Tag

Wine Monitor

Browsing

Gli spirits sono le bevande alcoliche che più di tutte hanno sofferto a causa della pandemianel 2020 i consumi di amari, liquori e distillati si sono ridotti del -20% rispetto al 2019 a causa in primis della chiusura e delle restrizioni che hanno interessato l’Ho.re.ca., canale fondamentale per il settore da dove prima dell’emergenza Covid-19 passava ben il 54% dei consumi.

E’ un quadro a tinte fosche quello che emerge dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, presentato nel corso dell’anteprima di wine2wine, l’evento online che tratterà temi legati al vino sino al 24 novembre. Solo un’azienda vitivinicola italiana su 10 aumenterà il proprio business nel 2020, mentre per oltre 7 su 10 le vendite totali vedranno un saldo in negativo.

Vini rossi Dop della Toscana leader nel mercato europeo. Un valore complessivo delle esportazioni nel 2018 pari a 518,6 milioni di euro, contro i 273,7 del Veneto e i 242 milioni del Piemonte in tutti i principali mercati, in particolare in Germania, Uk, Francia, Paesi Bassi e Belgio. È quanto emerge dalla ricerca Wine Monitor Nomisma per Consorzio Vino Chianti.

È ormai la tipologia di vino più consumata in Italia e nel Regno Unito (e presto anche negli Usa), la più presente sulle tavole dei ristoranti del Belpaese, quella più avvantaggiata – assieme agli sparkling – dal cambiamento climatico e all’approccio femminile alla bevanda.  Ma soprattutto è una leva fondamentale per l’export del prodotto enologico made in Italy.

Aumentato del 25% il numero degli espositori esteri presenti all’interno del padiglione International_Wine Hall; sold out degli spazi in quartiere già a dicembre 2017; incoming di delegazioni commerciali selezionate da 58 Paesi; una media di operatori professionali provenienti ogni anno da 140 nazioni (nel 2017, 128 mila presenze totali di cui 48 mila dall’estero, di cui 30.200 buyer accreditati da 142 Paesi); una crescita costante dell’offerta “green” con le aree ViVIT, VinitalyBio e Fivi; una innovativa directory online con 4.319 espositori da 33 Paesi e 13.000 vini iscritti ad oggi che, attraverso un portale informativo in italiano, inglese e cinese, consente un matching b2b tutto l’anno, progettato lungo la linea del nuovo sviluppo di servizi digitali previsto dal pianto industriale.

L’Italia del vino chiude il 2016 con un record di vendite in Cina (+32,7%, 120,2mln di euro) ma le distanze con i competitor paradossalmente aumentano. Tanto che – secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Paesi terzi curato da Business Strategies e Nomisma Wine Monitor – il totale dei rossi Dop italiani venduti nel gigante asiatico vale dieci volte meno delle importazioni del solo Bordeaux francese. E sui ‘fermi imbottigliati’ la crescita italiana nel 2016 in termini di valore è di 3 volte inferiore ad Australia e Francia, mentre aumenta le distanze anche il Cile.

Nove consumatori su dieci sono disposti ad acquistare uno spumante “alternativo” e c’è anche chi è disponibile a pagarlo di più rispetto alle altre bollicine. Zona di produzione circoscritta, appartenenza ad una doc, vitigno autoctono sono i tre requisiti richiesti. Nell’ambito del Durello&Friends, Denis Pantini ha presentato i risultati di un indagine di Wine Monitor sui consumatori di vini spumanti commissionata dal Consorzio di Tutela del Lessini Durello.

Pur a fronte del rallentamento economico e della debolezza delle valute nazionali che hanno colpito i BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), i primi 8 mesi del 2015 mettono in luce un incremento nell’import di vino aggregato per i 4 mercati superiore al 12% (in volume) e di quasi il 22% se misurato in euro. A trainare la crescita è la Cina, in pieno recupero rispetto a quanto accaduto l’anno passato (+ 43%), seguita dall’India (+12%) e dal Brasile (+2%).