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C’è un segmento dell’economia che in tempi di Covid ha tenuto meglio di altri e resiste, quello del Food&Beverage. I numeri confermano che l’industria agroalimentare ha saputo reggere l’urto violento della pandemia dentro i confini nazionali, mentre è addirittura cresciuta sul fronte export. Lo riportano i primi dati contenuti nel Rapporto The European House – Ambrosetti sugli scenari e le sfide per il settore agroalimentare, temi al centro della quinta edizione del Forum “La Roadmap del futuro per il Food&Beverage: quali evoluzioni e quali sfide per i prossimi anni”, che si terrà a Bormio il 4 e 5 giugno.

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La presentazione stampa martedi 14 aprile a Milano nella sede della Regione Lombardia, per sottolineare l’importanza della scelta del territorio della Valtellina come sede del Forum e un modello di sviluppo per l’agroalimentare. Presente il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti, che ha tracciato l’andamento generale dell’industria food in Italia insieme a Francesco Mutti (Amministratore Delegato di Mutti), Stefano Marini (Amministratore Delegato di Sanpellegrino) e Stefano Berni (Direttore Generale del Consorzio Tutela Grana Padano).

Nonostante la crisi il settore agroalimentare si è confermato un pilastro dell’economia italiana, generando un valore aggiunto pari a 64,1 miliardi di euro, di cui 31,2 mld dal settore F&B, in leggero calo dell’1,8% rispetto al 2019, e 32,9 mld provenienti dal comparto agricolo. Un trend che ha risentito degli effetti della pandemia, ma registrando una performance generale migliore rispetto al dato di contrazione avvertito sul Pil nazionale (- 8,9%).

L’Italia è il 2° Paese in Europa per incidenza del settore agroalimentare sul PIL (3,8%), preceduto solo dalla Spagna (4,0%) e più alta di quella che si registra in Francia (3,0%) e Germania (2,1%)” – afferma Valerio De Molli di The European House – Ambrosetti – Con 64,1 miliardi di Euro di Valore Aggiunto generato nel 2020, il settore agroalimentare si conferma al 1° posto tra le “4A” del Made in Italy, 1,9 volte l’automazione, 2,8 volte l’arredamento e 3,2 volte l’abbigliamento. Il Valore Aggiunto generato dal settore agroalimentare italiano vale 3 volte il settore automotive di Francia e Spagna e più del doppio della somma dell’aerospazio di Francia, Germania e Regno Unito”.

Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti

Le esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani hanno segnato lo scorso anno una crescita dell’1,8%, raggiungendo un valore record di 46,1 miliardi di euro. Le bevande rappresentano la categoria più venduta al di fuori dei confini e generano oltre un quinto del fatturato (20,6%), Germania, Francia e Stati Uniti rimangono i Paesi di maggiore approdo dell’export made in Italy. L’export regge e cresce, ma c’è comunque del terreno da recuperare rispetto ai principali peers europei dell’Italia che esportano di più a livello di Food&Beverage, come Germania (75,2 mld), Francia (62,5 mld) e Spagna (54,8 mld). Una sfida per il 2021 che dovrà fare i conti con gli effetti della Brexit che potrebbero pesare quest’anno sull’export nostrano, il Regno Unito rappresenta infatti il 12% sull’intero fatturato dai prodotti agroalimentari italiani commercializzati fuori dei confini nazionali.

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Tanti i temi che verranno presentati e discussi al Forum di Bormio il 4 e 5 giugno, parteciperanno importanti vertici dell’industria alimentare, ma anche politici, medici e sportivi. Anche alimentazione, salute e sport al centro della discussione, per guidare le scelte per contrastare l’avanzata di patologie e fattori di rischio causa di obesità che coinvolge oggi il 45,5% degli italiani adulti e quasi il 30% dei bambini, dati che si prevede in aumento a causa del perdurare della pandemia. Dopo il fumo e prima dell’abuso di alcool, la cattiva alimentazione sembra essere il primo fattore di rischio per la salute in Italia. Se ne parlerà a Bormio di salute e benessere, Ambrosetti inviterà i partecipanti al Forum a dare il buon esempio partecipando domenica 6 giugno in chiusura dell’evento a una gara ciclistica non competitiva che attraverserà luoghi suggestivi intorno a Bormio, una delle località simbolo della Valtellina, sfidando nomi noti del ciclismo come Ivan Basso e Alberto Contador, presenti insieme alla campionissima dello sci Deborah Compagnoni.

La location della 5° edizione del Forum sarà la Valtellina, non scelta a caso ma che rappresenta un territorio particolarmente prezioso sotto il profilo agroalimentare, con una tradizione unica e molte eccellenze del Made in Italy. Dalla Bresaola della Valtellina IGP, al Casera DOP, dal Bitto DOP ai Pizzoccheri IGP, dai vini DOCG e alle mele IGP, un’unione virtuosa con ambiente e territorio, meta da sempre ambita anche per il turismo e per l’indotto economico generato, che non va dimenticato sarà sede delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Il dato dell’export riferito alla provincia di Sondrio nel 2020 ha raggiunto i 96,3 milioni di Euro, tra il 2015 e il 2019 il fatturato delle aziende agrifood valtellinesi è cresciuto del 6,2% contro una media del settore di +1,4% in Lombardia e + 1,8% in Italia, una zona che si candida a diventare la nuova Food Valley. A Bormio saranno presentati e discussi tre casi strategici come Levissima, Galbusera e Noberasco, che declineranno i tre pilastri del Forum alimentazione, sport e salute. Interverranno anche i CEO delle principali realtà italiane e multinazionali del settore Food&Beverage, il percorso 2020/2021 della Community Food&Beverage di Ambrosetti di avvicinamento all’evento di Bormio ha visto e vedrà tra gli altri gli interventi di Luca Garavoglia (Presidente di Campari Group), Ettore Prandini (Presidente Coldiretti), Francesco Pugliese (Amministratore Delegato Conad), Piero Antinori (Vice Presidente Marchesi Antinori), Stephane Cluzet (General Manager Italy Martini & Rossi).

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