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Sembra il claim di una marca di birra analcolica qualunque ed invece è quello che sta avvenendo nel mercato italiano ed internazionale. È un boom di consumi e di nuovi prodotti, che sono oramai entrati a pieno titolo nelle abitudini di milioni di persone. E come confermano le statistiche, è solo l’inizio. Il fenomeno è ormai esploso e Assobirra (l’associazione italiana dei produttori di birra e malto) dedica nel suo ultimo Report 2023 un focus specifico, a cura di Margo Schachter, che di seguito riportiamo.

Solo fino a qualche anno fa, la birra analcolica era un prodotto al singolare, nel senso che fra gli scaffali dei supermercati se ne trovava, nel migliore dei casi, una sola proposta. Era una bevanda di nicchia, esistente da sempre ma destinata a chi per intolleranza all’alcool, motivi religiosi o di salute voleva o doveva astenersi. Era una birra “senza” gradazione alcolica ma anche senza gusto e senza gioia, almeno nell’immaginario collettivo. Oggi le proposte invece sono decine e la birra analcolica o a bassa gradazione è diventata una birra “con”, nuove proprietà e nuovi valori. Abbiamo cambiato prospettiva.

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UN NUOVO APPROCCIO SPECIALE

Era la birra per chi doveva mettersi al volante o per convalescenti e astemi: la birra analcolica non è mai stata trendy, era un prodotto privativo, definito per esclusione. Oggi invece la birra analcolica e quella low-alcol si inseriscono in un’evoluzione globale dei consumi e dei gusti collettivi: maggiore conoscenza e attenzione all’alimentazione, ricerca di prodotti salutistici e di qualità premium, riduzione del consumo di alcolici, crescita di bevande e drink da bere al di fuori dei pasti e all’interno del contesto domestico. Sono tante le cause contingenti che stanno (neanche così lentamente) portando queste nuove birre leggere ad avere un ruolo nelle nostre nuove abitudini.

Si stima (dati Future Market Insights) che il mercato mondiale della birra analcolica sia destinato a raddoppiare il suo valore nell’arco di dieci anni, passando da circa 18,6 miliardi di euro a oltre 38,6 miliardi nel 2032, crescendo con un tasso annuo del 7,8%. All’estero il fenomeno è letteralmente esploso, basta fare un giro fra i bar spagnoli o i pub del Regno Unito, e anche nel nostro Paese si registra una crescita costante. Secondo i dati di AssoBirra 2022, il consumo di birre no e low alcool è cresciuto passando da una quota dell’1,30% del 2020 all’1,78% nel 2022. Lo spazio è quindi ancora amplissimo ma i segnali sono incoraggianti.

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DA BEVANDA ALIMENTO A PIACERE EQUILIBRATO

Basta girare per una città europea per rendersene conto. Nei cocktail bar spopolano le drink list no o low-alcool ed è cresciuta una tendenza di mixology dedicata. Infatti, non è infrequente vedere comitive di amici appartenenti alla GenZ o Millennials che escono a cena e non ordinano del vino; a gennaio sui social network impazza l’hashtag #dryjanuary con cui viene documentato il mese di astensione volontaria dall’alcol con cui sempre più giovani si cimentano. Non è una demonizzazione o una scelta radicale bensì un approccio “flexitariano”, più consapevole ed equilibrato nei confronti della propria salute e quindi dei distillati, vini e alcolici in generale, birra inclusa.

Quelli che sono stati per secoli alimenti consumati come parte della dieta quotidiana stanno progressivamente occupando nella mente e nelle abitudini il ruolo di un piacere speciale, da celebrare, anche scegliendo in modo accurato le proprie bottiglie. Il concetto di consumo responsabile si declina così sotto una nuova luce e si intreccia con il tema del benessere personale. La responsabilità anche nel consumo di alcolici non si limita più al solo pericolo degli incidenti stradali ma in una ricerca da parte degli italiani di abitudini alimentari sane e nel voler curare il proprio aspetto esteriore, senza rinunciare al tempo con gli amici.

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DA PRODOTTO FUNGIBILE ALLA RICERCA DELLA QUALITÀ

Dal binomio pizza e birra, la bionda sta superando i confini dei momenti di consumo a cui era relegata, almeno nell’immaginario collettivo. Non solo pizza, non solo in estate, non solo semplicemente “bionda”, l’avvento del fenomeno birra artigianale è coinciso con una maggiore conoscenza di varietà e stili, ha aperto le porte alle birre premium anche in GDO, a birre stagionali o aromatizzate, ha portato negli anni ad una differenziazione ma anche ad una crescita dei consumi, arrivando a superare il record storico di oltre 35 litri pro capite per un totale di 2 miliardi di litri nel 2022. Si beve più birra ma si beve soprattutto meglio, con una crescita in termini di qualità e di offerta: ad ognuno la sua, la birra viene oggi declinata in una varietà infinita di tipologie, gusti e gradazioni. Dove l’alcol non è più un ingrediente strettamente necessario.

LE DONNE PREDILIGONO BIRRE A BASSA GRADAZIONE

Tra le bevande alcoliche fermentate consumate dall’uomo in tutto il mondo la birra è quella a più bassa gradazione alcolica. Una birra chiara, la più diffusa al mondo, ha in media un grado alcolico di 4,5° corrispondente a 3,6 grammi di alcol per 100 grammi di bevanda. Di per sé la birra è già una bevanda apprezzata per la bassa percentuale di alcol, soprattutto dalle donne che indicano la moderazione (al 77%) come uno dei valori che ne guidano la scelta. Ecco perché il target femminile viene studiato con interesse, dai produttori soprattutto per le gradazioni zero che crescono nella notorietà e nella propensione all’acquisto, sia fra chi è già una consumatrice di birra ma soprattutto – dato interessante – fra chi non è una bevitrice di birra tradizionale e si mostra invece aperta a un assaggio dei nuovi prodotti “low”.

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NUOVI ORARI E CONSUMI COMPLEMENTARI

La birra analcolica si inserisce contemporaneamente in nuovi momenti di consumo possibili. A causa della pandemia e della crisi economica che ne è scaturita, vi è stata una crescita di consumi domestici un tempo appannaggio del fuori casa, che si insinuano fra la pausa pranzo e il pomeriggio, durante una pausa dal lavoro o dallo studio. Complice lo smart-working, al posto di un tè freddo o di una bibita gassata, ma con meno zuccheri e senza caffeina, la birra analcolica è una sostituta pronta da bere nel frigorifero di casa. Anche dal lunedì al venerdì e prima del canonico orario dell’aperitivo – che è anch’esso nell’era della “nuova normalità” travasato in parte fra le mura domestiche. La birra no e low-alcool si pone quindi anche in questi termini non come sostituto ma come opzione complementare anche fra i bevitori di birra stessi.

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OFFERTA FRA DENTRO E FUORI CASA

Per ora l’offerta fra gli scaffali del supermercato è cresciuta sensibilmente nell’arco di pochi anni, con le proposte dei grandi marchi che si accompagnano ad una ricerca produttiva che negli anni ha portato alla creazione di birre analcoliche o low-alcool con qualità organolettiche sempre più simili a quelle tradizionali, sia nelle versioni artigianali che in quelle da produzioni su larga scala. Nonostante ciò, le birre low e no alcol arrancano ancora fuori casa dove, almeno in Italia, sono ancora difficili da trovare alla spina. Ma i segnali di cambiamento arrivano dall’Inghilterra, dove il crescente successo del Dry January ha spinto i gestori dei locali ad ampliare la propria offerta per non perdere clientela.

Fonte Report 2022 Assobbirra:
www.assobirra.it/wp-content/uploads/2023/07/AnnualReport-2022.pdf

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