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A fronte di una ripresa economica appena avviata e comunque debole, gli italiani fanno ancora i conti con l’eredità lasciata dalla crisi più di quanto facciano gli europei. Una spesa imprevista di 1000 euro mette in difficoltà 2/3 dei cittadini e il 21% (a fronte di una media Ue che non supera il 12%) ammette di avere più difficoltà a sostenere spese necessarie come la cura dei propri bambini. A pagare di più il ceto medio e le famiglie del Sud. Si conferma il gap fra le famiglie. I nuclei familiari che possiedono Internet spendono in media 1200 euro al mese in più.


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I consumi alimentari sono l’epicentro della più complessiva crisi dei consumi come mai è successo negli ultimi trent’anni, dato confermato dall’andamento ancora critico delle vendite della grande distribuzione. Le famiglie risparmiano anche sulla quantità come dimostrato dal calo delle vendite di prodotti di base come la pasta e l’olio. La crisi, come ci si poteva aspettare, ha fatto cadere la domanda per quei prodotti il cui acquisto è possibile rinviare: arredamento (-7% a quantità nel 2007/2009), elettrodomestici (-8,7%), abbigliamento (-10.9%). Sorprendentemente però anche i consumi di beni di uso quotidiano hanno subito contraccolpi negativi e tra questi persino i prodotti alimentari divenuti l’epicentro della crisi come mai negli ultimi trent’anni (da quando esiste la rilevazione Istat).

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Nella classifica dei consumi che hanno subito maggiori diminuzioni a prezzi costanti figurano il pane e cereali (-5,2% nel 2007/2009), il pesce (-4,3%), latte formaggi e uova (-3,3%), olii e grassi (-3,4%). Gli italiani, più formiche che cicale, sono diventati più sobri (il 14% dichiara di aver ridotto l’acquisto di alcolici e l’11% persino il fumo) e hanno messo in atto strategie di contenimento della spesa. In controtendenza l’elettronica di consumo. Nella prima metà del 2010 tornano a crescere i carrelli Etnico, Salute, Pronto. C’è allarme per una possibile ripresa inflattiva.

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COOP: “C’è bisogno di una strategia che punti al rilancio economico e metta soldi in tasca alle famiglie. Da un lato un esteso programma di liberalizzazioni che permetta all’Italia di assumere una fisionomia europea genererebbe secondo le nostre stime una maggiore capacità di spesa in termini di nucleo familiare di circa 3000 euro all’anno, 250 euro al mese.
Dall’altro occorre riequilibrare le distanze sociali presenti nel Paese (ricchi vs poveri, nord vs sud, uomini vs donne, giovani vs anziani). Una società più equa cresce di più”

+info Silvia Mastagni – responsabile ufficio stampa Coop Tel. 06 441811 silvia.mastagni@ancc.coop.it
.www.e-coop.it/portalWeb/stat/docPortaleCanali/doc00000085140/true/true/consumi-e-distribuzione-2010.dhtml

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