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Sebbene il settore della birra sia forse quello con più lividi dopo il disastro socioeconomico causato dalla pandemia, il maggior produttore del mondo pensa a combattere la crisi guardando avanti. AB InBev, che comprende nel proprio portfolio marchi come Budweiser e Stella Artois, ha infatti messo sul piatto un miliardo di dollari nei prossimi due anni, per sviluppare e consolidare due punti di forza del futuro negli Stati Uniti.

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Due priorità, sul piano logistico e commerciale: enorme attenzione all’aspetto lavorativo e gestionale, largamente impattato dal blocco per COVID-19. L’investimento di Anhauser-Busch mira quindi a integrare i posti di lavoro persi e i volumi produttivi diminuiti, per riportare, come locomotiva, l’intero segmento brassicolo ai ritmi degli anni scorsi, in cui in media generava 328 miliardi di dollari di attività nei soli Stati Uniti. Il CEO del gruppo, Michel Doukeris, parla di una “visione concreta, che al momento si propone come obiettivo principale quello di ritrovare la nostra comunità come paese, nei ristoranti come a casa. Siamo qui per far ripartire la nostra società”. Gli investimenti, dei quali almeno cento milioni saranno indirizzati a un piano di sostenibilità che comprende pannelli solari e trattamento di purificazione dell’acqua, sono definiti come “attuali e già in essere”.

Il secondo argometno interessato dalla gigantesca mossa economica è in realtà il più caldo del momento: l’hard seltzer. Ab InBev era già abbondantemente presente nel campo, ma la clamorosa scalata di valore del prodotto ha portato alla decisione spavalda di insistere: “La richiesta dei consumatori è crescente”, prosegue Doukeris “e la nostra capacità produttiva deve reagire di conseguenza”. Sarà forse uno spettro tutt’altro che lontano quanto successo a Constellations Brand, il marchio incaricato della produzione dell‘hard seltzer di Corona (profumatamente remunerato), che a metà estate si era ritrovato incredibilmente senza neanche più una lattina di scorta. Stando alle parole del CEO, gli hard seltzer lanciati sotto i brand di Bud Light e Michelob richiedono “investimenti importanti”. 

Lo scorso anno, l’agenzia di ricerca statunitense Allied Market Research aveva calcolato in 3.8 miliardi di dollari il valore del mercato di hard seltzer negli USA, con la previsione di una crescita anno su anno del 12.7%, per arrivare a 10.9 miliardi nel 2027. Allo stato attuale, sono aspettative al ribasso, per un segmento che pare non conoscere freni: minimo contenuto alcolico (5%), sapore dolciastro e per nulla impegnativo, spesa irrisoria (si trova anche a 2 dollari a lattina). Tutti ingredienti che rendono l’hard seltzer la bevanda del momento, e il futuro potrebbe parlare anche altre lingue: se è vero che i pionieri di White Claw hanno contribuito a rendere il prodotto un’icona statunitense, il mercato europeo è ormai pronto ad accoglierlo, con proposte artigianali già piuttosto riconosciute in Gran Bretagna. ISWR prevede un folle aumento annuo del 74.5% fino al 2024: il primo player di rilievo a fare il proprio ingresso è stato Diageo, con una variante firmata Smirnoff. Di certo non sarà l’unico. 

fonte: thedrinksbusiness.com

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