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Divieto di bancone, il Comune di Milano nega: “L’unico vincolo è quello dei coperti”

 

Adesso chiarezza. La psicosi da Coronavirus (COVID-19) ha colto in fallo un po’ tutti, toni allarmisti e titoli esagitati contribuiscono al diffondersi di informazioni non veritiere e del generale panico. Che sia “poco più di un’influenza” come l’ha definita il Governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana, o una seria minaccia per la stabilità nazionale e non solo (e entrambe le possibilità hanno argomenti), non si può rimanere inerti e pagarne le conseguenze, soprattutto senza sforzarsi di avere un quadro chiaro della situazione. Nello specifico, forse servirebbe leggere qualcosina in più sull’ordinanza relativa alla chiusura delle attività commerciali.

Il COVID-19 si trasmette con contatto umano, attraverso le goccioline che fisiologicamente produciamo quando parliamo, respiriamo, tossiamo. Lo scopo degli interventi governativi delle ultime ore è quindi quello di evitare assembramenti di persone, di qualsiasi genere essi siano. Per quello che riguarda i bar, i pub e i locali notturni, che si sono visti oggetto di un’ordinanza che ne impone la chiusura dalle 18 alle 6, c’è da fare chiarezza, e anche con una certa urgenza. Le proteste sono state veementi, e le richieste d’aiuto decise, soprattutto alla luce di un trattamento diverso riservato alle attività ristorative, almeno all’apparenza. L’ordinanza del 23 febbraio è stata però chiarita nella giornata di oggi: bar e pub possono aprire e lavorare, in soldoni, a patto che si rispettino i vincoli di capienza e si effettui servizio di somministrazione al tavolo. In pratica, si vuole evitare la calca al bancone.

Questo il testo del chiarimento: “L’obiettivo dell’Ordinanza che regola le prescrizioni per il contenimento del Coronavirus nelle aree regionali classificate come “gialle” (ovvero valide su tutto il territorio regionale ad eccezione della zona cosiddetta rossa) è quello di limitare le situazioni di affollamento di più persone in un unico luogo. I bar e/o pub che prevedono la somministrazione assistita di alimenti e bevande non sono soggetti a restrizioni e pertanto possono rimanere aperti come previsto per i ristoranti, purché sia rispettato il vincolo del numero massimo di coperti previsto dall’esercizio.

“Nei ristoranti – chiarisce la Nota – può entrare un numero contingentato di persone. Lo stesso, dunque, vale anche per i bar dove ci sono posti a sedere contingentati e che effettuano servizio al tavolo e non al bancone”. Stante così la situazione, i bar di Milano, trovatisi nell’occhio del ciclone, potrebbero quanto meno riaprire i battenti, rispettando in ogni caso il senso civico e le regole generali, insomma tutto quanto si ritenga necessario per contribuire alla lotta all’epidemia. Si perderebbe il gusto insito dell’esperienza al bancone, linfa del bere da strada e non solo, questo sì: ma sarebbe almeno un punto di partenza per combattere il panico e la disinformazione, prima ancora che contenere il virus. Che proprio pochissimo non è.

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