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Ritorno al futuro. Per aprire un nuovo capitolo dell’ospitalità italiana e uscire dalle ombre di un anno nefasto per l’intero settore, in Campania si è deciso di rispolverare il bar di una volta, con la qualità di oggi e di domani. A Pagani, in provincia di Salerno, la prossima settimana (6 maggio) aprirà infatti Cinquanta – Spirito Italiano, concept romantico destinato a traguardi importanti.

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L’idea è di Natale Palmieri, da una vita nell’hospitality, e del co-proprietario Alfonso Califano, volto noto del mondo del bar rientrato alla base dopo sei anni a Londra (ex Dandelyan, miglior cocktail bar al mondo nel 2018), entrambi a capo di un team giovane e preparatissimo. A tenere il timone come bar manager c’è Marianna Di Leo, forte di una lunga esperienza a Milano. “Abbiamo dedicato tempo ed energie alla ricerca del personale” racconta Natale, “abbiamo puntato su una squadra di professionisti: un locale che mira alla qualità non può prescindere da uno staff di alto livello”. In tutto, diviso tra caffetteria, miscelazione, sala e cucina, si tratta di un gruppo di circa venti persone. 

Il format è a tinte tricolori fino in fondo, un richiamo ai tempi che hanno reso grande il bar all’italiana: “Già dal nome, vogliamo ricreare l’atmosfera degli anni ’50, un’epoca in cui la convivialità era quanto di più vero e genuino possibile. Il bar era il polo attrattivo della vita sociale, l’unico vero social media, e il consumo di quegli anni era già interessante. È andato perdendosi con l’evoluzione delle generazioni, ma paradossalmente all’estero lo abbiamo esportato bene e oggi va per la maggiore”. Anche nell’arredamento si rivede l’identità del luogo, con insegne retrò e pezzi d’interno firmati da artigiani locali.

Il team di Cinquanta – Spirito Italiano

La proposta ruota quindi intorno ai riti che hanno segnato la vita italiana, nel tempo come nei dettagli: dalla colazione, “momento fondamentale della nostra cultura”, fino agli aperitivi, per i quali si è deciso di imporre il proprio credo, senza compromessi: “Negli ultimi anni l’aperitivo ha assunto contorni di eccesso, piatti e buffet traboccanti di cibo di scarsa qualità, senza senso. Noi abbiamo ripreso il concetto autentico, quello di aprire, per l’appunto, l’appetito”. La proposta è fatta allora di tapas e cicchetti in stile veneziano, rivisitati in chiave contemporanea.

E per riuscirci, anche in cucina è stato coinvolto un nome di punta: lo chef Michele de Blasio, formatore all’accademia di Niko Romito. Saranno le sue ricette ad arricchire il menu di Cinquanta, che aprirà porte e sorrisi per tutta la giornata: “Proprio nell’ottica di uno spazio che sia classico, ma al tempo stesso non si limiti e quindi sia ben disposto anche alle abitudini più moderne, avremo postazioni internet, proposte healthy e qualsiasi idea sia necessaria per essere perfetti, in qualsiasi momento”. L’orario serale e il dopocena saranno ovviamente all’insegna della miscelazione, a sua volta vista attraverso le lenti di un design e una comunicazione come una volta: si parla quindi di bitter alla vecchia maniera, totocalcio, gomme da masticare, e soprattutto di ricordi che hanno reso immortale un’epoca. 

Cinquanta è un buco nero in cui perdersi per tornare nel passato (lasciati andare è il motto), a sensazioni di cui buona parte dei consumatori di oggi nemmeno ha mai sentito parlare. Il momento più buio dell’epoca moderna ha contribuito a perfezionare la visione: “Eravamo pronti già a fine 2020, e abbiamo quindi dovuto aspettare. Ci è servito, in realtà, per approfondire praticamente ogni aspetto di quello che vogliamo essere, abbiamo studiato ogni dettaglio. E in fondo è dai dettagli che si capisce qual è il nostro obiettivo, quali sono i nostri ideali, che parlano di ospitalità e accoglienza. Non offriamo solo buon cibo o drink eccellenti: sono piuttosto le luci, la musica, i modi, le nostre vere armi, perché sono questi che alla fine restano nei ricordi dei nostri ospiti”.

Una sfida meravigliosa, anche alla luce della location, di certo lontana dal caos delle metropoli e delle città simbolo di alta ristorazione e cocktail bar celebri. Tutto quasi calcolato: “Sappiamo che se la nostra idea funziona qui, potrà funzionare ovunque. E in generale non crediamo che una piazza relativamente contenuta possa essere un male: abbiamo un trascorso che ci ha permesso di essere riconosciuti nel paese, siamo solidi commercialmente. Vogliamo essere identificati come bar di quartiere, certo, ma strizziamo l’occhio all’internazionalità. Un team e uno chef proiettati verso il successo sono i primi tasselli che ci fanno ben sperare, e siamo orgogliosi di poter lanciare un messaggio di qualità”.

Le differenze con le esperienze trascorse, da Milano a Londra? “Ritmi e mentalità diversi, che si riflettono sulla tipologia di offerta. È vero che al nord un certo tipo di locale va di più, ma principalmente perché qui mancano proposte vere e proprie”. Potrebbe esserci il rischio di un’idea quasi troppo lungimirante: “Il buono e il bello verranno sempre compresi. E noi metteremo qualità in tutto quello che offriremo”. Come una volta.

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