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Bottiglie aperte settima edizione: i nostri migliori sette assaggi nell’anno dei record

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E venne il settimo anno per Bottiglie Aperte. Non c’è stato tempo per riposarsi e nemmeno di crisi del settimo anno. Semmai ci piace constatare che questo evento negli anni è cresciuto diventando una kermesse in grado di diventare un punto di riferimento sia per il pubblico degli operatori del settore che per gli appassionati, i cosiddetti wine lovers. Non potevamo mancare a questa edizione di Bottiglie Aperte, anche per testare la nuova location dei Superstudio di via Tortona, dopo un paio di edizioni andate in scena al Palazzo delle Stelline.

 

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In manifestazioni di questo tipo la sede è un fattore importante e bisogna ammettere che facendo un giro la domenica abbiamo constatato un percorso enologico davvero interessante. Spazi ben organizzati e banchetti ben posizionati per ospitare una selezione di 250 produttori con oltre 900 referenze in degustazione, ben bilanciata tra grandi e piccole realtà delle principali zone di produzione vinicola del nostro Paese. Della serie: se avessi davanti una carta del vino stile Bottiglie Aperte al ristorante non ci sarebbe che da lamentarsi. Tra chicche riassaggiate, produttori conosciuti e altri testati per la prima volta, possiamo dire che ancora una volta l’organizzazione capitanata da Federico Gordini, il vero golden boy del mondo del vino, ha fatto centro, aprendo di fatto la Milano Wine Week con il suo primogenito in fatto di eventi del settore. Prima di attendere una conferma sui numeri ufficiali dei visitatori, si parla di più di 5.000 presenze nella due giorni, la conferma e la risposta più diretta sono le tante facce felici dei visitatori. Sorrisi intangibili, visti sui social prima e dopo, dal vivo durante. Gente che ci mette la faccia perché quel mix di soddisfazione e divertimento sono la benzina per continuare ad andare avanti di questo passo. Ecco i nostri sette assaggi più interessanti di questa settima edizione di Bottiglie Aperte.

 

EXTRA BRUT- LA PERLA MARCO TRIACCA

Per questa bollicina di pignola in purezza è stato addirittura scomodato il disciplinare della Alpi Retiche, che non prevedeva la produzione di metodo classico. Siamo in Valtellina, Nebbiolo e varietà autoctone si prestano bene anche alla spumantizzazione. Dosaggio basso da 2g/l, Marco Triacca proviene da una dinastia del vino che in Valtellina ha regalato delle perle enologiche e questo spumante Extra Brut è destinato a riscrivere la storia della spumantizzazione in provincia di Sondrio.

 

PECORINO VOLA VOLE’- CANTINA ORSEGNA

Cantina Orsogna è una cooperativa di oltre 500 soci fondata nel 1964 alle pendici del Parco Nazionale della Majella. Qui si è creato un raro esempio di convivenza tra sistema produttivo, integrità dell’ambiente naturale, originalità espressiva e qualità del vivere. Ci ha colpito la linea Vola Volè, unici vini biologici certificati per biodiversità in Abruzzo. Viene effettuata la selezione dei lieviti sul polline proveniente dalla flora locale. L’ape raccoglie il nettare dei fiori e per conservarlo, utilizza fermenti lattici e lieviti, pratica vecchia di un milione di anni. Da questo polline sono selezionati i lieviti per la fermentazione dei vini Vola Volé, noi abbiamo assaggiato il Pecorino e ci ha convinto, certificato Demeter.

 

IL BIANCO- QUARTA GENERAZIONE

Siamo rimasti piacevolmente stupidi quando abbiamo visto un vino bianco al banchetto di Quarta Generazione. Perché da Giovanna Paternoster siamo abituati a essere salutati a sorrisi e Aglianico del Vulture. Ma in questo caso ci troviamo di fronte a un bel Fiano in purezza, prodotto in appena 2.000 bottiglie. Un vino che fa affinamento per tre mesi sulle fecce fini in vasche d’acciaio, regalando un prodotto adatto a tutto pasto e ideale per un aperitivo viste le sue noti di freschezza. Lo chiedeva il mercato e ora Quarta Generazione è pronta anche allo sbarco a Hong Kong per testare il mercato asiatico.

CHAKRA ROSSO- GIOVANNI AIELLO ENOLOGO PER AMORE

Un piacere ritrovare Giovanni Aiello, dopo averlo assaggiato questa estate in Puglia. Bastano un paio di sorsi per riconoscere nel bicchiere il Primitivo di Gioia del Colle, l’annata 2017 si sta iniziando a stabilizzare la tratta Canale di Pirro-Milano sembra aver dato equilibrio a questo vino. Una realtà che fa innamorare, del resto il claim è enologo per amore. La particolarità del Chakra Rosso è la tecnica utilizzata di “vendanges entières”, usata nelle domaines della Côte d’Or in Borgogna. I grappoli, selezionati con cura, vengono utilizzati interi nei tini aperti, dando nel bicchiere ampiezza e complessità e in bocca una lunga persistenza come il viaggio dalla Puglia a Milano.

RICCIANTE- LA BIOCA

Altro test interessante di spumantizzazione con la Bioca. Il riccio è il simbolo della cantina, essendo rotondo e duro, proprio come una “biòca”. Riccio + spumante = Ricciante. Un blend i vari vitigni, Freisa in prevalenza al 70%, Barbera e anche un pizzico di Nebbiolo, per un charmat lungo a 6 mesi. Bocca asciutta e fresca, media persistenza, colore bellissimo nei suoi riflessi rosati.

PERRICONE- TENUTE ORESTIADI

In Sicilia a Gibellina dalla sinergia tra un gruppo di viticoltori riuniti in cooperativa e la Fondazione Orestiadi, una delle più importanti istituzioni culturali nel Mediterraneo, con lo scopo di promuovere l’identità territoriale dei vitigni nativi siciliani attraverso il connubio arte e vino. Ci troviamo nella Valle del Belice, Terra Bianca finoa 300 mt sul livello del mare. Una zona siciliana dove grande protagonista è il Perricone, degnamente interpretato da Tenute Orestiadi. Naso pungente con note di pepe e spezie. In bocca è generoso, con sensazioni prevalenti legate alla frutta, con una bella persistenza che rimane sulle labbra.

COLLIO MALVASIA-MUZIC

Chiudiamo nel Collio classico. Vitigni autoctoni e vecchie piante, per assaporare il Collio più autentico, quello che fu definito come “il giardino del Goriziano. Assaggiamo una varietà, la Malvasia Istriana, sempre identitaria del terroir, tra i più belli dell’Italia vitivinicola. Terreno collinare, costituito da marne ed arenarie. Pressatura soffice e pulizia per decantazione statica del mosto ottenuto. Fermentazione alcolica per 8-10 giorni a temperatura controllata. Vino pulito e senza sbavature, in bocca è asciutto, fresco, vivace di buon corpo.

 

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