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L’industria delle acque minerali a fronte di inflazione costi e carenza materie prime


Ettore Fortuna, Vicepresidente di Mineracqua

Il mercato delle acque minerali ha recuperato a pieno nel corso del 2021 i volumi pre-pandemici chiudendo l’anno con 13.700 mni di litri di consumi interni. La crescita continua (+ 5% nei primi mesi nel 2022) favorita anche da temperature superiori alla media. Ma il settore sta affrontando delle aree di rischio che andiamo ad approfondire con l’avv. Ettore Fortuna, vicepresidente di Mineracqua, l’associazione nazionale dei produttori di acque minerali naturali e acque di sorgente in Italia.

 

Dott. Fortuna, il forte aumento dei costi delle materie prime e di alcuni servizi sta colpendo anche il settore delle acque minerali. Con quali modalità e intensità si sta manifestando questo problema?

Il forte aumento dei costi delle materie prime, dell’energia in particolare, dei trasporti sta letteralmente mettendo in ginocchio il nostro settore che, è bene ricordarlo, rappresenta un prodotto povero, a basso valore aggiunto e, per di più, con il prezzo medio europeo più basso. Inoltre, al forte aumento dei costi produttivi si aggiunge anche la mancanza di approvvigionamenti, si pensi alla CO2, ai trasporti, al vetro.

 

La stampa ha riferito di diversi allarmi proveniente da produttori e catene di supermercati per riduzioni o interruzioni di produzioni di acque frizzanti per carenza di CO2, su cui in ogni caso il prezzo è esploso al rialzo. Dal vostro osservatorio come valutate questo fenomeno?

Il tema della CO2 credo, per quanto abbiamo avuto modo di leggere recentemente su un giornale economico, dovrebbe andare al vaglio dell’Antitrust a causa del comportamento delle poche aziende produttrici e distributrici. Certo è che, dalla nostra visuale, abbiamo notato comportamenti per così dire anomali ed anche contraddittori.

 

Alcuni organi di stampa hanno parlato anche di un rischio prospettico di esaurimento di fonti surgive a causa del surriscaldamento climatico. C’è davvero un pericolo in tal senso?

Il tema della siccità è reale per il nostro Paese e non solo, ma per quanto ci riguarda direttamente vorrei ancora una volta sottolineare come le acque minerali, avendo un’origine profonda, protetta e incontaminata, vengono prelevate per essere imbottigliate da un giacimento in cui l’acqua, che imbottigliamo oggi, è presente da cinque, dieci, quindici anni. In questo senso, quindi, non c’è una correlazione tra il tema della siccità e la disponibilità dei nostri giacimenti, il cui sfruttamento, è bene ricordarlo, avviene nell’ambito di parametri e condizioni stabilite dal concedente, cioè le Regioni. È indubbio, tuttavia, che per sorgenti che si trovano in alta montagna l’effetto della erosione dei ghiacciai e dei nevai possa nel tempo determinare un minor apporto di acqua nei giacimenti.

 

Di fronte al forte aumento dei costi e alla carenza di materie prime come si stanno comportando i produttori di acque minerali. Stanno scaricando sui prezzi di vendita al trade e al consumo o stanno adottando strategie compensative per contenere l’aumento dei prezzi su soglie più accettabili?

Il trasferimento sul prezzo dell’incremento dei costi di produzione avviene, come è noto, attraverso complesse negoziazioni con la GDO, il nostro più grande canale di vendita, che ci hanno consentito un recupero parziale di questi incrementi di costo.

In questo momento, tuttavia, un’ulteriore minaccia ai nostri conti economici, ed in particolare alla marginalità, è rappresentato dall’aumento “scioccante” dell’energia elettrica e noi siamo imprese energivore. Questo aumento mette di fatto fuori mercato le nostre acque minerali: alcuni imprenditori mi dicono che sarebbe meglio fermare gli impianti, mettere in cassa integrazione i dipendenti e “aspettare che passi la nottata”. Ma questi imprenditori, che conosco da anni e con cui ci confrontiamo quotidianamente, hanno tutti una caratteristica: la resilienza. In altre parole, e più semplicemente, le nostre imprese non mollano anche perché non vogliono deludere le aspettative del consumatore di poter acquistare l’acqua minerale che vuole.

Tutti i vostri produttori stanno intensificando l’utilizzo di PET riciclato. Ma resta sempre la spada di Damocle della plastic tax, che è stata sospesa, ma che quanto prima potrebbe concretizzarsi. A che punto siete su questo fronte?

Si tratta di due tematiche differenti: la prima, la tassa sulla plastica, è contingente e ci vedrà impegnati da qui alla fine dell’anno, questa volta si spera per la sua definitiva abrogazione. Il problema del Pet riciclato è più strutturale e di medio-lungo periodo ma anche questo è per noi complesso e con risvolti di costo non indifferenti: basti pensare che una tonnellata di Pet vergine oggi è quotata 1.700 Euro, una tonnellata di R-Pet 2.700 Euro. Questa enorme differenza peserà anche rispetto agli adempimenti di legge previsti nel D.lgs. che ha recepito la Direttiva europea SUP e cioè l’impiego del 25% di R-Pet entro il 2025.

MINERACQUA

L’Italia è particolarmente ricca di sorgenti e la morfologia estremamente differenziata dei territori rende il patrimonio italiano delle acque minerali unico al mondo per qualità e diversità. In Italia sono commercializzate circa 300 marche. Ognuna ha una propria storia idrogeologica, proprie caratteristiche organolettiche, proprie virtù salutistiche. A tutela di questo grande patrimonio naturale e industriale, c’è Mineracqua. Da più di trent’anni dedichiamo il nostro impegno nel rappresentare e promuovere il settore dell’acqua minerale naturale.

 

+ info: www.mineracqua.it

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