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Barbaresco

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Di netta ispirazione alla più famosa asta benefica del vino al mondo, in scena ogni anno il 3° weekend di novembre, agli Hospices di Beaune, Barolo en primeur rappresenta un’importante iniziativa di responsabilità sociale a valore aggiunto multiplo: solidale, enologico, artistico ed economico, capace di valorizzare ancora di più i famosi Barolo e Barbaresco.

Una nuova eccellenza piemontese entra a far parte del catalogo di Gruppo Meregalli, l’intera gamma di vini di Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Grésy da settembre è distribuita in esclusiva da Meregalli Wines. Composta da 4 aziende vitivinicole, le Tenute sono ubicate nelle Langhe e nel Monferrato con circa 45 ettari di vigneti distribuiti tra le colline di questo territorio, luogo eletto per la produzione dei grandi vini piemontesi.

Una delle differenze tra le Langhe e qualsiasi altra regione vitivinicola in Italia e nel mondo, è il legame viscerale che queste terre hanno avuto con i sui suoi cantori. Scrittori e romanzieri, che hanno narrato pagine memorabili di storia prima ancora che di vino, uno storytelling ante litteram quanto mai attuale. La cosa bella di una visita da quelle parti è distrarsi un momento nel bel mezzo di una degustazione guidata in cantina, farsi rapire da un libro messo li non a caso. Cosa buona e giusta è poi aprirlo, magari davanti a un buon calice di vino, leggere alcune pagine che hanno segnato la storia dell’Italia durante la resistenza.

Un libro per raccontare la storia di una grande famiglia delle Langhe.

In queste magiche terre, raccontante romanticamente da Cesare Pavese, le storie sembrano non finire mai e sarà forse per questo che le grandi famiglie – gli eredi viventi di uomini che hanno contribuito a renderle amate nel mondo – sentano l’esigenza, come un desiderio incantato di farle rivivere chiedendo, a chi le conosce sorprendentemente bene, di scrivere un libro che riesca a condensare in una cinquantina di pagine i fatti salienti di un percorso di vite che non solo suggella la passione per il proprio lavoro ma è quella luce che fa apparire, una volta stampato, tutto più chiaro.

Quello che più colpisce del Nebbiolo è la sua capacità di annidarsi con il suolo in cui nasce mantenendo le sue caratteristiche strutturali intatte, fedeli alla sue radici. In Piemonte arreda diverse colline, prendendo il nome di un comune o di un’areale produttivo: Lessona, Barbaresco o Barolo. In realtà lo si trova in altri svariati “volti” ma questi sono i protagonisti proposti a Royal Nebbiolo Grape nella giornata di lunedì 16 novembre presso il Centro per la fotografia di Torino Camera, evento promosso dai produttori Daniele Dinoia di Villa Guelpa, tra i  più attivi dell’Associazione vignaioli colline biellesi, e Giovanni Angeli dell’Azienda Massolino.

Il Nebbiolo: non sempre i vini prodotti da questa fortunata varietà hanno dato vita a vini austeri e da lungo invecchiamento, anche se in effetti nell’ultimo secolo, si è fatta sempre più strada l’idea che quest’uva sia esclusivamente fonte di vini severi ad espressione terziaria.

Provate a mettere su un motore di ricerca in rete Barolo e Barbaresco. Tra i suggerimenti vi verrà proposto “differenze”. Giovedi 16 febbraio siamo stati all’evento di Go Wine a Milano, per provare a capire anche noi le differenze tra le anteprime di una quarantina di aziende delle Langhe.

In un anno che, soprattutto dal punto di vista climatico, ha creato parecchi grattacapi ai viticoltori di Langa e Roero, inclusi quelli della Cantina del Nebbiolo di Vezza d’Alba, l’autunno si è rivelato una stagione di riconoscimenti e soddisfazioni. Non si era ancora spenta l’eco di una vendemmia che – nonostante tutto – ha regalato ottime sensazioni qualitative e la Cantina del Nebbiolo ha cominciato a raccogliere i primi consensi di un mercato che poco per volta sta acquisendo confini sempre più internazionali.

(nella foto il direttore-enologo della Cantina Piero Giachino e dell’agronomo Federico Persano, che mostrano orgogliosi la bottiglia selezionata).