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Tra i nuovi trend del panorama del beverage che vedono il “senza” andare sempre forte, l’edizione di Vinitaly sarà anche il banco di prova per i vini no alcol. Il mercato dei vini senza alcol sta registrando tassi da record a livello globale, secondo una ricerca Nielsen le vendite sono aumentate del 43% nella prima metà del 2021, diventando così la seconda categoria del comparto enologico in più rapida crescita l’anno scorso. In salita anche la produzione, per l’Iwsr – Drinks Market Analysis Limited, i no-low alcohol oggi rappresentano in volume il 3,5% dell’intero comparto bevande alcoliche, la previsione per il prossimo triennio è per un raddoppio, con un tasso di crescita dell’8% entro il 2025.

Tra le novità più attese alla 54^ edizione del Vinitaly c’è Steinbock Selection Dr. Fischer, un prodotto di Martin Foradori Hofstätter che ha scelto Vinitaly per presentare la sua nuova etichetta priva di alcol. Si tratta di un vino fermo realizzato con una selezione di Riesling della Mosella, della stessa famiglia del vino dealcolato con le bollicine, Steinbock Alcohol Free Sparkling, presentato dal produttore altoatesino lo scorso anno. Ma a destare interesse sono anche i numeri, con il lancio con la prima produzione di 21.000 bottiglie della scorsa primavera, quest’anno la previsione parla 120mila bottiglie dello sparkling e 15mila della nuova referenza. Anche Sandro Bottega a Vinitaly accenderà i riflettori su due sparkling e un amaro. Prodotti apprezzati i primis dallo stesso produttore veneto, che in una recente inchiesta realizzata da Lara Loreti per il Gusto di Repubblica ha dichiarato che la domenica mattina preferisce bere l bollicina analcolica al posto del succo di arancia concentrato che, in quanto pastorizzato, perde le proprietà del frutto. Una tradizione diffusa nei Paesi anglosassoni bere uno spumante a colazione in hotel è tipico, visto che nelle bollicine di Bottega non c’è pastorizzazione, è come bere uva fresca, non si tratta di un vino a cui viene tolto l’alcol, ma un succo d’uva.

Ma non mancano anche le critiche da chi ritiene questi prodotti troppo lontani dal vino e che quindi dovrebbero avere uno spazio per loro a Vinitaly, come la presa di posizione di Assoenologi e del suo presidente Riccardo Cotarella secondo il quale i prodotti senza alcol dovrebbero avere dedicato un padiglione a sé rispetto ai vini veri. Simile anche la posizione di Coldiretti, per Domenico Bosco, responsabile della filiera vitivinicola di Coldiretti, sarebbe meglio se tra vini e prodotti dealcolati non ci fosse commistione e basterebbe chiamare questi prodotti con il proprio nome, facendo un parallelismo con il latte e il latte di soia, segnalando che non si può ignorare che ci sia una fetta di mercato che li richiede e che si aspetta di trovarli in una fiera come Vinitaly.

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La normativa europea con il Regolamento Ue 2127/2021 ha introdotto la produzione di vini low alcohol e senza alcol, manca però è un regolamento secondario per fare chiarezza sull’applicazione della norma e quindi su quali pratiche enologiche aggiuntive possano essere autorizzate. Sul tema ci sono stati interventi dal Comité Vins in rappresentanza dell’industria europea, il dibattito in merito è ancora aperto.  Uno snodo cruciale riguarda l’eventuale aggiunta di aromi esterni, il punto è che nel processo di dealcolazione, con l’alcol che evapora ad 80 gradi, si rischia di bruciare gli aromi, ma ci sono tecnologie che impediscono la perdita dei profumi, come la distillazione sottovuoto.

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