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Un accordo storico quello sul post Brexit fra UE e Regno Unito, arrivato dopo mesi di lunghe trattative con le diplomazie al lavoro, che stava rischiando di saltare per la regolamentazione della pesca nel Mare del Nord. Alla fine è prevalso il buon senso, con soddisfazione sull’asse Londra-Bruxelles, per un accordo di libero scambio che scongiura il cosiddetto rischio sul temuto no deal. Intesa raggiunta in extremis che entrerà in vigore dal primo gennaio 2021, con la formalizzazione che arriverà dopo l’iter parlamentare.

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Ma cosa cambia per l’export agroalimentare italiano? Le esportazioni agroalimentari con il Regno Unito ammontano a circa 3,4 miliardi di euro l’anno, pari al 6% del valore dell’export agroalimentare UE con il Regno Unito. Uno scenario che vede l’Italia al primo posto tra i paesi europei per le vendite di vino in Regno Unito. Nel 2019 nel complesso il settore vitivinicolo ha fatturato sul mercato inglese quasi 771 milioni di euro sull’ondata del fenomeno del Prosecco Dop, tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna insieme ai derivati del pomodoro, pasta, dei formaggi e olio d’oliva.

Nelle parole dei protagonisti del made in Italy soddisfazione univoca, a partire dal ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova. “Ho appreso con soddisfazione del raggiungimento di un’intesa sui futuri rapporti commerciali tra la UE e il Regno Unito. Confidiamo sia un buon viatico per il nostro export in un momento già molto complesso. L’Italia potrà continuare ad esportare prodotti agroalimentari senza dazi e senza quote e questo è un risultato importantissimo. È poi assicurata la prosecuzione della massima tutela alle indicazioni geografiche esistenti al 31 dicembre 2020, come previsto dall’accordo di recesso, e ci ripromettiamo di lavorare con i Paesi like-minded affinché adeguata protezione sia data anche alle future IG registrate dopo il definitivo abbandono del Regno Unito dall’UE”.

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Per Coldiretti l’accordo salva 3,4 miliardi di euro di esportazioni agroalimentare in Gran Bretagna che è l’unico settore del Made in Italy che è cresciuto nel 2020 Oltremanica nonostante la fase recessiva provocata dalla pandemia. L’analisi della Coldiretti prende in riferimento alla positiva conclusione dei negoziati per la Brexit. La Gran Bretagna, si classifica al quarto posto tra i partner commerciali dell’Italia per cibo e bevande dopo Germania, Francia e Stati Uniti. “E’ stato evitato l’arrivo di dazi e ostacoli amministrativi e doganali alle esportazioni Made in Italy”– ha sottolineato il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini- l’agroalimentare ha registrato un aumento dell’1% in controtendenza rispetto al crollo generale nei primi o mesi del 2020“. A preoccupare secondo Coldiretti, erano anche i rischi sulla mancata tutela giuridica dei prodotti a indicazioni geografica e di qualità (Dop/Igp) che incidono per circa il 30% sul totale dell’export agroalimentare Made in Italy, che avrebbero rischiato senza protezione europea di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione inglesi e da Paesi extracomunitari.

Un’ottima notizia per le nostre esportazioni e per la stabilità dei mercati agricoli”– le parole del presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri a margine dell’accordo commerciale tra Regno Unito e l’Unione Europea. “Tutto il sistema cooperativo tira un sospiro di sollievo: il mercato britannico è un importantissimo mercato di sbocco per i nostri vini, per l’olio, i formaggi e l’ortofrutta. In un contesto di grande incertezza causata dalla crisi economica provocata dalla pandemia Covid-19 è senz’altro positivo che dopo un lunghissimo negoziato, Europa e Regno Unito siano giunti all’accordo. Il no deal avrebbe come è noto fatto scattare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, con il conseguente ripristino dei dazi sugli scambi e dei controlli alle frontiere”.

Positiva anche la valutazione di Confagricoltura, secondo il presidente Massimiliano Giansanti, con il nuovo accordo raggiunto si apre una nuova era. “Un’ottima notizia che arriva a conclusione di un anno particolarmente difficile. E’stato scongiurato il ridimensionamento delle nostre esportazioni agroalimentari sul mercato britannico e l’insorgere di forti tensioni sui mercati agricoli della Ue. Da sottolineare anche la tutela assicurata alle indicazioni geografiche protette”. Senza un accordo, le esportazioni agroalimentari della Ue, oltre 40 miliardi di euro l’anno, sarebbero state gravate da un dazio doganale medio di circa 20 punti percentuali, con punte fino al 70% per talune produzioni zootecniche.

Per Filiera Italia alla fine ha prevalso il buon senso e sono salvi 25 miliardi di export italiano. “Sono stati superati gli ultimi ostacoli relativi a pesca e ad aiuti di Stato che non avrebbero certo giustificato un “no deal” dagli effetti disastrosi per entrambe le parti”- ha commentato il consigliere delegato Luigi Scordamaglia- “C’è grande soddisfazione – dicono dalla fondazione – per non aver perso un mercato che vale circa 25 miliardi di euro di esportazioni italiane di cui 3,4 miliardi solo di export alimentare”. Filiera Italia lancia un alert sottolineando che servirà particolare attenzione nel caso in cui il Regno Unito decidesse di chiudere accordi bilaterali con paesi come gli Stati Uniti. “Adesso vanno definiti i dettagli conseguenti anche all’applicazione del level playing field, dobbiamo essere certi che quel paese non diventi un punto di ingresso per prodotti di Italian Sounding e non a norma europea, principio che l’accordo di partenariato vieterebbe ma come spesso accade il diavolo si nasconde nei dettagli”.

L’accordo raggiunto in tema di Brexit è un’ottima notizia per il settore caseario, come evidenzia in una nota Assolatte. “Aspettavamo questo momento da tempo e abbiamo insistito in ogni sede per il raggiungimento dell’intesa- sottolinea Paolo Zanetti, presidente di Assolatte- Il Regno Unito è un mercato chiave per il settore lattiero caseario nazionale, segnala Assolatte, ed è la terza destinazione per i formaggi italiani. Un mercato che assorbe secondo i dati del 2019 oltre 40 mila tonnellate di formaggi per un valore di 284 milioni di euro. Eravamo molto preoccupati per un’ipotesi di hard Brexit, che avrebbe portato con sé dazi e quote per l’export. Vedremo ora nel dettaglio i contenuti dell’accordo e il capitolo dedicato alla tutela delle nostre Dop, ma il solo fatto di aver messo la parola fine ad un confronto durato tanti mesi è di per sé un ottimo risultato”. Grazie all’accordo raggiunto, le imprese nazionali potranno continuare a contare su un importante mercato di sbocco per le eccellenze casearie italiane che non ha ceduto neanche il questo 2020. Il trend ha registrato perfino una leggera crescita (+0,7%), nonostante il Covid-19.

(Fonte Ansa)

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