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Hanno gareggiato circa 247 etichette nelle 19 categorie esaminate alla cieca dalle commissioni d’assaggio di tutto rispetto: wine buyer, addetti ai lavori, autorevoli addetti ai lavori e giornalisti internazionali. Successo anche per il primo Salone del Vino che ha aperto l’ingresso ai tanti enoappassionati. “Un parterre di cantine pugliesi, lucane, campane , calabresi sono state a diposizione del pubblico – dichiara Nicola Campanile, organizzatore di Radici del Sud – per raccontare e svelare le proprie perle enologiche. In una sola giornata il visitatore ha potuto così conoscere la produzione autoctona di tutto il Sud Italia. Importanti poi anche gli incontri BtoB organizzati fra le aziende produttrici e i wine buyer internazionali e, per la prima volta, a Radici la giuria internazionale è stata d’accordo subito con quella nazionale, dimostrando che i vini del sud sono pronti a ritagliarsi un ruolo importante a livello planetario. Intanto abbiamo anche scelto e reso pubblico le date della nona edizione del festival che si svolgerà dal 4 all’8 giugno 2014” .

La Basilicata del vino sembra essere in mezzo al guado e non sapere bene in che direzione andare per uscirne. In effetti da anni parliamo del Vulture come della next big thing del vino italiano, ma l’eterna promessa sembra sempre restare tale senza diventare mai una vera protagonista della scena enologica italiana. Nel frattempo altri distretti vinicoli del Meridione d’Italia, come l’Irpinia, l’Etna o le zone del primitivo in Puglia (Gioia del Colle e Manduria), hanno conquistato l’attenzione e l’apprezzamento dei critici e dei consumatori.

Lentamente ma con costanza la Calabria, considerata sino a qualche anno una delle meno brillanti sotto il profilo vitivinicolo, sta accorciando le distanze con le altre regioni d’Italia. I tempi, quando si decide di cambiare assetti e filosofia produttiva sono ovviamente lunghi, soprattutto se fatti con serietà e rigore, ma i risultati delle nostre degustazioni di quest’anno indicano chiaramente come il percorso intrapreso da molte delle cantine calabresi stia dando ormai ottimi risultati. Tante luci e qualche ombra nella nostra annuale ricognizione della Basilicata da bere. Da una parte assistiamo a un progressivo rimescolamento di gerarchie aziendali e territoriali, dall’altra dobbiamo fare i conti con la fase più acuta della crisi economica, col suo portato di scissioni familiari, cantine che passano di mano o addirittura sono costrette a chiudere. Mai come questa volta ci siamo trovati di fronte a tante etichette già valutate in altre edizioni della Guida o, all’inverso, a un numero così alto di campioni da botte: probabile segno di quanta fatica si faccia anche in Lucania ad armonizzare i tempi della vigna con quelli del mercato.