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C’è una nuova frontiera delle bollicine di montagna: l’Alto Adige. La conferma di quello che ad oggi rappresenta un movimento in crescita è arrivata nel corso di un banco di assaggio organizzato mercoledì 1 febbraio a Milano dall’Associazione Italiana Sommelier del capoluogo meneghino. Bollicine delle Alpi, talmente tanta l’attesa che le sale del Westin Palace hanno contenuto a fatica i tanti winelovers e addetti del settore. Una produzione ancora di nicchia, se pensiamo alle circa 250.000 bottiglie prodotte dalle aziende del territorio, una goccia nel mare di metodo classico che sta inondando anche il nostro paese. Ma a giudicare dai prodotti in assaggio a Milano e dalla volontà dei produttori incontrati, siamo sicuri che gli altoatesini vorranno provare a lanciare la sfida ai cugini trentini.

Anche perché lo spumante altoatesino ha una lunga tradizione. Già agli inizi del ‘900 viene prodotto secondo il metodo classico di presa di spuma in bottiglia, alcune fonti non confermate parlano addirittura di una produzione già attiva dall’800 per soddisfare la sete di champagne dei nobili in villeggiatura. Le fonti ufficiali citano uno spumante dell’Alto Adige nel 1902 di un prodotto da uve di Riesling dalla cantina d’Oltradige ad Appiano, che nel 1911 viene presentato come “Oro d’Oltradige” alla mostra vini di Bolzano.

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PRODUTTORI DI SPUMANTE DELL’ALTO ADIGE

Un comune denominatore della produzione altoatesina è un terroir unico al punto di vista climatico e geografico. Come vitigni utilizzati ci sono Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Nero con acidità sviluppate e spiccata mineralità alpina. Solo metodo classico, nessun intervento artificiale nella vinificazione. Freschezza, coltivazione integrate o biodinamiche, tecnica di preparazione impegnativa per i produttori e la bassa concentrazione di istamina che rende facilmente digeribili questi vini, con una qualità media molto alta che dopo aver fatto i successi dei bianchi di questa terra promette di far sognare anche gli spumantisti. Kettmeir è stato l’apripista, poi sono seguiti gli altri. Arunda con sua la vertiginosa altitudine, gli estremi tempi di invecchiamento di Martini, la tradizione secolare di Praeclarus e il piacere di seguire nuove vie di Cantina Kaltern, insieme formano un mosaico di produttori riuniti nel Sudtiroler Sekt, l’Associazione Produttori Spumanti metodo classico dell’Alto Adige. Beverfood.com ha assaggiato per voi gli spumanti portati a Milano.

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BRUT ATHESIS 2013 – KETTMEIR

Siamo di fronte a un vino dalla forte identità territoriale, anche perché vengono utilizzati tutti e tre gli uvaggi. Pinot Bianco 50%, Chardonnay 40% e Pinot Nero 10%. Zona di produzione colline medie altee dell’Oltreadige e Bassa Atesina. L’annata 2013 ha sostato 27 mesi sui lieviti, colore giallo paglierino, profumi equilibrati con una nota di lievito, gusto fresco e secco, retrogusto di frutta secca. Da Kettmeir, azienda altoatesina che fa parte del Gruppo Santa Margherita, fanno sapere di avere molto interesse a crescere nella produzione di metodo classico, che oggi conta circa 60.000 bottiglie, portandola a 150.000, vista la domanda crescente.

www.kettmeir.com

 

CONTISSA BRUT RISERVA 2006 – LORENZ MARTINI

Ci avevano avvisato, Lorenz Martini si diverte a tenere le bottiglie sui lieviti. Il Contissa Brut Riserva è ancora fresco come un bambino, nonostante i nove anni passati a rifermentare in bottiglia prima della sboccatura che hanno dato complessità ed evoluzione degna di etichette di bolle nobili. Uvaggio Pinot bianco e Pinot Nero, con i vigneti che si trovano ad Appiano Monte, frazione di San Michele Appiano.

www.lorenz-martini.com

 

PRAECLARUS CUVÉE BRUT 2010 – ST.PAULS

A St.Pauls, una delle tante realtà di cantine sociali che operano con tradizione e lungimiranza in zona, hanno iniziato a spumantizzare dal 1979. Praeclarus un campione di eleganza, chardonnay in purezza. Nella rifermentazione viene utilizzato il mosto dell’anno prima, per dare ancora più struttura. Uve Chardonnay a base del brut, terreni morenici e calcarei che grazie anche allo sbalzo termico tra giorno e notte donano fragranza e aromaticità. 48 mesi a sostare in un bunker militare temperatura costante a 12°, la qualità è assicurata.

www.stpauls.wine/it

BRUT NATURE – CANTINA CALDARO

Uno dei primi effetti della fusione tra la Cantina di Caldaro ed Ernste Neue è il Brut Nature. Perché questo gioiellino che aveva iniziato a produrre l’enologo Grehard Sanin con Ernste Neue, con 2.000 bottiglie nel 2008, a Caldaro sulle sponde del lago lo vogliono valorizzare, magari aumentando la produzione e farlo diventare un top di gamma. Freschezza e sapidità, eleganza in grado di accompagnare i piatti dall’aperitivo sino a fine pasto.

www.kellereikaltern.com/it/home/

 

ARUNDA

Diciamolo subito. Abbiamo avuto qualche difficoltà ad assaggiare la gamma di Arunda tanto era l’affollamento intorno. Sei vini in degustazione, un crescendo di emozioni che hanno stregato Milano. Non li conoscevano in molti, ma taccuini pieni di appunti con info tecniche e sensoriali sono usciti dal Westin Palace. “Quando abbiamo cominciato, nel 1979, con 10mila bottiglie del nostro spumante “- racconta Josef Reiterer- l’Alto Adige, ma direi tutto il mondo del vino era profondamente diverso. Non c‘era nessuna cantina che producesse solo spumante, siamo stati dei pionieri”. Ci vogliono almeno 24 mesi per dare agli spumanti Arunda quella ricchezza, quell’eleganza e quella complessità che li ha resi famosi. Alcune Cuvée riposano in cantina anche 60 mesi prima che le bottiglie vengano, come da tradizione, sboccate e avviate alla vendita.

www.arundavivaldi.it/index.html

Bollicine delle Alpi è organizzata da AIS Milano

www.aismilano.it

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