Carlo Carnevale
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Archivio Storico: la tradizione di Napoli da portare a casa

Archivio Storico - Napoli
Archivio Storico – Napoli

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C’è una Napoli decantata, invidiata e apprezzata nel mondo, che viaggia in parallelo (purtroppo) con i suoi guai e i suoi malanni di vario genere. Una città che troppo spesso vede le sue bellezze e le sue ricchezze contrastate dal lato oscuro della luna, a volte così pesante da offuscare la strepitosa storia di questa terra. In un angolo del quartiere Vomero, l’Archivio Storico cura e difende le radici di Partenope, proponendo un connubio tra gusto e cultura per sfuggire al caos dell’attualità. L’ultima trovata ha anche una missione innovativa: i cocktail à porter.

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UN LOCALE IN MISSIONE – Luca Iannuzzi è il patron del locale, nel quale storia, tradizione e novità si stringono le mani. La missione è chiara e complicata: difendere il passato per tramandarlo anche grazie al buon mangiarbere. “L’Archivio Storico nasce in realtà in maniera casuale. Io sono Cavaliere del Sacro Ordine Costantiniano di San Giorgio (il più antico ordine cavalleresco della cristianità, nonché il più antico in assoluto), legato alla famiglia Borbone, e mi sono reso conto che non c’erano luoghi a Napoli nei quali venisse contemplata la vera storia di Napoli capitale, le verità storiche sulle invasioni, su Garibaldi, sugli inglesi. Per cui mi venne l’idea di realizzare un polo che fosse prima di tutto vicino al concetto milanese ed europeo di american bar, ma conservasse il respiro di un tempo; la proposta culinaria si rifà a Napoli capitale, con ricette dei tempi dei Borbone e dei Monzù, utilizzando spesso le stesse materie prime, perciò anche complessa”.

Luca Iannuzzi – Archivio Storico – Napoli

PRENDI E PORTA A CASA – Il legame con il passato è quindi fortissimo, così come quello con il territorio e le materie prime di qualità eccelsa. Ma l’innovazione è la chiave dell’evoluzione, e l’Archivio Storico ha recepito anche questo dal suo credo. È sorta così l’idea dei cocktail à porter: i drink dell’Archivio direttamente in bottiglia, così da portare il concetto e la storia a casa o ovunque. “Studiavamo l’idea già da qualche tempo, insieme ad Alex Frezza, direttore dell’Archivio fino a un paio di anni fa. Imbottigliare i nostri cocktail: avevamo i nostri prodotti di nicchia, ricercati, il nostro modo di fare drink, ma l’idea era quella di renderli parte di una confezione e venderli per l’asporto. Il tutto è diventato più interessante perché ci sono società di delivery che si occupano in maniera specifica di food&beverage, quindi il servizio ora è veloce e molto più efficace rispetto a prima”. Il packaging prevede un bottiglia da 0.50 o 0.75 e un kit con bicchieri e ghiaccio, un pacchetto completo che viene recapitato a casa. “È un’idea originale per un pre dinner o after dinner, o meglio ancora un regalo quando si è ospiti da amici, al posto della solita torta”.

L’AMORE DI UNA MAMMA – Napoli e il Sud in generale difende radici che affondano in un terreno millenario, e per quanto affascinanti e solide possono rivelarsi un ostacolo per un business del genere: “A casa di chiunque abbiamo il vino o il limoncello fatto in casa, prodotto con ricette che vengono tramandate. E questo lega molto meno il meridionale alla cultura del bere prodotti che siano imbottigliati da altri, benché siano prodotti di eccellenza e rispecchino profili di mixology altissimi. In realtà piace rimanere legati alla tradizione, lasciarsi catturare solo relativamente da esperienze di tendenza. Napoli è come una mamma che conosce bene i propri figli: ci lascia vestire in maniera strana, fare i capricci, ma sa che prima o poi torneremo a casa, o comunque non abbandoneremo mai le nostre origini. Il sud Italia è stato occupato da tutto il Mediterraneo nel corso dei secoli: turco-ottomani, normanni fino alle potenze europee. Ci hanno lasciato qualche abitudine, culinaria o nel linguaggio, ma siamo rimasti fedeli a noi stessi. Siamo abituati a vedere cose nuove e diverse, ma noi resistiamo con la nostra cultura, anche e soprattutto a tavola e nel bicchiere”.

Archivio Storico – Napoli

A PICCOLI PASSI – La volontà di far scattare una molla e intercettare un nuovo trend (nuovo al Sud almeno) rimane forte, anche se la risposta al progetto, partito ad aprile, è ancora tiepida. Il tocco in più in ogni caso è stato proposto: “I cocktail à porter ovviamente non sono una novità assoluta: erano già in uso e c’erano esempi nella grande distribuzione, ma concettualmente molto meno freschi. Si trovano bustine liofilizzate di drink pre-confezionati, che vanno allungati. È una proposta sen’altro autorevole, ma diversa dalla nostra idea di bottiglia, perché da noi anche il contenitore è personalizzato, con l’etichetta numerata, insomma un concetto che rende tutta l’esperienza gradevole”. Lo scoglio più corposo da aggirare sembra essere quello culturale: “La risposta c’è stata, l’idea ha un riscontro che però proporzionato alla propensione al bere a casa. Qui abbiamo la tendenza a uscire per bere, sono pochissime le persone che si preparano un drink a casa, non è la nostra cultura. Abbiamo voglia di bere in compagnia, per cui il concetto di rimanere a casa e fare da sé rimane ancora un po’ strambo da recepire. Quindi è accolto, ma in maniera relativa”.

ARIA APERTA – Gli usi, i costumi e le abitudini dunque, ovvero le àncore da cui è più difficile staccarsi, soprattutto quando così stabili e riconosciute come quelle napoletante. Uno spiraglio si vede, in ogni caso: “Credo sia qualcosa di squisitamente culturale, se non addirittura territoriale. L’abitudine a prepararsi drink a casa o bere superalcolici sul divano è legata molto al clima. Le città più fredde, italiane o europee, hanno una propensione al consumo di alcool in casa ben maggiore, per ovvi motivi. Mentre al sud c’è una situazione climatica che invoglia a uscire molto di più. È difficile che un napoletano resti a casa per più di due o tre giorni a settimana; scendiamo in strada anche solo per un caffè o una chiacchierata, di qui la propensione a bere fuori”.

LA CHIAVE – Di pari passo va la comprensione del sapere bere, di quel know how che a Milano e in Europa, ad esempio, sta trasformando ogni drink in vere e proprie esperienze sensoriali: “La realtà del beverage è in forte espansione, qui a Napoli fino a cinque anni fa con l’Archivio Storico eravamo una delle pochissime realtà che potevano parlare di mixology vera e propria. Nell’ultimo periodo si è riscontrata una sempre maggiore inclinazione all’uso di prodotti ricercati, a creare proposte proprie. Quindi si stanno definendo dimensioni molto valide, perché questa idea si espande a macchia d’olio: fare una cosa e farla bene contagia poi chiunque respiri lo stesso ambiente. Come diceva John Ford, quello che è appannaggio di pochi diventa appannaggio di tutti e si realizza un’evoluzione culturale. In questo momento storico Napoli ha delle vere e proprie eccellenze, ha ben poco da invidiare a Roma, Firenze o Milano”. Uno dei segreti? “Abbiamo iniziato a usare il misurino…”.

VIAGGIO AL CENTRO DELLA STORIA – Evoluzione, tradizione, storia. Sono le parole chiave che Archivio Storico marchia a fuoco sulla propria bandiera, virtualmente posta in mezzo ai numerosi vessilli che tappezzano gli interni del locale. Da un lato c’è la passione per le origini: “Nel complesso, chi visita l’Archivio Storico riceve pillole di cultura, gli viene spiegato cosa è successo realmente, perché ci hanno fuorviato con realtà parziali se non addirittura di parte, dato che la storia è scritta dai vincitori”. Il piacere di comunicare e raccontare determinate cose, legato a principi di divertimento, allegria, convivialità, quindi senza appesantire questa trasmissione di cultura, in un viaggio nei meandri dei tempi andati. “Nel mio immaginario c’è qualche giovane napoletano che possa invitare amici o persone di passaggio a Napoli a bere all’Archivio Storico per far capire loro cosa davvero sia un bistrot napoletano di un’epoca diversa. All’interno del locale sono esposti ed elencati 50 primati partenopei, ci sono i meridionali famosi nel mondo di prima e seconda generazione, nel campo di politica, sport, spettacolo. Sono descritte una serie di innovazioni portate dai sovrani illuminati, in cinque stanze, ognuna di esse dedicata a un re con annessa cronistoria di quel che ha fatto per la città di Napoli e per il Regno delle Due Sicilie. È un locale dedicato alla napoletanità, quella vera, di un tempo che forse abbiamo dimenticato legandoci troppo alla pizza, al sole e al mandolino”.

IL FUTURO È LA TRADIZIONE – I cocktail à porter non sono però un’apertura decisiva nei confronti nel nuovo, non son un cambio di rotta. Al massimo si tratta di uno sguardo al diverso, per portare le proprie idee anche più lontano: “L’elemento accessorio è una possibilità per chi ci apprezza di bere le nostre proposte anche altrove. Tanto che la proposta a porter riguarda solo prodotti d’Archivio: il Negroni in bottiglia è lo stesso del banco, senza nessun tipo di eccezione. L’Archivio Storico è in continua evoluzione, cerca sempre di allineare le sue idee alla realtà sociale in cui vive e anche all’amministrazione culturale e storica a cui fa riferimento. Il cocktail à porter non sarà l’unico esperimento, ma nemmeno sarà un adeguamento estremo. Noi rimaniamo un american bar, un bistrot di profilo eccellente, e vogliamo servire i nostri clienti qui”. Tra le mura di un locale ricco di storie da raccontare e ricordi da tramandare, con una cultura vecchia di secoli che rispecchia in ogni goccia di ogni drink. Al bancone o a casa.

+info: www.archiviostorico.com/

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