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E’ stato pubblicato il rapporto ISMEA sulla domanda e l’offerta dei prodotti alimentari nelle prime settimane di diffusione del virus. Riportiamo di seguito l’analisi relativa al settore vino. Il 2020 era iniziato con incognite importanti.

 

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Una su tutte i dazi americani che, seppur non nell’immediato, rappresentavano una possibile minaccia per il settore (dovendo essere rivisti all’inizio dell’estate). A questo, si era poi aggiunto il rallentamento dell’economia cinese, peraltro accentuato dalla crisi sanitaria che si stava manifestando già dall’inizio dell’anno e, in ambito europeo, le tensioni legate alla definizione della Brexit.

A ciò è poi subentrata l’emergenza sanitaria globale derivante dalla rapida diffusione del Coronavirus, con l’attivazione di misure che hanno rapidamente portato in lockdown ampie aree geografiche, sia in Europa che nel resto del mondo.

 

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Tra i paesi interessati, ce ne sono diversi che rivestono un ruolo molto importante per il vino italiano, come ad esempio il Regno Unito e gli Stati Uniti. A pesare è soprattutto il forte ridimensionamento della domanda da parte dell’Horeca, il principale canale per il consumo in questi Paesi. Facendo una stima molto approssimativa, e tenendo conto di due mesi di difficoltà a livello mondiale, potrebbero essere a rischio esportazioni per quasi un miliardo di euro.

Chiaramente, tutto dipenderà da quando e con quale ritmo riprenderanno i consumi, soprattutto fuori dalle mura domestiche. Se nelle prime settimane della crisi sono risultati abbastanza regolari gli ordini e le consegne verso i principali paesi esteri, il fermo totale dell’Horeca ha reso estremamente preoccupante la situazione soprattutto per il prodotto di gamma più alta portando al blocco di alcuni contratti e al mancato rinnovo di altri.

In tema di domanda interna, invece, è stata registrata una richiesta sostenuta – almeno fino alla metà di marzo – da parte della GDO che ha addirittura generato un aumento delle uscite dalle cantine. Il calo della domanda complessiva, tuttavia, si sta concretizzando in maniera evidente in questi giorni e si pensa si protrarrà per diverse settimane. L’aumento della domanda da parte della GDO, importante ma comunque inferiore alla media complessiva, non riuscirà a compensare le perdite accumulate, non tanto in volume, quanto a valore, essendo le produzioni medio-alte quelle che trovano maggiore collocazione nel canale Horeca.

 

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La chiusura di alberghi, agriturismi e ristoranti, poi – oltre a sottrarre un naturale sbocco per le produzioni nazionali – ha anche annullato un validissimo supporto promozionale dei prodotti verso gli acquirenti italiani e stranieri. In questa fase emergenziale, il settore sta anche fronteggiando alcune difficoltà di tipo logistico che riguardano l’approvvigionamento di materiale di confezionamento. Molte vetrerie, per esempio, sono in Veneto e Lombardia e lavorano a ritmo ridotto, così come alcuni prodotti, quali etichette/cartoni, necessitano di materie prime spesso proveniente dall’estero con qualche difficoltà. Nonostante la situazione, i prezzi all’origine risultano sostanzialmente stabili nelle prime settimane interessate dai decreti restrittivi.

Ciò soprattutto in relazione al fatto che si tratta di un prodotto stoccabile. Non bisogna tuttavia trascurare che nel mese di agosto prenderà il via una nuova vendemmia che, stante l’attuale situazione di mercato, potrebbe rivelarsi critica per le cantine, la cui capacità di immagazzinaggio è ovviamente limitata. Pertanto, qualora nei prossimi mesi la situazione fosse ancora in stallo, potrebbero tornare utili interventi volti a favorire la riduzione delle scorte di vino, così come misure (es. vendemmia verde) per alleggerire la prossima vendemmia. A tale riguardo, si segnala la richiesta di questi giorni (Assodistill e Alleanza della cooperazione) di procedere a una distillazione volontaria, in modo da alimentare le distillerie con alcool da destinare alla produzione di igienizzanti.

Per il report completo ismea su tutte le filiere agroalimentari clicca QUI

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