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Eccezionale, come il suo sapore. Autentica, come la sua ricetta rimasta immutata e custodita nella fabbrica di Granada. Singolare, come il 1925- il suo anno di produzione. Affascinante come l’Andalusia, la sua terra di origine. Elegante, come la sua bottiglia verde. Alhambra Reserva 1925 è una birra da scoprire, raccontare, gustare.

A volte succede che la vita ti sorprenda, e sconvolga tutte le tue convinzioni. Ci sono delle classificazioni fatte a freddo, frettolosamente. E superficialmente, diciamolo. Un atteggiamento pregiudizievole smentito dall’assaggio di un vino o dall’incontro di una persona che, senza sapere chi tu sia, ti catapulta con il suono della voce, grintosa, o con l’ascolto di Clouds, The mind on the (Re)Wind di Ezio Bosso, nel suo mondo: la Toscana. E d’incanto c’è una sensazione di vastità, inarrivabile, irraggiungibile. Un qualcosa di più grande di te che inevitabilmente ti chiama, e diventa un obbligo scoprirla. Una regione di vino e di cultura, di artisti. Molto si deve all’aristocrazia, importanti e nobili famiglie, che negli anni ha iniziato a condividere  le terre con numerosi investitori stranieri, imprenditori, che hanno dato vita al “brand Toscana”, fatto di turismo e vino quindi Chianti e Brunello, economicamente parlando, di valore incalcolabile. E quello dei Frescobaldi, per gli addetti al settore, ma anche per gli amanti dell’arte o chiunque conosca un po’ la storia, non è certamente un nome nuovo, ma per chi scrive lo è in un certo senso perché vista, vissuta, all’interno.

Siete pronti a scoprire la storia di Caffè Roko e farvi travolgere dalla sua energia? Partiamo dal suo nome che porta con sé carica emotiva ed entusiasmo: Roko ha origine dal termine spagnolo “Rojo” che significa rosso. Un colore che simboleggia il mondo del caffè e la passione per questo prodotto,  sinonimo di forza e passione,  di fiducia nelle proprie forze e capacità, caratteristiche nelle quali Roko si identifica per valori e mission. Da Rojo a Roko il passo è breve, attraverso un gioco di consonanti che dà rilievo alla K, lettera speciale dell’alfabeto e conferisce un tocco esotico al marchio.

Accade che a  cavallo tra il 1700 e il 1800 in Europa si parlasse di “nouvelle agricolture” figlia di un trend positivo di produzione unito alla conservabilità dei prodotti nati dall’agricoltura. In quel tempo tra le più importanti innovazioni in vigna (anche in Piemonte) c’è l’uso dei pali in legno come sostegno dei filari. Un sostegno che spinge a fermarsi a pensare a quanto sia stata rivoluzionaria ed ancora così efficace e moderna la loro introduzione… Si trovavano infatti quelli a media altezza, i “sostegni morti”, diventati più economici nel tempo, adatti sia per le piante più basse, presenti per lo più in collina, sia per le più alte, in pianura. In entrambi i casi l’obiettivo era favorire la maturazione delle uve.  Ma attenzione perché per molte famiglie la legna finiva nel camino, in inverno, per scaldare la casa. Era dunque sempre la natura ad offrire la soluzione: acero, noce, cerro, frassino (alti), gelso e rovere (medi), i cosiddetti “sostegni vivi”.