Carlo Carnevale
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God Save The Negroni: l’omaggio anni ’80 al drink centenario

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Cent’anni di passione e tradizione, ogni sorso è un classico, ogni nuova idea la conferma della freschezza di un drink immortale. Il Negroni continua a mietere celebrazioni per il suo compleanno a tre cifre, e God Save The Food di Milano si unisce ai festeggiamenti con un personalissimo omaggio: God Save The Negroni, un ritorno agli anni ’80 con una piccolissima variazione sul tema, per dimostrare ancora una volta come una ricetta senza tempo possa reinventarsi e in realtà rimanere fedele alla storia.

 

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ORGOGLIO ITALIANO – A Firenze le origini, a Milano, probabilmente, l’apice del successo. “Il bitter fa bene al fegato, il gin lo distrugge. Insieme si bilanciano”, raccontava Orson Wells sul finire degli anni ’40. Ne erano già passati venti da quando il Conte Negroni aveva chiesto al barista Fosco Scarselli di cambiare la soda del suo consueto Americano, con un tocco di gin, che gli ricordasse i suoi soggiorni a Londra. Il barman aggiunse una scorza d’arancia, di certo ignaro di aver appena contribuito a incastonare nella storia futura uno dei cocktail più iconici del buon bere e della bella vita. Il Conte, stando alle leggende, ne beveva venti al giorno (ma in bicchierini da cordiale, 3 cl). Al giorno d’oggi, come si dice, due sono pochi, tre sono troppi.

ANNI ’80 – Mentre gli yuppies newyorchesi bevevano Martini, nella capitale meneghina scorrevano fiumi di Negroni shakerato e servito in coppetta: God Save the Negroni ripropone questa soluzione, con un inno alla milanesità da bere grazie ai partner dell’iniziativa. Il gin utilizzato è infatti il Giass, il primo London Dry di Milano, nato dall’iniziativa di cinque amici innamorati dell’aperitivo, e che ormai da mesi è al top della scena beverage locale e non solo. Poi il vermouth, l’Oscar 697, nato nel 2013 dalla mente di Stefano Di Dio, che con l’aiuto di un designer australiano e il produttore Oreste Sconfienza propone la sua idea a base di Trebbiano di Romagna, neutrale e persistente. Il tocco finale non può che essere un bitter italiano, per rimanere fedeli alla territorialità e alle tradizioni.

DIO SALVI IL CIBO – Il drink è parte di un progetto che si protrarrà fino a settembre: un appuntamento al mese in ciascuna delle sedi di God Save The Food, in via Tortona, Brera, Porta Venezia e al primo piano della Rinascente in Duomo. L’intero concetto del locale si sviluppa sull’idea di convivialità e gusto estetico, con la cucina a vista aperta dalla colazione al dopo cena, adatto a pranzi informali, spazi di lavoro freelance, cene di qualità con spirito easy. Passando dal momento dell’aperitivo, arricchito dalle creazioni espresse e pensate ad hoc, fino all’ultimo drink prima di andare a dormire. Quale? Negroni, of course. Fino a settembre shakerato, e in coppetta.

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