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Lorenzo Dabove (alias Kuaska) – Direttore Culturale Unionbirrai – Degustatore Professionale di Birre – Life Member of CAMRA – Giudice internazionale alla Word Beer Cup – Scrittore e pubblicista in materia birraria – www.kuaska.it

Fonte: Da Annuario Birre Italia 2002 ©Beverfood Srl – Milano

SOMMARIO: Inizio anni ‘90: si delinea un terreno fertile – Metà anni ‘90: nascono i primi microbirrifici e ben presto si associano – I primi importanti riconoscimenti – Unionbirrai entra subito nell’EBCU – Le esaltanti esperienze del Great British Beer Festival di Londra – Il segreto: cultura e qualità – !!! Speziate !!! Affumicate !!! Biologiche !!!

Rif. Temporale 05/2002

Introduzione

Dopo gli importanti ma isolati esempi di Peppiniello Esposito a Sorrento e dei fratelli Oradini a Torbole sul lago di Garda, situabili intorno agli anni ’80, si può cominciare a parlare di un vero e proprio “movimento” della birra artigianale solo intorno alla metà degli anni ‘90. I primi microbirrifici, infatti, videro la luce dal 1996, principalmente nel nord come la Centrale della Birra di Cremona, il Birrificio Italiano di Lurago Marinone nel comasco il Birrificio Lambrate di Milano, Le Baladin a Piozzo alle porte delle Langhe, Beba di Villar Perosa (TO) e il Vecchio Birraio di Campo San Martino nel padovano. La classica, gradita, eccezione venne da Giovanni Turbacci che aprì la sua attività a Mentana, nei pressi di Roma.

Ben presto altri intraprendenti birrai seguirono le orme dei pionieri tanto che ora, a soli dieci anni di distanza, possiamo contare oltre 150 produttori sparsi su tutto il territorio, isole comprese.

Lasciamo da parte gli aridi numeri e occupiamoci dell’evoluzione della qualità delle birre artigianali attraverso questo breve ma significativo arco di tempo. Evoluzione che ha portato alla nascita di un vero e proprio “Made in Italy” il cui segreto sta nella diversità garantita dalla creatività e fantasia tipicamente italiane.

Le nuove birre, protagoniste dell’emergente “Made in Italy”

Partiamo dai birrifici storici per arrivare via via ai giovani e più recenti produttori, alcuni dei quali si dimostrano già molto ma molto promettenti.

Il geniale, è proprio il caso di dirlo, Teo Musso si è ormai meritatamente affermato a livello internazionale. Le sue gemme sono in bella mostra nei migliori ristoranti italiani di Manhattan e spesso lo si vede presentare le sue birre a Londra al fianco del maestro di noi tutti, il mitico beer-hunter Michael Jackson. Non a caso Teo definisce le sue birre “dal gusto in evoluzione” e questo percorso lo ha portato dalle prime birre, interpretazioni personali di stili ben definiti come d esempio la blanche Isaac o la saison Wayan fino alle ultime creazioni, basate sulla ricerca di tecniche originalissime come la demi-sec Elixir ai lieviti del whisky o la sorprendente e spiazzante Xyauyù nata da un sottile gioco di ossidazioni non lontane nel risultato da alcuni prestigiosi vini spagnoli ottenuti con l’applicazione del metodo Solera.

Agostino Arioli nel suo Birrificio Italiano da tempo porta avanti un progetto di aromatizzazioni e speziature che gli ha procurato un’intima soddisfazione e unanimi consensi. Ne sono emblematici esempi la Cassissona, straordinaria birra-champagne impreziosita, nel processo produttivo, da un succo di ribes nero prodotto da un artigiano, e la Sciresa con duroni di Vignola, ora anche in versione barricata, che ha riscosso l’entusiastico apprezzamento di Charlie Papazian, l’autorevole presidente dell’americana Brewers Association. Le due citate, la leggera, estiva e dissetante Fleurette con petali di rosa e di violetta e l’invernale Cinnamon Bitter Ale aromatizzata con cannella e un magico pot-pourri di spezie, sembrano lontane anni-luce dalle prime, tuttora prodotte ed amate, birre di Agostino, ispirate ai classici stili della tradizione boema e tedesca.

I simpatici ragazzi di Lambrate hanno apportato significative innovazioni, reinterpretando le loro celebrate birre, come la Montestella e la Ghisa per fare degli esempi concreti. So che stanno lavorando a birre differenti dal filone tedesco inoltre ora imbottigliano con successo e sono prossimi all’esportazione negli Stati Uniti.

Enrico e Angelo Borio del Birrificio Beba, non paghi delle loro consolidate birre hanno stupito con la Talco, una interessantissima weizen atipica, di bassa fermentazione, per la quale è stata usato del malto di segale.

Michele Barro a Prosecco (!) vicino al confine con la Slovenia, nel suo affermato Birrificio Cittavecchia, accanto alle sue note ed apprezzate birre “normali” ha da poco creato scalpore con la sua “Impossibile”, birra leggerissima, sotto i tre gradi alcolici ma di gran carattere grazie ad un’ardita interpretazione del canonico processo produttivo.

Renzo Losi, figlio di un produttore di vini, non ha resistito alla tentazione di barricare la sua Panil Brune col risultato di trovarsi, supermeritatamente aggiungo io, nei primi 30 posti nella classifica delle migliori birre del mondo secondo il conosciutissimo sito americano ratebeer.com

Non pago di tutto questo, l’eclettico birraio di Torrechiara (PR) ha subito replicato con la sorprendente Enhanced, imbottigliata solo in magnum e una recente sperimentazione “ai confini della realtà” con l’utilizzo di vino bianco.

Beppe Vento nel suo sempre più giustamente celebrato Birrificio Bi-Du a Rodero, nel comasco, al confine con la Svizzera, ha meritatamente vinto con la sua “bitter” ArtigianAle l’ambito premio di “Birra Artigianale dell’Anno 2005”. Il suo spirito libero lo ha portato di recente all’utilizzo di ingredienti inconsueti come lo straordinario miele di corbezzolo per la sua interessantissima Ley Line.

Il romano Leonardo Di Vincenzo mastro-birraio della Birra del Borgo, attivo a Borgorose nel reatino al confine con l’Abruzzo, ci regala un’ottima (già premiata) IPA di ispirazione americana chiamata Re Ale e un’interessante birra al farro chiamata Duchessa.

Andrea Bravi nel suo Birrificio di Como produce, accanto a birre ispirate a tipologie “normali” come la pils o la weizen, una strepitosa Baluba, birra forte invernale aromatizzata alla ruta addolcita dalla presenza di ananas e albicocche disidratati. Superfluo aggiungere che anche questa birra “Made in Italy” sta per prendere il bastimento:-)

A Vernante (CN) si stanno meritatamente affermando le speziate birre dei Troll. Chi poteva immaginare solo pochi anni fa che una birra prodotta in Italia con l’utilizzo di spezie provenienti dall’Himalaya potesse partire alla conquista degli Stati Uniti? Nessuno, proprio nessuno penso…fuorché Kuaska e il fantastico Trio Troll (Daniele Meinero, Andrea Bertola ed

Alberto Canavese). Eppure la Shangri-La sta per essere impacchettata e spedita per il piacere degli esigenti appassionati d’oltreoceano, protagonisti della mitica “Renaissance” americana!

Cosa che puntualmente capiterà per due eccezionali birre del bravissimo Roberto Franzosi, simpatico e genuino mastro-birraio del neonato Birrificio Montegioco che ha sede nell’omonimo piccolo paese dei colli tortonesi. La sua acida Quarta Runa arricchita da pesche intere di Volpedo e la sua sensuale Draco, un possente Barley Wine ai mirtilli, stanno già facendo scalpore ancor prima di essere consegnate.

Questi sono solo alcuni esempi di cosa bolle….nella pentola dei nostri agguerriti birrai, Altro non posso dire, per rispetto del segreto professionale, ma…. vi assicuro che ben presto ne vedremo delle belle!

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