Erika Mantovan
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Grandi Langhe 2019: annate, uomini e novità

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La chiamano la provincia Granda, e non è un caso che l’evento clou del vino in zona si chiami Grandi Langhe. La prima reunion albese dell’anno, con la scelta di anticipare di qualche mese l’evento, batte tutti sul tempo e fa il botto. Matteo Aschieri, Presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani si dice molto soddisfatto per il successo della quarta edizione della kermesse. I circa 2000 partecipanti registrati (sommelier, buyer, ristoratori e stampa) si sono dedicati alla scoperta delle nuove annate di Barolo (2015), Barbaresco (2016), Roero (2016) e altre denominazioni non succedanee ma complementari all’offerta della regione delle Langhe. Un evento biennale che punta ad esser annuale, e che fa scacco matto presentando al mercato non solo vini ma anche laboratori gratuiti (6) di alto livello curati da grandi professionisti su tutti, l’agronomo Edmondo Bonelli. E non finisce qui perché si pensa già al futuro, in programma per il 2020 c’è anche la valorizzazione Dolcetto.

 

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I vini delle 206 cantine presenti a Palazzo Mostre e Congressi ‘G. Morra’ parlano da soli per il valore sempre più alto, con un fil rouge che li lega al vitigno, alla zona di origine ed alle annate. E partendo proprio dalla 2015 è sicuramente presto per azzardarne in maniera compita il livello qualitativo ma si può certamente dire che si tratta di una buona annata in cui si percepiscono in maniera netta i comuni in cui si sono prodotti i vini. Per gli amanti del vino dei Re insomma è un po’ come giocare a memory. Mentre per i Barolo Riserva, la 2013 si conferma esser un millesimo fondista. Nella 2016 -si era già visto nei Roero – invece si confermano i rumors dei produttori, è un’annata perfetta per il suo equilibrio e potenza. Tutto giusto quindi per i Barbaresco, buonissima la qualità in tutte le zone in molti casi ottima. Millesimo che passerà alla storia anche per la definizione e riconoscibilità degli stili aziendali.

Moltissime le referenze in degustazione -tante meriterebbero la recensione- ma in questo caso voglio raccontare qualche progetto nuovo, narrante del coraggio e della forza degli uomini che li hanno concepiti senza dimenticare le realtà più giovani e storiche con piacevoli sorprese e tante conferme.

Giulia Negri

Con oneri e onori, è oggi finalmente sola al comando dell’azienda di famiglia. In testa le idee son sempre state chiare: produrre vini unici in grado di spiccare sugli altri. Ci riesce con l’ultimo nato, il Barolo Docg Marassio 2015 (70 euro) prodotto a quota 520 metri s.l.m. a La Morra. Fitto, potente, materico, carico di frutti e di tannini, con un sorso  ancora più ampio e voluminoso rispetto al Barolo Docg Serradenari (65 euro) che si conferma esser ancora una volta un vino da lungo invecchiamento, rettilineo e penetrante.
www.giulianegri.com

 

 

Gianluca Colombo

Enologo capace, stimato e con numerosissime consulenze all’attivo vanta anche il Premio Gambelli vinto nel 2014. La sua capacità di analisi è quella che più colpisce. Segni di Langa dal 2011 è la sua piccola azienda dove l’idea diventa realtà senza compromessi nata grazie alla voglia di vinificare le uve di un vigneto di Pinot Nero impiantato nel 1990 in località Ravera. Oggi è una rarità per carisma e coinvolgimento gustativo (25 euro). Mentre a San Bernardo nel comune di Magliano Alfieri da vecchie vigne si produce la Barbera d’Alba DOC Superiore 2017 “Greta” (20 euro) dedicata alla figlia in cui troviamo un frutto morbido in continua estensione, pieno di energia affascinante per le sue sottili pungenze che ne protraggono a lungo  il sorso.
www.segnidilanga.it

Ca’Rossa

Azienda familiare tra le più note del Roero con i suoi Audinaggio e Mompissano sempre ai vertici delle classifiche si conquista la scena con gli ultimi due vini prodotti nell’ultima vigna sabbiosa impiantata tra Canale e Santo Stefano. Una potenza e un’eleganza smisurata sia per il Roero Docg Le Coste 2016 (40 euro) che per il Langhe Nebbiolo Doc Funsu 2017 (12 euro), di una bevibilità e carnosità tutte racchiuse in aromi balsamici e un frutto mordente integrato ai tannini. Da bere e ribere.
www.cascinacarossa.com

 

Le Strette

Entrambi enologi, i fratelli Mauro e Savio Daniele sono spesso associati alla Nas-cetta, l’uva autoctona di Novello peraltro unici a produrli in uno storico cru, il Pasinot. In realtà il loro talento lo sviluppano anche nei rossi e nel 2015 il Barolo Docg Bergera-Pezzole (43 euro) ha una marcia in più: eleganza, spessore di polpa e gusto amorevole, attaccato all’origine del suolo, riconoscibile. Con una maturità tannica precisa che incornicia la beva diventando un’esperienza nuova, un nuovo gusto per questa etichetta nata nel 2003.
lestrette.com

Alessandro Rivetto

È una persona identitaria, di polso, che si è fatta da sola, contro tutto e tutti. Con la sua forza e capacità di condivisione ha creato una squadra di lavoro per condurre la cantina. Insieme a lui infatti ci sono l’enologo Alessandro Bonelli e il responsabile dell’export, Mauro Adriano. Nel 2016 con il Barbaresco Docg 2016  (50 euro) nato da vigne di Alba e Treiso si trova un felice timbro personale, l’identità. Un vino molto divertente, di naso esplosivo con note più terrose ritrovate in un vino impattante, giovanissimo e di bella prospettiva con un’acidità e una sapidità a calzarsi a vicenda. E inizia a farsi sentire timidamente anche l’eleganza del Barolo Vignarionda 2012 (90 euro), ancora ampiamente nascosta dai fini ma dominanti tannini.
alessandrorivetto.it

Rizzi

Azienda che prende il nome dalla collina omonima e MeGa di Treiso condotta dalla famiglia torinese Dellapiana. Oggi i 44 ettari di proprietà sono gestiti dal giovane, sempre più decisionista e sensibile Enrico. Partendo dall’estremità cerca sempre la qualità e la differenza. Per la Riserva Barbaresco Boito le etichette sono disegnate di suo pugno a mano con una velocità mirabile. E quasi sempre riprendono con colori accesi il paesaggio collinare ammirato dallo splendido patio. Oltre all’elegante e vibrante Barbaresco Rizzi 2016 Docg (25 euro) troviamo nella stessa annata un luminoso e raggiante Barbaresco Docg Pajorè (45 euro). Fibroso, di bellissima accelerazione ma soprattutto di festante equilibrio. Per chi ama le bolle, bisogna affrettarsi a prenotare qualche magnum dell’Alta Langa Pas Dosè 100 mesi.
cantinarizzi.com

 

Monchiero Carbone

Francesco e Lucrezia sono una delle coppie roerine più solide e divertenti, al tempo stesso coinvolgenti ed attaccati alla loro natura. Infatti in etichetta il messaggio “Ogni uss a l’ha so tanbuss” rappresenta il loro stile ritrovato al cubo nella Barbera d’Alba Doc Monbirone 2016 (25 euro). Un vino fuori schema -quasi fuori dai canoni del Roero- nato nella via maestra di Canale dal 1918 in una vigna unica, un vero e proprio grand cru che vanta esposizioni e altezze perfette per la barbera. La storia e l’esperienza  fanno il resto. Monbirone da sempre è vincente al confronto con il tempo. Oggi è vivo, ritmico, pieno di frutto ed eppur godibilissimo al sorso. Completo e indimenticabile per i suoi contorni minerali.
monchierocarbone.com

Claudio Fenocchio

Fondata nel 1964 l’azienda di Claudio, uomo di principi e fedele alle tradizioni, è sicuramente uno dei punti di riferimento quando si parla di Bussia. Cinque generazioni, quattordici ettari di vigna spalmati tra Monforte d’Alba, in quella parte della Bussia sottana protetta dal bosco, Castiglione Falletto e Cannubi, dove si è iniziato a vinificare in purezza le uve degli 0,8 ettari del Castellero, storico lieu-dit del borgo del paese di Barolo esposto a sud a quota 280 metri s.l.m. La sabbia si sa qui non manca e nella 2015 risalta una finezza del frutto invidiabile accompagnata da una persistenza tannica paragonabile a quella di altri cru noti per la loro struttura. Il Barolo Docg Castellero 2015 (40 euro) è forse il vino più distante dall’anima calma e riflessiva di Claudio capace di esprimere però tutta la sua presenza, l’abilità in vigna e in cantina. Ritrovate ancora nel Barolo Riserva Docg Bussia 90 dì 2013: giovanissimo, con i suoi  90 giorni di fermentazione rappresenta la fedeltà alle antiche tecniche impiegate per la produzione di grandi barolo.
giacomofenocchio.com

 

Fratelli Serio e Battista Borgogno

Con la nuova generazione il ricordo di Serio&Battista Borgogno sta vivendo uno dei suoi momenti migliori. Vigna e cantina seguite da Emanuela e Marco Bolla rispecchiano la magia di Cannubi dove si trova l’azienda circondata da tre ettari di vigne esposte in tutti i versanti sud. E anche per la 2015 le tre vigne come da tradizione vengono prima vinificate separatamente e poi assemblate per ottenere cosi il Barolo Docg Cannubi (35 euro) stupendo per il suo equilibrio nel frutto, per il suo fascino nel centro bocca con una leggerezza tanica e una freschezza continua che invogliano a continuare il sorso.

borgognoseriobattista.it

Garesio

La realtà è di quelle emergenti, con venti ettari di vigne in conversione bio e un’ampia gamma di vini prodotti tra Langhe e Monferrato. Dopo l’ottimo periodo di rodaggio ad Incisa Scapaccino si sono iniziati i lavori di ripristino dell’antica cascina a Serralunga d’Alba trasformata poi in un complesso charmeurse immerso nelle vigne di Cerretta da cui nasce il vino di punta, il Barolo Docg Cerretta (42 euro) di bella ampiezza, struttura fruttata e tannini compatti a coprirla in questa fase di gioventù. Per chi cerca l’energia e finezza può optare per il Barolo Docg prodotto dai vigneti esposti a sud e sud-est a Serralunga d’Alba.
garesiovini.it

 

+info: www.langhevini.it

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