Marco Bormolini
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Tenute Chiaromonte: la nuova cattedrale del vino di Puglia è viva

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a cura di Marco Bormolini

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Pensavo di aver capito tutto sul mondo del vino, ma dopo aver visto la nuova cantina di Chiaromonte ho capito che non avevo ancora visto niente”. Questa frase è da attribuire a un noto personaggio del mondo del vino rimasto letteralmente entusiasta dal progetto della nuova cantina di Tenute Chiaromonte, una vera e propria cattedrale del vino situata ad Acquaviva delle Fonti, in Puglia, nel cuore della denominazione del Primitivo Gioia del Colle. Una cantina viva, anche se è ancora in costruzione, è già operativa ed è stata inaugurata questa estate. Siamo stati anche noi a visitare questo progetto e abbiamo avuto il piacere di incontrare un grande personaggio del vino italiano come Nicola Chiaromonte. È mezzogiorno, il sole splende nel cielo terso, la giornata è calda ma in quel microclima dove sorge questa nuova cantina si sta bene. “Qui tira sempre vento e siamo equidistanti, tra i 35 km dal mar Adriatico e i 40 km dal mar Ionio, a un’altezza sul livello del mare di circa 300 metri”.

 

 

MASSERIA FORTIFICATA È sveglio dalle quattro del mattino Nicola, ha già vendemmiato, Pinot Nero, la quarta sessione della stagione. La musica in filodiffusione accoglie i visitatori, ci chiediamo se è una musicoterapia per i vigneti che circondano le Tenute ma la risposta è chiara, alla Chiaromonte. “Prima faccio le cose che piacciono a me, se la musica può servire per i vigneti bene, a me rilassa”. Un progetto unico nel suo genere quello della nuova cantina di Chiarmonte, che prende spunto dal concetto di masseria fortificata, una tipica costruzione della Puglia con una variante, avere non una ma due torri, come due sono i soci dell’azienda. Dal 2014 Chiaromonte ha un socio al 30%, Paolo Montanaro, uno dei leader mondiali con la sua azienda nel settore delle zanzariere. Gli ettari vitati sono arrivati a 50, di cui 12 ad alberello, la produzione delle Tenute Chiaromonte indicativamente sulle 250.000 bottiglie prodotte annualmente, di cui circa l’80% va all’estero. “Nel 2006 ho acquistato questo terreno, in parte l’ho ricomprato, visto che era già di proprietà della mia famiglia. Abbiamo fatto investimenti importanti senza indebitarci, con la voglia di creare qualcosa di unico. Per fare questo c’era bisogno di un socio che credesse in questo progetto. Quando ho deciso di intraprendere l’allargamento della proprietà, abbiamo piantato altri tre ettari e altri due sono in programma per l’anno prossimo”.

 

 

CAVALLO DI RAZZA Non tutti lo sanno, ma Nicola Chiaromonte prima di intraprendere con successo il mestiere di vignaiolo, aveva la passione per l’equitazione e per i cavalli. “Facevo salto a ostacoli, ero un agonista, una vita e molti chili fa, di quella esperienza mi è rimasta la voglia di competere che mi ha sempre spinto a saltare oltre l’ostacolo. Come famiglia avevamo delle vigne ad Alberello, mia madre mi chiedeva sempre se non fossi interessato. La scintilla per il mondo del vino è scattata proprio in quegli anni, tra i cavalli. Eravamo in giro per fare competizioni quando mi trovai ad assaggiare una bottiglia di Barolo, capii subito che il nostro Primitivo di Gioia del Colle non aveva nulla da individuare e allora decisi di mettermi seriamente al lavoro nelle terre di famiglia”. Così, tra il ’99 e il 2000, nel giro di pochi mesi viene premiato due volte a Verona, prima come cavaliere e poi con il suo Barbatto contrada Sant’Angelo. Un cavallo di razza questo, un vino capace di stupire sin da gli esordi. Mentre, per rimanere in tema, Nicola Chiaromonte più che un cavallo pazzo è un uomo visionario.

 

 

NON SOLO TRUMP Nel 2018 Chiaromonte è diventato famoso per avere venduto oltre 4.320 bottiglie di vino alla Casa Bianca, una notizia rimbalzata in poco tempo sui social e in rete, ma non è stato un caso. “Credo che qui la fortuna non c’entri, noi siamo stati sin da subito interessati al mercato americano creando una nostra rete di distribuzione per eliminare un passaggio ed essere più competitivi con il rapporto qualità prezzo. Il caso vuole che, durante una degustazione a Los Angeles, il buyer della casa bianca abbia assaggiato il nostro Primitivo base e gli sia piaciuto, un vino non troppo costoso, un vino che nei ristoranti di Ney York viene sbicchierato a otto/nove dollari al calice”. Oltre a Trump negli Usa vengono serviti molti clienti, uno dei mercati di riferimento dove Chiaromonte è presente da oltre quindici anni in California, un successo diventato anche mediatico, capace di gestire senza esporsi troppo ma continuando a lavorare. “Trump è un personaggio che divide molto, o lo odi o lo ami, quando si è diffusa la notizia della vendite delle bottiglie alla Casa Bianca non eravamo pronti per gestire questo clamore mediatico, allora ho preferito stare abbastanza cauto nel rilasciare interviste e dichiarazioni ufficiali”.

 

Nicola Chiaromonte

 

TRE TERRE Il concetto di terroir potrebbe essere spiegato bene dopo una visita da Chiaromonte. Terre argillose, terre nere, terre fossili. Questo hanno trovato durante i lavori di scavo alla nuova cantina, la scoperta dopo il primo strato.“Sapevamo di un terreno particolare, ma onestamente nemmeno noi immaginavamo di trovare tutta questa diversità. Sotto il primo strato abbiamo trovato terreno nero, pieno di pietre e di sassi, una ventina di centimetri di sabbia e poi alcuni metri sotto sono saltati fuori dei fossili sono stati una sorpresa anche per noi, una scoperta di milioni di anni che verrà valorizzata. Stiamo selezionando il materiale trovato che verrà utilizzato per il pavimento della nuova piscina”. Mentre ci mostra queste pietre Chiaromonte pensa già a quel che sarà. Non solo cantina, ma anche accoglienza, camere, wine resort e poi in futuro magari anche un maneggio, il tutto con un nome. “La scelta del nome è stata la cosa più semplice, ovvero Tenute Chiaromonte, chi verrà da noi potrà provare una vera e propria esperienza, questo è quello che vogliono i nostri clienti stranieri, immergersi nella campagna pugliese e vivere una wine experience assoluta”. All’inaugurazione di qualche mese fa, hanno partecipato americani, clienti dall’est, giornalisti e sommelier per una festa del vino che è solo all’inizio, la prima parte di un grande progetto. Tra qualche mese sarà operativo il punto vendita e la linea di imbottigliamento, dall’esterno una grande gru sovrasta la Tenuta, di notte quando cala il buio la zona è sorvegliata per mettere al riparo da visite indesiderate.

 

 

METODO ANCESTRALE Una realtà, quella di Chiaromonte, che si sta affermando nella produzione di metodo classico, anzi metodo ancestrale per la precisione. Sperimentando un metodo con una tradizione millenaria, il vino come veniva fatto dal contadino che finiva la fermentazione in bottiglia. La prima parte della cantina inaugurata, di fatto, è tutta dedicata alle bollicine pugliesi, prodotte con metodo classico realizzato da blend di vitigni autoctoni e internazionali con metodo ancestrale. I vitigni utilizzati sono: Pinot Nero e Primitivo, Fiano Minutolo e Chardonnay, mai in purezza, sostano sui lieviti dai 24 a 36 mesi. È una sperimentazione iniziata da dodici anni con 40.000 bottiglie limitate nella vecchia cantina, ora si riuscirà a incrementare maggiormente la produzione. “Abbiamo deciso di aspettare ancora un altro anno con l’uscita del nostro metodo classico che sarà un 36 mesi, in questi casi bisogna saper aspettare, anche se il vino te lo chiedono dei ristoranti importanti si cerca di aspettare il momento perfetto per la messa in commercio. Stoccare per noi è fondamentale, anche se si tratta di un’immobilizzazione”.

 

 

DEGUSTAZIONE Nicola Chiaromonte dimostra di essere un grande anche quando degustiamo insieme una parte importante della batteria dei suoi vini. Generoso come la sua terra, la degustazione è un crescendo, non si risparmia tra una battuta e l’altra. Non si entra in aspetti tecnici, a guidare gli assaggi sono gli aneddoti e la storia di questi vini. Kimia, questo il nome dato alla gamma dei vini bianchi e rosati, come la pietra filosofale anche un grande vigneto storico può essere una pietra miliare. Si parte dal Kimia bianco, un Fiano, in realtà sarebbe un Minutolo, che esprime nel bicchiere tutto il floreale. Kimia è il nome della pietra filosofale, in parte anche Chiarmonte è un piccola alchimista, in grado di trasformare qualsiasi vino in oro. Si passa al Moscato Secco, poi è il turno del Kimia Rosè, due versioni: una di Pinot Nero e una di Primitivo di Gioia del Colle. Diverse espressioni della tecnica del rosè, ma il Kimia da Primitivo ha un’eleganza e una persistenza superiore. Assaggiamo lo Chardonnay, si tratta di un vino che è stato creato dalle basi dello spumante. Anche qui abbiamo una super intensità e terroir. Sotto banco esce anche una bollicina, un rosè di razza. Chiaromonte entra in competizione, va diretto e chiede qual è la bollicina che ci ha emozionato di più. Lui non ha dubbi, bisogna aspettare, ma questo a 36 mesi batte chiunque.

 

Kimia Chiaromonte

 

PASSIONE PRIMITIVO Ecco il Primitivo che è andato alla Casa Bianca, un vino già pronto e semplice, un vino da sbicchierare, a tutto pasto. Passiamo all’Elè, un Primitivo con sistema di allevamento ad Alberello pugliese, suolo prevalentemente calcareo, in onore della figlia Elenora, qui c’è una marcia in più. Un tannino ancora da levigare, un’astringenza che non da fastidio, siamo certi di essere di fronte a un grande vino ma che dovrà ancora esprimere tutto il suo potenziale. È un crescendo, ogni vino spazza via l’altro, rimane sempre una pulizia in bocca e un palato tutto sommato fresco, nonostante le gradazioni siamo importanti anche se sempre ben bilanciate. Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto: qui siamo di fronte alla storia della Doc Primitivo Gioia del Colle, non solo dell’azienda Chiaromonte. Una tiratura di nicchia che nasce da un piccolo vigneto di antichi alberelli, rese basse dai 40 ai 60 quintali per ettaro, un vino che fa solo affinamento in acciaio, ma non lo diresti dal naso talmente è complesso e ampio, confettura e cioccolato, ma sentori di macchia mediterranea, in bocca struttura ed eleganza, ma ci viene in aiuto Nicola Chiaromonte. “I miei vini sono come me: belli, potenti ed equilibrati”.

 

 

SELEZIONE CHIARMONTE Con il Chiaromonte Riserva Primitivo annata 2013 le rese si abbassano ancora, dai 30 ai 40 quintali, affinamento in botti e barrique.  “Fin ora abbiamo scherzato, adesso si fa sul serio”– dice Nicola Chiaromonte. La Selezione Chiaromonte più che un vino e un progetto unico, che non c’è da nessuna altra parte. Un vino che non viene mandato a nessuna guida, perché nessuno è in grado di capirlo e di dargli voti. Un vino che è stato creato solamente tre volte nella storia della cantina, in tre annate perfette. La Selezione Chiaromonte è una selezione delle Riserve, quindi un vino super selezionato. L’uva deve essere perfetta, per questo la difficoltà di trovare delle condizioni ideali di surmaturazione. Un vino da collezionisti, le bottiglie numerate, 2.660 bottiglie per l’annata 2015, vengono poi date a selezionatissimi clienti o appassionati. Non vogliamo che questo vino finisca in mano a chi non sappia apprezzarlo, da qui nasce la selezione. Una gradazione notevole, 19° naturali, ma che non si sentono. 2010, 2011 e 2015: le annate in cui la Selezione Chiaromonte è stata prodotta. “La Cappella Sistina dell’enologia”– chiosa Chiaromonte, lui si che ha capito tutto.

 

Selezione Nicola Chiaromonte

 

+info: www.tenutechiaromonte.com

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