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In un tempo buio, come quello della Grande Depressione di inizio ‘900, tre centesimi di dollaro bastavano per acquistare un bicchiere di soda aromatizzata. Di fatto l’unico sollievo in un momento storico durissimo, condito dagli ultimi affanni del Proibizionismo, durante il quale i soda bar divennero luoghi di ritrovo per eccellenza. La storia va ripetendosi oggi in Grecia, da dove il brand Three Cents è partito per conquistare il mondo dei sodati di alta qualità.

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Ulivi, spiagge, soda: la nuova Ellàde del beverage nasce da un’idea di George Tsirikos, 32 anni di Atene, co-fondatore di Three Cents insieme a Dimitris Dafopoulos, Vassilis Karantzis e George Bazos: “L’azienda è stata lanciata nel dicembre 2014” racconta Tsirikos, “ma il processo è iniziato molto prima, quando ancora lavoravamo tutti al bancone. Eravamo appassionati di homemade già allora, prima che ne venisse fuori una vera e propria moda come quella di adesso. E la prima illuminazione ci è venuta in trasferta: George e io volammo a New Orleans per il Tale of the Cocktails (uno dei festival su bar e bevande più famosi del mondo, ndr), e rimanemmo folgorati da un seminario di Darcy O’Neil. Parlava della storia della soda, che negli Stati Uniti è un prodotto estremamente popolare: il suo libro, Fix The Pumps, divenne una sorta di Bibbia per noi, e ci lanciammo nel tentativo di ricreare le preparazioni di cui leggevamo”.

Alla passione e alla curiosità si aggiunse poi la necessità, per una formula matematica che spesso genera risultati eccellenti: George e Dimitri lavoravano in un tequila bar (il Dos Agaves di Atene, oggi chiuso) e tra le richieste più frequenti c’era il Paloma, un classicone messicano con distillato d’agave e soda al pompelmo.  “In Grecia però non arrivavano brand con la soda al pompelmo in linea, e anche in Europa non era facilissimo trovarne, insomma dovevano improvvisare. Me ne parlarono mentre lavoravo a Londra, una città frenetica che stava azzerando la mia creatività: tornai e mi unii a loro per cercare di risolvere il problema”.

George Tsirikos

 

La filosofia di fondo ripercorre quindi i confini nazionali e li introduce in un mercato praticamente inesplorato: esperienza internazionale, certo, ma ingredienti locali e semplicità a chilometro zero, per entrare in gioco dove prima gioco non c’era. “Non c’erano premium mixer sulla piazza in Grecia, e non sempre marchi come Fever Tree erano (o sono) disponibili: quindi creiamo le ricette da noi, appoggiandoci su produttori locali. Quando iniziammo con questo viaggio eravamo giovani, non ci abbiamo pensato troppo e non ci è andata male: partimmo con cinque varianti, oggi ne abbiamo in gamma dieci. I produttori erano scettici a dir poco, fu una sorta di contrasto generazionale, loro provengono tutti dalla vecchia scuola: non credevano che un prodotto come la soda potesse vendere qui. Ci accordammo, quasi come una sfida, per produrre 500 casse in un anno: ma nel primo mese ne vendemmo 300, e capirono che tutto sommato sarebbe potuta andare bene”. Più che bene, considerando che al momento la produzione annuale conta circa seicentomila casse.

“La nostra missione è quella di creare prodotti fedeli alla loro natura. Non vogliamo inventarci nulla, vogliamo che il consumatore comprenda quanto sana e buona sia una soda naturale, un gusto originale e autentico”. Sull’onda di un movimento come la cocktail culture, che da ormai una   decina d’anni sta espandendosi prepotentemente, e in Grecia ha trovato humus ricchissimo di persone e tradizione: due bar di Atene sono ormai presenza fissa dei piani alti della 50 Best (Baba au Rum e Clumsies), e il Bar Convent annuale è meta di pellegrinaggio per gli appassionati.

La squadra Three Cents. Da Sx: George Bagos, Vassilis Kalantzis, Dimitris Dafopoulos e George Tsirikos

“Io sono nel settore da almeno quindici anni”, racconta George. “All’inizio degli anni ’10 del duemila il mondo della miscelazione è decuplicato, e noi abbiamo risposto oggettivamente alla grande: la Grecia vive al 90 percento di ospitalità, esportiamo poco ma abbiamo una grandissima tradizione di osterie, ristoranti, bar. I professionisti del settore non avevano però mai avuto il coraggio di fare un passo in più, avevamo talento ed esperienza ma poche idee. Guardavamo Londra e New York, ma non ne mettevamo in pratica gli insegnamenti. Quando finalmente i più esperti hanno aperto i propri bar, hanno lanciato una sorta di ondata rivoluzionaria: i clienti hanno iniziato a capire che qualcosa si stava muovendo, il passaggio dalle tavernas ai cocktail bar è stato quasi naturale. In dieci anni i bartender si sono formati, hanno viaggiato e sono tornati con nuovi bagagli. Hanno aperto accademie che continuano ad andare bene, e noi come brand siamo cresciuti di conseguenza”.

Crescita peraltro incentivata da una solida presenza in Europa, ormai, e con gli orizzonti che vanno allargandosi un po’ ovunque: in ogni caso, giusto sognare, ma un occhio alla realtà va sempre dato. “Ad oggi ci stiamo concentrando sulle regioni più vicine a noi, come Italia, Balcani e Europa occidentale. Stati Uniti e Oriente sono nei nostri piani entro un paio d’anni, ma per il momento rimangono troppo dispendiosi”. Per il mercato italiano, Three Cents è distribuito da un colosso come Onestigroup, con il quale George racconta di avere un rapporto privilegiato: “È una partnership piuttosto recente ma comunichiamo come se lavorassimo insieme da molto più a lungo. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda, ed è una collaborazione estremamente dinamica, con strategia multicanale. Capiscono perfettamente quello che vogliamo e sono sicuro andremo lontano”.

Paloma con Graperfruit Soda Three Cents

In un segmento che minaccia di ritrovarsi saturo entro breve come quello dei sodati, la sfida primaria vede George e soci impegnarsi per confermare continuamente la propria riconoscibilità. E per questo si punta su un prodotto paradossalmente quasi sconosciuto ai più: “Le aziende investono nelle toniche premium, creano nuovi gusti. In Italia, per dire, ne esistono almeno dieci varietà locali. In Europa l’acqua tonica (acqua carbonata con chinino, ndr) è consumata anche liscia, è (ri)esplosa insieme al boom del gin e adesso è terreno di battaglia anche sul piano dei prezzi: la soda (acqua carbonata con aggiunta di minerali, ndr) invece rimane territorio inesplorato, e noi ci siamo spostati su questa microarea in modo massiccio”.

Unica, vera e artigianale, come la descrive lo stesso Tsirikos, la soda Three Cents è risultata la chiave per entrare da protagonisti nella dimensione della miscelazione internazionale, diventando regina di una fila di proposte di assoluto livello. Oltre alla Plain, soda semplice ispirata a quella disponibile nei bar USA a inizio secolo scorso, si aggiungono la Graperfruit al pompelmo rosa, la Mandarin&Bergamot e la Cherry, che fanno da spalla all’intera gamma di mixer: tonica (interessantissima la versione Aegean, con cetriolo e agrumi greci), ginger beer e limonata sono le varianti che completano l’offerta. Che la Grecia sia pronta a conquistare il mondo, di nuovo?

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