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BIRRA PORETTI

Anche questa birreria risente della crisi del 1929. Dai 120.000 ettolitri prodotti nel 1922 si scende ad un minimo di 14.344 del 1934. La seconda guerra mondiale non favorisce certo il rilancio. A salvare l’azienda, altrimenti avviata ad un rapido tramonto, interviene una nuova generazione di imprenditori lombardi: i Bassetti. La Poretti poté così inserirsi nel miracolo della ricostruzione tra il 1948 ed il 1974 arrivando a superare i 500.000 ettolitri l’anno. Proprio nel 1974 la Poretti acquista lo stabilimento della Hemmel a Ceccano che produceva col marchio Skol. La produzione di questa fabbrica era allora di circa 100.000 ettolitri l0 anno.

Nel 1975 viene firmato un accordo con la United Breweries di Copenaghen per la produzione e commercializzazione dei marchi Tuborg e Carlsberg. Nel 1982 viene ceduto il 50% delle azioni alla Carlsberg. Nel 1988 vengono prodotti un 1000.000 di ettolitri e ci si proietta verso il milione e mezzo. Ultimo atto nel 1998 quando la Carlsberg acquisisce la maggioranza societaria con il 75% delle azioni e le “Industrie Poretti” cambiano ragione sociale in “Carlsberg Italia”.

BIRRA WUNSTER

Negli anni 30 per superare la crisi economica si pensa ad una fusione prima con la Birra Ambrosiana di Vimercate e poi con la Birra Italia di Milano che rileva le fabbriche di Seriate e Vimercate. Lo stabilimento di Bergamo non entra però nella combinazione e si pensa di rimetterlo in funzione con il nome di “Birra Orobia”. Sono comunque anni difficili e la produzione di questo stabilimento arriva a toccare un minimo di soli 6/7000 ettolitri prodotti in un anno. Passata la seconda guerra mondiale ci si attiva per reperire sul mercato cereali e luppolo a quei tepidi difficile reperibilità. Si acquistano bottiglie a perdere lasciate dagli eserciti alleati e si riprende la produzione.

Nel 1950 si producono 22.532 ettolitri. Nel 1953 si verifica un calo a 16.789 ma poi l’ascesa è continua: 31.000 ettolitri nel 1960, 52.000 nel 1965, 124.000 nel 1970, 194.000 nel 1975, 478.000 nel 1980. Nel frattempo anche l’occupazione cresce: dai 35 dipendenti del 1955 si passa ai 204 del 1980. Nel 1974 iniziano i lavori per la nuova fabbrica di Comun Nuovo vicino a Bergamo. Questa località viene scelta per la notevole disponibilità di acqua e mano d’opera. Il progetto è interamente elaborato dall’ufficio tecnico della Wunster. Occupa un’area di 185.000 metri quadri ed è uno dei più avanzati d’Europa . Il 1986 vede l’ingresso della S.p.A. Peroni che rileva il 35 % delle azioni. Successivamente la Wunster entra a far parte del Gruppo Heineken che,una volta tanto, trova interessante continuare a produrre a Comun Nuovo confermando così quanto sia moderna e all’avanguardia questa nuova fabbrica nonostante sia nata oltre 30 anni fa.

ITALA PILSEN

Anche questa birreria negli anni 20/30 assorbe piccole realtà presenti sul territorio. Fra queste vanno ricordate la Birra Maura e la Birra Cappellari. Nel 1948 viene trasformata in società ad accomandita semplice. In questo periodo con la sua produzione annuale di circa 170.000 ettolitri, 100 operai e 50 impiegati è la quarta azienda in Italia capace di coprire il 7% del mercato nazionale. Distribuiti su tutta la penisola conta ben 90 concessionari tutti dotati di impianto di imbottigliamento. Il pericolo di una realtà siffatta non sfugge alle due più grosse realtà birrarie del momento: i Peroni ed i Fratelli Luciani. Il 30 gennaio 1980 l’Itala Pilsen viene trasformata in Società per Azioni il cui capitale viene sottoscritto al 50% dalla Peroni e dalla Pedavena dei Fratelli Luciani. Nel 1962 viene inaugurato il nuovo centro di imbottigliamento caratterizzato da tre linee da 18.000 a 36.000 bottiglie l’ora. All’inizio degli anni 70 il Gruppo Luciani si trova in difficoltà economiche ed è costretto a cedere la sua quota alla Peroni che ne diviene unica proprietaria. La fabbrica è tutt’oggi un punto di forza del Gruppo Peroni continua a produrre lo storico marchio “Itala Pilsen” oltre ad altri prodotti commercializzati dal Gruppo.


BIRRA PEDAVENA

A metà degli anni venti, per il solito processo di concentrazione di cui abbiamo parlato all’inizio, vengono annesse le antiche fabbriche di birra: Venezia, Piovene Rocchette (Real Summano), Primiero, Longarone. L’acquisizione però più importante avviene nel 1928 quando viene acquistata la Birra Dreher di Trieste, che a quel tempo, produceva 120.000 ettolitri annui Il 1937 è un altro anno importante in quanto viene acquisito il 51% dell’Azienda Birraria Bosio e Caratsch di Torino. Questa birreria viene fondata nel 1845 da Giacomo Bosio. Nel 1940 raggiunge una produzione di 15.000 ettolitri. Anche la Pedavena non sfugge alla crisi del 1929 e la sua produzione, nel periodo 1930/35, si riduce del 70% passando da 71.000 ettolitri a 17.000. Vengono però in aiuto le esportazioni verso le colonie, Africa orientale e Albania. In Albania viene anche fondata una fabbrica nei pressi di Korca. Impresa però di breve durata.

Nel 1942 muoiono, a pochi mesi l’uno dall’altro, i due pionieri superstiti: Giovanni e Luigi Luciani. Ad aggravare la situazione scoppia la seconda guerra mondiale e un decreto ministeriale impone di consegnare tutta la produzione all’esercito italiano. Subentrano poi le truppe tedesche che requisiscono tutta la produzione senza pagarla. L’arrivo degli alleati migliora le cose in quanto garantiscono l’approvvigionamento delle materie prime in cambio dell’acquisizione della produzione pagata in Am-lire. La produzione torna così a crescere. Nel 1945/46 90.000 ettolitri e l’anno successivo, con la possibilità di vendere ai civili, 124.000. L’immediato dopo guerra è ancora, per le birrerie, una corsa alle acquisizioni.

Il Gruppo Luciani non sta certo a guardare e assorbe le seguenti fabbriche: Cervisia di Genova, Metzger di Torino, Borgofranco d’Ivrea. Alla fine degli anni 50 viene costituita la Società per Azioni Mobiliare Industriale Cisalpina che riunisce tutte le aziende del Gruppo. La sede amministrativa viene spostata a Milano. In quegli anni viene rilevata, al 50% con la Peroni, la birreria Itala Pilsen di Padova (vedi storia della birra Peroni). Vanno intanto modificandosi le condizioni di mercato. Aumentano i consumi familiari a scapito di quelli nei locali pubblici. Ciò comporta una nuova strategia di produzione e distribuzione. Nascono le bottiglie a perdere e vedono la luce i primi barattoli. Man mano vengono smantellati gli impianti di imbottigliamento presso i depositi e potenziato l’analogo reparto all’interno della fabbrica.

Nel 1958 grazie all’introduzione di una nuova macchina modello Cemko 50 si imbottigliano 18.000 bottiglie all’ora. Nel 1962 la potenzialità viene portata a 57.000. Nello stesso periodo Arturo Luciani, succeduto al cugino Mario alla sua morte avvenuta nel 1953, attingendo alla cassa del Mezzogiorno, realizza un nuovo stabilimento a Massafra in provincia di Taranto dotato di una capacità produttiva di 300.000 ettolitri. La nuova fabbrica occupa una superficie di 200.000 mq. di cui 30.000 coperti. La sua attività inizia nel 1965 con il marchio Dreher ritenuto di maggior impatto sul mercato locale. Nel 1964 a completamento del programma di espansione viene acquisita la fabbrica Thor di Macomer in Sardegna. Con tale acquisizione il Gruppo Luciani raggiunge una quota di mercato del 21% secondo solo al Gruppo Peroni. Proprio nel momento di maggio floridezza del Gruppo viene a mancare, nel 1965, Arturo Luciani. La difficile eredità viene raccolta dal già sessantottenne cugino Giuseppe che si trova a gestire un impero faraonico senza la forte personalità ed esperienza tecnica dei suoi predecessori. Iniziano così all’interno della famiglia dissapori e contrasti acuiti da una situazione sindacale culminante con l’autunno caldo del 1969. Si procede perciò a drastiche scelte gestionali che portano nel 1968, alla soppressione dello storico marchio Pedavena a favore del marchio Dreher.

Nel 1969 viene chiusa la fabbrica Bosio e Caratsch dichiarata improduttiva. Queste operazioni non servono però a risollevare le sorti del Gruppo che nel 1970 è costretto a cedere la sua quota del 50% della Itala Pilsen alla Peroni. Il 1974 vede il crollo societario. Per evitare il fallimento i Luciani cedono l’intero pacchetto azionario alle multinazionali Heineken e Wihtbread. Quest’ultima esce di scena due anni dopo lasciando all’Heineken il pacchetto di maggioranza assoluta. Nel 1997, per festeggiare i 100 anni della storica Birreria viene riproposto il marchio “Pedavena”.

I momenti difficili per questa fabbrica non sono però finiti. Nel 2005 il Gruppo Heineken dichiara di voler chiudere la fabbrica di Pedavena perché non più produttiva. Nascono un comitato per la difesa dello storico marchio ma la Heineken non recede dal suo proposito. Nel 2006 a salvare la situazione interviene la Società Castello di Udine che rileva il complesso edilizio ad eccezione del Ristorante birreria e parco annesso già venduto dalla Heineken a Lionello Gorza che lo gestisce da anni con notevole successo. Ad oggi non si è ancora deciso come rilanciare la struttura. La Castello ha presentato al Sindaco di Pedavena un progetto di massima per ricavare un Albergo a 4 stelle con centro benessere, un ristorante panoramico più altre strutture per la vendita di prodotti legati alla Birreria. Sembra sia prevista anche la realizzazione di un museo che racconti, attraverso le immagini e gli oggetti, la storia della Pedavena e questo, ad un collezionista come me, farebbe enorme piacere.
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N.B.- L’autore dell’articolo ha tralasciato di proposito di parlare delle birrerie artigianali in quanto un mondo a se, in continua evoluzione ed in fase di grande sviluppo. Si contano ormai centinaia di produttori. Merita perciò di essere trattato a parte.

Copyrigth: Michele Airoldi ( micairo@tin.itwww.collezionandobirra.com )
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