noblesse oblige, tradotto in un legame artigianale con la terra e con il vino di qualità. Attività pluri-centenaria, l’etichetta recita 1906, anno di nascita della Maison dal fondatore Henri Quenardel con una mission precisa. Attenzione in vigna, rispetto del terroir in maniera quasi maniacale, vinificazione tradizionale, principi rimasti inalterati come i nomi delle generazioni venute dopo. La seconda con Jean Quenardel, arrivando sino ai giorni nostri con la terza e quarta generazione alla guida dell’azienda. Henri Quenardel, zio di Alexandre, insieme al figlio Jean Charles, portano avanti la produzione a Ludes, villaggio di vignerons situato ai piedi della Montagna di Reims, un Premier Cru, vicini di vigna Moet&Chandon e altri gruppi blasonati. “Negli anni non sono mancate offerte a mio zio per rilevare i vigneti, ma lui ha sempre rifiutato, dicendo che se oggi un ettaro in Champagne vale circa 2 milioni di euro, tra qualche anno potrà valere ancora di più”. Lo zio invece non ha saputo dire di no al nipote quando Alexandre alla fine del 2015 gli ha proposto di occuparsi della struttura commerciale del marchio J.Henri Quenardel per l’Italia e l’estero. “Ho chiesto come veniva svolta la parte commerciale, mi è stato detto che non c’era mai stato bisogno di cose particolari, perché il prodotto si è sempre venduto da solo, senza l’ausilio di una struttura commerciale vera e propria, ma grazie alla qualità del prodotto e al passaparola”.

 

OBIETTIVO ITALIA

Un transalpino innamorato del nostro paese, entusiasmo e voglia di fare contagiosi, supportato da una lucidità con cui ci illustra una serie di progetti in cantiere di chi ha dimestichezza con idee e numeri. Una scommessa sull’Italia, dove non mancano le opportunità commerciali, se pensiamo all’obiettivo di 10 milioni di bottiglie vendute in Italia auspicato dal Comité du Champagne in occasione dei festeggiamenti dei 40 anni di presenza nello stivale. Perché l’Italia? “Perché qui ci vivo– spiega Alexandre- in Italia ci sono delle ottime prospettive di crescita per il comparto degli Champagne, soprattutto per marchi come J.Henri Quenardel, che può ancora fregiarsi dell’artigianalità, con le uve che vengono prodotte e vinificate da noi, con un controllo qualitativo di tutta la filiera. Non vedo ancora piena consapevolezza del mercato dello Champagne, a parte gli addetti del settore c’è troppa superficialità. Tolti i grandi marchi, anche nel canale horeca manca la conoscenza dei produttori. Ma gli italiani hanno molta attenzione per il cibo, per la ristorazione e per il buon bere. Quando mi capita di partire per qualche giorno con amici italiani la prima cosa a cui pensiamo è dove andare a cena oppure a fare un aperitivo, cosa che non succede in Francia per esempio. E una volta che in Italia assaggiano il nostro prodotto lo rivogliono subito, superato lo scoglio iniziale dove rimane ancora qualche diffidenza”.

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SPORT E CHAMPAGNE

Una strategia di penetrazione nel nostro mercato che prevede legami con il mondo dello sport, da sempre une delle vetrine migliori per le bollicine d’oltralpe. Uno Champagne che anche sui campi da gioco come in cucina si abbina alla grande con tutto, ma ci sono delle discipline dove si esalta e può dare il meglio di sé. “Motori, ippica e golf, sono questi i filoni sui quali ci stiamo concentrando. Stiamo definendo un accordo molto importante nel campo della sponsorizzazione racing auto da corsa. Faremo qualche cosa di innovativo che non ha mai fatto nessuno Champagne, portando l’immagine di J.Henri Quenardel in palcoscenici di livello internazionale per brindisi importanti. Nell’ippica abbiamo già legato il nostro marchio a delle competizioni di salto, mentre nel golf sono in definizione alcune partenrship con circuiti e circoli esclusivi dove il nostro Champagne viene già servito”. 18 ettari per una produzione che si attesta a circa 100.000 bottiglie, nel giro di qualche anno potrebbe raddoppiare grazie a una serie di operazioni per soddisfare una domanda in crescita. Dalla Francia, mercato di riferimento dove J.Henri Quernandel si attesta nella fascia medio alta in scaffale e nelle migliori tavole dei ristoranti stellati, e dagli altri paesi, Italia e Svizzera in testa, seguite da altre nazioni nel mirino come Inghilterra, Belgio e Germania. “Per aumentare la produzione prima di tutto porteremo a regime la nostra capacità produttiva con la vinificazione di tutte le uve. Altro progetto quello di raggruppare il resto famiglia allargata dei Quernandel, che oggi conta altre due cantine attive nella produzione di Champagne. Terzo passaggio acquisizione di terreni, grazie a un accordo con Labeliance, il primo fondo di investimento agricolo in Francia, per ottimizzare lo sviluppo del modello economico attraverso delle soluzioni concrete di finanziamento”.

 

 

PACKAGING E PRODOTTO

Progetti ambiziosi dove non si può prescindere dal prodotto, necessariamente di qualità eccelsa, abbinato a un pack in grado di farsi notare. “Oggi in Italia non siamo ancora molto conosciuti, ma puntiamo a entrare nei top ristoranti e nelle migliori enoteche. Quest’anno per la prima volta saremo a Verona nella sezione Vinitaly International, credo sia fondamentale una presenza nella fiera più importante del vino in Italia. Stiamo definendo un restyling grafico con Blazon, agenzia di Crossdesign molto attiva in Francia, per rivedere le linee delle nostre bottiglie. Vogliamo essere percepiti come un prodotto più giovane e più fresco, pulendo l’etichetta molto classica ma legata a uno stile che non ci rappresenta appieno, per dare un’idea di J.Henri Quenardel di un mix di artigianalità e qualità”. La gamma delle linee rimane invece inalterata. Sette etichette per sette meraviglie di Champagne. Si parte dal Blason Vert Brut, assemblaggio dei tre vitigni coltivati da J.Henri Quenardel come Pinot Nero, Pinot Meunier e Chardonnay, invecchiato per 36 mesi. Fratello maggiore il Brut Réserve, anche qui assemblaggio dei tre uvaggi, disponibile esclusivamente in grandi formati Magnum 1,5l, Jéroboam 3l e Mathusalem 6l. La finezza del Blanc de Blancs Brut, Chardonnay in purezza che sosta sui lieviti per 72 mesi, note fruttate e finissimi aromi floreali. Blason Rouge Rosé Brut per dare il giusto tocco per regalare emozioni, mentre il Blason Vert Demi-sec invecchia per 36 mesi, ideale con dessert. La Cuvée Prestige con la sua raffinatezza è l’ideale sia per le grandi occasioni che per un abbinamento a tutto pasto. Chiusura con il Brut Blason Or 2005, ormai da anni la maison J.Henri Quenardel mette un punto d’onore nel proporre cuvéè di champagne invecchiate provenienti da annate eccezionali, la 2005 quella giusta.

INFO www.champagne-jh-quenardel.com

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