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Spumador (Gruppo Refresco) è uno dei più importanti produttori di acque minerali, bibite e succhi in Italia. Abbiamo incontrato Roberto Rossi, Amministratore Delegato di Spumador, che ci ha illustrato le strategie della società, anche alla luce delle ultime vicende epidemiche.

Dott Rossi, Spumador fa parte di Refresco Group BV, uno dei più importanti produttori di bevande analcoliche in Europa e nel Nord America. Può darci un breve profilo del gruppo e i numeri essenziali del suo business?

Refresco è oggi il più grande imbottigliatore indipendente al mondo. I nostri clienti sono sia Retailers che grandi marchi del Beverage. Essi trovano presso di noi una piattaforma produttiva che beneficia di grandi economie di scala e servizi integrati di R&D e Supply Chain. Nel 2019 il Gruppo Refresco ha fatturato circa 4 Miliardi di euro e prodotto 12 Miliardi di litri in 12 Paesi Europei e NordAmericani.

Il gruppo Refresco opera sul mercato italiano attraverso Refresco Italia e Spumador. Qual è il ruolo delle due unità? Qual è la vostra struttura produttiva, gli occupati, i volumi ed il giro d’affari?

In Italia Refresco possiede 2 realtà: Refresco Italia spa , che è la società di servizi e Spumador spa , che ne è il braccio produttivo. In Italia lavorano per Refresco circa 600 persone, dislocate in 5 siti produttivi distribuiti sia al Nord , che al Centro della Penisola ed un polo logistico centrale a Nord di Milano.  Refresco rappresenta, anche in Italia, una tra le realtà più importanti nel settore delle bevande, con un volume annuo di circa 1 miliardo di litri ed un fatturato superiore ai 200 milioni di euro

Voi operate con successo sia nel campo della produzione per private label che nella produzione a marchi propri. Quali sono i fattori di successo della vostra produzione per conto terzi? Perché in tanti scelgono voi come partner produttivo?

Oltre alla già menzionate economie di scala che la piattaforma produttiva multiutente assicura, Refresco garantisce ai propri clienti nazionali ed  internazionali una eccellente espandibilità e affidabilità dei servizi. La nostra piattaforma produttiva, costituita da più di 60 stabilimenti distribuiti in Europa, US, Canada e Mexico, offre una eccellente trampolino di lancio in mercati di espansione , nonché servizi locali affidabili sia in ambito supply chain, che nel campo dell’innovazione di prodotto.

 

E veniamo alle attività a marchio proprio, cominciando dal settore acque minerali. Voi operate in questo campo con diversi marchi. Qual è il ruolo e il peso di questi marchi e a quali segmenti di consumo e territoriali sono indirizzati?

Il nostro portafoglio prodotti vede in prevalenza marchi di terzi, ma non mancano i marchi propri. Le nostre acque minerali, ad esempio, coprono tutti i segmenti di consumo, dal value al premium , passando dal mainstream e si focalizzano spesso su aree geografiche specifiche, che privilegiano la vicinanza delle fonti, anche in nome della sostenibilità ambientale. I nostri marchi hanno spesso il ruolo di veicolo di innovazione nella categoria di appartenenza, sia essa di prodotto, che di packaging e sono un prezioso laboratorio di idee.

Da alcuni anni avete inoltre avviato una politica di premiumizzazione nel settore delle acque, con i marchi Valverde e Mood. Quali sono gli elementi caratteristici di questi progetti e quali i risultati? Avete in programma nuovi progetti anche nel campo emergente delle acque funzionali?

Valverde e Mood sono 2 ottimi esempi di cosa intendiamo per valorizzazione di un bene prezioso come l’acqua minerale, spesso invece frainteso e ridotto a ruolo di pura commodity da noi stessi produttori, con politiche di prezzo insane. Sia per Valverde , che per Mood , si trattava di esaltare il contenuto valoriale di acque purissime imbottigliate alla fonte, diverse nelle caratteristiche, ma ugualmente garantite e protette , usando il linguaggio e gli stilemi del pubblico a cui i due prodotti si rivolgono: l’alta ristorazione per Valverde ed la ristorazione veloce , ma di qualità , per Mood.  Ebbene, sia Valverde che Mood hanno mietuto successi importanti che ci hanno confortato nel proseguire per questa strada. Proseguiremo certo nel campo dell’innovazione a valore aggiunto e stiamo valutando con interesse anche  il settore delle acque funzionali

Più recentemente avete acquisito Recoaro un marchio storico delle acque minerali. Quali gli obbiettivi e le strategie per il rilancio questo marchio? Quali i risultati finora conseguiti?

L’acquisizione del marchio Recoaro rientra nella nostra strategia di arricchimento di un portafoglio di marchi regionali forti e riconosciuti. Abbiamo investito notevolmente nell’ammodernamento dello stabilimento ed oggi possiamo rivolgere la nostra attenzione al potenziale del marchio. L’anno scorso abbiamo sottoposto il marchio ad un restyling delle bottiglie PET e lanciato Vanity, la versione “solo vetro” di Recoaro indirizzata al canale Horeca. Quest’anno è la volta della comunicazione televisiva.

 

Avete anche avviato una politica di Line Extension sul marchio Recoaro con il lancio delle bibite Recoaro Bio. Quali le ragioni di questo progetto?

Le bibite Recoaro hanno sempre fatto parte integrante del portafoglio storico del marchio. Noi non abbiamo fatto altro che rinverdire quella tradizione, fatta di ingredienti naturali e sapiente ricettazione, aggiornandola con la freschezza data da qualche goccia di zenzero e bergamotto e l’utilizzo di soli ingredienti da agricoltura biologica, ma conservandone tutti gli elementi di unicità, come lo zucchero caramellizzato usato nel chinotto e che ancora si produce in stabilimento esattamente come lo faremmo nella cucina di casa.

Spumador vanta una primogenitura storica nella produzione delle prime spume che ora, assieme, ad altre bibite frizzanti della tradizione italiana, avete rilanciato. Con quale posizionamento e con quali risultati?

Spumador, con le sue spume, ma anche con il suo ginger, o la cedrata, è sinonimo di bibite della tradizione italiana. L’omologazione dei gusti seguita agli anni del boom economico ha messo in disparte queste tradizioni, che oggi, sotto veste nuova e più accattivante per le nuove generazioni si ripresenta e ha successo proprio per il bisogno di sottrarsi a quella omologazione. La nuova veste delle bibite Spumador, sia in pet , che in vetro risponde a questa esigenza e il riscontro del pubblico è molto buono.

 

Di recente il vostro portafoglio di marche si è ulteriormente potenziato con l’acquisizione del marchio BELTE’. Quali sono le motivazioni di questa operazione e che obiettivi vi ponete su questa linea?

L’acquisizione di Beltè, marchio che ha fatto la storia del tè freddo in bottiglia in Italia, rientra nella nostra strategia di segmentazione e valorizzazione del nostro portafoglio prodotti, che deve poter offrire , in ogni categoria, un alto tasso di innovazione garantita da marchi dall’heritage forte e di riconosciuta credibilità.

Negli ultimi anni Spumador ha infine allargato i suoi interessi al mondo dei succhi e delle bevande alla frutta. Come si caratterizza il vostro approccio in questo mercato e quali risultati state conseguendo?

Negli anni Spumador si è trasformata. Già negli anni 90 nel suo portafoglio hanno fatto ingresso le bevande alla frutta e questa presenza è andata via via aumentando, prima con l’arrivo della tecnologia di riempimento in asettico, poi con l’arrivo di Refresco , che, da  grande protagonista nella produzione di succhie e bevande alla frutta, ha dato nuovo impulso alla nostra espansione in questo settore. Oggi abbiamo ben 5 impianti per la produzione di bevande in asettico e tutti lavorano a pieno regime.

 

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L’industria delle acque minerali e delle bevande è stata spesso attaccata per l’uso delle materie plastiche nel confezionamento dei prodotti. Qual è la vostra posizione su questo problema e come vi state muovendo per assicurare in futuro una produzione sempre più sostenibile?

 

La nostra Società ha investito molto in tecnologie e ricerca per ridurre l’impatto ambientale delle nostre attività. Negli anni abbiamo ridotto grandemente il consumo di energia, ridotto il consumo di plastica per le bottiglie e di zuccheri nelle bibite. Negli stabilimenti di Caslino e Sulmona sono stati installati potenti tri-generatori, con i quali produciamo autonomamente energia e frigorie e abbiamo introdotto la plastica riciclata in molti dei nostri prodotti. Crediamo che l’impegno per un mondo più sostenibile sia un dovere, ma siamo anche convinti che una maggiore e più obiettiva informazione sia indispensabile per guidare i comportamenti virtuosi. Sul tema della plastica riteniamo che l’educazione ad una corretta raccolta e riciclo sia la premessa indispensabile per trasformare un potenziale rifiuto in preziosa risorsa. A tal fine auspichiamo l’adozione di un sistema nazionale di deposito per le bottiglie in PET

L’attuale crisi pandemica ha comportato una grave perdita di fatturato sui canali del fuori casa, mentre sono emersi canali distributivi alternativi come le vendite con consegna a domicilio e le vendite on line. Come sono andate le vendite del vostro gruppo e come pensate di superare l’emergenza?

 

La pandemia ha colpito alcuni settori in maniera drammatica e ancora fa sentire i suoi effetti. L’Horeca in particolare è un canale che ha sofferto grandemente e le nostre vendite in quel canale hanno parimenti sofferto.  Pur non essendo il nostro canale principale, tengo molto all’Horeca, che ritengo importante per fatturato e strategico per capacità di recepire l’innovazione. Siamo stati vicini ai nostri clienti in questi mesi e continueremo ad esserlo, attraverso iniziative che accelerino il ritorno alla normalità. Più in generale, ritengo che l’emergenza subita sia appunto una emergenza e non una crisi sistemica. Le cose torneranno come e meglio di prima. E’ solo questione di tempo.

+info: www.spumador.com/itwww.refrescoitaly.com/it

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