Marco Bormolini
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Champagne BOLLINGER: Entreprise du patrimoine vivant

Bollinger Patrimoine Champagne Bollinger Vivant Gruppo Meregalli Champagne Entreprise Entreprise Du Patrimoine Vivant

Vivant Bollinger Entreprise Champagne Entreprise Du Patrimoine Vivant Gruppo Meregalli Champagne Bollinger Patrimoine

a cura di Marco Bormolini

© Riproduzione riservata

“Bolly” dicono gli inglesi, nomignolo per chiamare Bollinger, una delle Maisons più tradizionali dello Champagne. Ci troviamo ad Aÿ, epicentro dell’appelation Champagne. “Grazie di averci portato il sole ”– così ci saluta la Champagne ambassador Caroline Brun, la nostra guida in questa visita esclusiva.

Foto-sede-Bollinger

Bisogna infatti sapere che Bollinger non è visitabile al pubblico, apre le porte solo ai professionisti del mondo del vino. “Perché non tutti potrebbero capire il grande valore e il lavoro che sta dietro questa Maison– continua Caroline- che ci accompagna subito verso l’esterno per iniziare questo viaggio. 168 ettari di proprietà, di cui l’85% Grand e Premiers cru, considerata che la media in Champagne è di circa due ettari per vigneron, capite il peso specifico di Bollinger, un’azienda ancora oggi a conduzione familiare. Alcuni punti fermi, vitigno principale, o cépage alla francese, Pinot Noir, dna dell’azienda, come lo stile inconfondibile e una specificità di grandi riserve di magnum.

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Caroline Brun, Champagne Ambassador fa da guida da Bollinger

STORIA

All’inizio furono tre uomini a fondare la cantina, il 6 febbraio 1829.  Athanase de Villermont, un nobile che aveva ereditato terreni nell’area di Aÿ, che però non voleva far apparire il proprio nome, Paul Renaudin, conoscitore di vino e uomo della produzione e Joseph Bollinger, un tedesco, quello che oggi chiameremmo un commerciale. I tre mettendo insieme le proprie forze fondarono la Renaudin-Bollinger & Cie. Joseph Bollinger aveva fiuto per gli affari, qualche anno dopo sposò nel 1837 Louise-Charlotte, figlia del nobile. Considerato il fatto che Renaudin non aveva eredi, Bollinger divenne ben presto l’uomo forte e mise il suo cognome sulle bottiglie, così com’è oggi. Nel 1923 passò il timone al nipote Jacques Bollinger, che non ebbe affatto vita facile. Tra fillossera, rivolta dei vigneron e grande guerra, Jacques Bollinger passerà la sua vita a ricostruire, prima di morire durante la seconda guerra mondiale del 1942 e passare il comando della maison nelle mani di sua moglie, Elizabeth Law de Lauriston Boubers, più nota come Lily Bollinger. Sarà proprio lei a dedicare la sua vita intera all’azienda, e gettare le basi per Bollinger come la conosciamo oggi, oltre a coniare alcuni must. “Bevo Champagne quando sono felice, e quando sono triste. A volte lo bevo quando sono sola. Ma quando sono in compagnia lo considero indispensabile. Mi ci diverto quando non ho fame, e lo bevo quando ne ho. Altrimenti non lo tocco, a meno che non abbia sete”.

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Una bottiglia di Champagne Bollinger e come sfondo la foto di Lily Bollinger

 

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CHAMPAGNE DA GENTLEMAN

L’obiettivo di Lily Bollinger è stato creare uno champagne da gentleman, mission ancora oggi valida. Ma tra i filoni dell’azienda anche il tema della biodiversità, più le radici sono sane e più la pianta può scendere nel terreno per trovare quei sali minerali di cui ha bisogno. Bollinger è stata la prima azienda dello Champagne a essere nominata Entreprise du patrimoine vivant, un riconoscimento del savoir-faire francese. Difatti è una della Maisons più rispettata anche dagli stessi vigneron. Ci dirigiamo verso Clos Saint-Jacques e Chaudes Terres, vigneto sperimentale di Bollinger e altra vera e propria chicca, ancora si può vedere come era la vigna piede franco un secolo fa prima dell’avvento della fillossera, da cui si produce la cuvée Vieilles Vignes Françaisesil. Attraversiamo la strada in una “rue” dove in alcuni periodi dell’anno è possibile ancora vedere le botti che attraversano la strada, facendole rotolare come si faceva una volta per portarle all’imbarco del fiume Marne per prendere la via dell’export, oggi in più di 100 paesi del mondo.

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Clos Saint-Jacques e Chaudes Terres, vigneto sperimentale di Bollinger da cui si produce la cuvée Vieilles Vignes Françaisesil

 

TONNAUX E CHAMPAGNE

L’utilizzo del legno qui è una vera e propria arte. Il vino fermenta e riposa in più di 3.500 tonneaux. Un lavoro artigianale, la Maison può contare su un proprio mastro bottaio, Fabrice Gass, professione tonnelier, oltre a scegliere personalmente il legno, il “bois” proveniente dalla foresta di Reims, ripara i tonneaux dove il vino più pregiato fa sia la prima fermentazione che la malaolattica. Capiamo che cosa significhi essere un Patrimoine Vivant, ogni botte è marchiata con un codice a barre, una vera e propria carta di identità che ci dice la provenienza dei legni, se c’è stata una riparazione, oltre a tutte le informazioni sul contenuto, dalla tipologia del vitigno, cru, annata. Il contatto con legno e ossigeno vaccinano il vino all’ossidazione, per avere la possibilità di un’evoluzione nel tempo. Tra tradizione e innovazione vediamo anche una macchina lava botti. “Questa è la Spa dei tonneaux”– unica in Francia. La tonnelerie è una delle ultime in Champagne, molti oggi si affidano all’acciaio, dove a Bollinger fanno fare la prima fermentazione ai vini non millesimati, gli attrezzi del mestiere tra martello e scalpello servono per modellare le botti dove riposeranno grandi vini.

Botte Bollinger unica con codice a barre identificativo
Botte Bollinger unica con codice a barre identificativo

 

TESORO BOLLINGER

Dalla tonnelerie accediamo direttamente alle cantine di affinamento di Bollinger. Sono più di 6 km di tunnel tra bottiglie accatastate in maniera perfetta, magnum e altri tesori. Ci sembra di stare come dei bambini in un parco giochi, temperatura costante a 12 gradi, ma a riscaldarci gli animi basta guardarsi intorno, tra 750.000 magnum a riposo sui lieviti anche più di dieci anni. Sarà poi lo Chef de Cave Gilles Descôtes a utilizzare sapientemente questi vini per l’arte dell’assemblage, per fare la Special Cuvée e gli altri vini. Per capire l’azione dei lieviti sul vino Caroline fa un paragone tra una mela e lo Champagne ci aiuta. “Dopo la malaolattica il vino è come se fossa una mela golden, mentre a fine della fermentazione come una torta di mele”. Ma anche la pittura può essere utile per spiegare meglio il concetto di cru. “Ogni villaggio è un colore, l’assemblaggio è come la pittura, tanto più è preciso e lineare tanto più avremo un quadro fantastico”. Dovremo pagare dazio a Caroline per l’utilizzo di queste metafore, prima di avvicinarci al tesoro di Bollinger. Due “vinothèque”, quella dedicata ai vecchi vini di riserva in magnum, denominata appunto La Réserve, e la Galerie 1829, una memoria del passato, qui varrebbe la pena di scomodare Proust. Sono conservate gelosamente tutte le bottiglie storiche, dal cambio di etichetta al nuovo formato. Una galleria del vino, ben 65 annate tra il classico millesimato (Année Rare/La Grande Année), l’R.D. e il Vieilles Vignes Françaises su circa 7.500 tra bottiglie, magnum e anche jéroboam, tutto catalogato e diviso per tipologia e annate. Bottiglie dal valore inestimabile, il primo millesimato di Bollinger del 1830, due magnum di 1886 un anno dopo la produzione di Magnum, due bottiglie di Bouzy Rouge 1895, il primo vino rosso prodotto da Bollinger. Un vero tesoro, arricchito anche dalla scoperta fatta da Bollinger, durante un lavoro di catalogazione sono stati scovati dietro pile di bottiglie accatastate dei magnum di annate storiche, pare fossero risalenti alla seconda guerra mondiale, nascoste per non farle trovare ai tedeschi.

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CHAMPAGNE 007

Solo a Bollinger può succedere di far nascere la collaborazione con 007 quasi per caso. Un incontro tra James Bond e lo champagne Bollinger, iniziato nel 1973 con “Vivi e lascia morire”. Monsier Bizot, nipote di Lily Bollinger oggi a capo dell’azienda, era amico del produttore cinematografico Broccoli. Perché non mettiamo una bottiglia di Champagne in un film? Così è nata la partnerhisp con 007. Una scelta per esaltare l’immagine raffinata dell’agente segreto al servizio di Sua Maestà con un grande champagne, per rafforzare il legame con il Regno Unito, tanto da diventare fornitore ufficiale della casa reale inglese. Edoardo VII andando a giocare a polo disse in maniera affettiva: Where’s my Bolly boy? Paura per la Brexit? Difficile fare previsioni, anche se il posizionamento su una fascia medio alta, non dovrebbe cambiare le abitudini dei sudditi di Sua Maestà. E dopo tante storie arriva il momento della degustazione di tre vini.

007

 

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BOLLINGER Special Cuvée

Il vino emblema della maison, l’etichetta più prodotta e anche la più rappresentativa. Una sans année, il risultato dell’assemblaggio di vini vintage e di riserva a base di pinot nero (60%), chardonnay (25%) e pinot meunier (15%). Il vino, prima della sboccatura, affina sui lieviti per almeno tre anni, dosaggio intorno agli 8 grammi litro. Vino di base che farebbe impallidire anche cuvée ben più blasonate, grande equilibrio e bevibilità, sentori erbacee e crosta di pane, bocca cremosa e persistente per un timbro di fabbrica.

 

BOLLINGER Rosé

La leggenda narra che Lily Bollinger non volesse che la sua maison producesse un vino rosé, perché era il vino che bevevano le “cocotte” in camerino. Una resistenza durata anche dopo la morte di Lily nel 1972, solo nel 2008 dove vari studi e ricerche si decide di produrre un rosé. Blend di pinot nero (62%), chardonnay (25%) e pinot meunier (14%), viene aggiunto anche una percentuale di vino rosso proveniente dai terroir di Aÿ e Verzenay, che rende questo Champagne più vinoso. Affinamento sui lieviti per almeno tre anni, dosaggio intorno ai 7 grammi litro. Una bella personalità, sentori di frutta rossa, in bocca è lungo e avvolgente, anche a Lily immortalata con la sua bicicletta tra i vigneti sarebbe piaciuto.

 

BOLLINGER La Grande Annéé

2005 annata molto calda, dopo un 2004 dove a prevalere era stato un meteo freddo. Pioggia solo prima della vendemmia, una grande annata per un grande vino. Al naso siamo già su sentori terziari, c’è evoluzione, complessità, si va da un vanigliato vellutato a una frutta secca matura e anche qualche nota mielosa. In bocca c’è tutta la freschezza e l’acidità che viene data dalla prevalenza di Pinot Nero al 70%, cremosità e avvolgente che si fanno più intensi, per un campione dell’enologia francese che sta a contatto con i lieviti sette anni. Una grande struttura, un vino a tutto pasto di cui non si riesce più a fare a meno tanto è la bevibilità, pulizia in bocca per accompagnare dei piatti a base di pesce.

Degustazione
I vini degustati

 

+INFO: www.champagne-bollinger.com/

 

Champagne Bollinger è distribuito in Italia in esclusiva dal Gruppo Meregalli
www.meregalli.com/it/prodotti/wine/produttore-0131/bollinger

Scheda e news: GRUPPO MEREGALLI


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