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È il 1864 quando a Santo Stefano Belbo Giuseppe Gallo inizia la produzione di Moscato con soli 8 ettari. La casa è chiamata e riconosciuta come quella “del Gallo”. Solo più recentemente sotto la guida di Alessandro Boldo c’è una nuova voglia di confrontarsi approfonditamente con il Moscato d’Asti. Nasce una visione artistica molto attiva che vuole superare preconcetti senza voltare le spalle alla tradizione.

Con sacrificio si propongono modelli espressivi capaci di invecchiare e raccontarsi a lungo nonostante i soli 5° di alcol. Le forme rimbombano nella memoria gustativa per la delicatezza e la difficoltà descrittiva quando si affronta il tema della grana delle bolle perché finissima e quasi impercettibile in tutte le versioni proposte. Un’azienda che rompe il fascio di luce Moscato con punti di vista che rimandano alla storia dei consumi dell’uva dolce piemontese. A Valdivilla, al confine con la Langa le esperienze tramandate in incontri mai casuali sono l’incipit per la creazione di vini esperienziali e consapevoli adatti ad accostamenti suggeriti da chef stellati più azzardati con piatti sapidi e a base di pesce. Le bottiglie non esauriscono mai la loro empatia avallata anche dalle etichette.

 

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La scelta cromatica nelle pennellate ampie ed ondulate sono una rappresentazione pura dell’origine con il giallo (l’uva moscato), il blu (la profondità e complessità dei suoli) e il rosso (il sentimento). Alessandro è custode di 13 ettari e un esempio di stile ammirevole che mette in campo 100.000 bottiglie circa ogni anno. Si è in piena conversione biologica e si dà voce in piccolo anche a qualche uva rossa: Freisa, Barbera e Pinot Nero. In annata son sempre disponibili l’Asti, elaborato dal 2004 con vigne di 40 anni circa e il Moscato d’Asti Lumine, la grande componente solida di Ca’D’Gal con 70.000 bottiglie all’attivo. Vinificato soltanto nella primavera successiva alla vendemmia c’è poi il Moscato Saint’Ilario proveniente da due singoli appezzamenti di cui uno a sorì e l’altro esposto a sud – est.

 

 

Ma la punta, il cuore, è tutto per il Vigne Vecchie figlio di un solo ed unico ettaro esposto en plein sud prodotto in soli 1300 esemplari fino al 2013 (5600 oggi) con la decisione dal 2003 di commercializzarlo dopo cinque anni di riposo in bottiglia. Una riserva che fa dell’eleganza, dell’avvolgenza e longevità i suoi punti cardine. Il sorso è un sensazionale viaggio nell’acino,  oltre la buccia, raccolto con prudenza in uno stato di leggera surmaturazione. Un vino da collezione che in millesimi come il 2008 si sprigiona con una cremosa densità mentre nel 2012 c’è una gioiosa vena acida unita ad aromi di magnolia, sale rosa, zenzero e canditi. E il 2014 attualmente nel mercato abbraccia le albicocche e le pesche sciroppate. È stretto nel suo succo morbido e fresco che si concederà nel tempo. Il progetto è raccontato in etichetta  dal “pittore del vino” Didier Michel.

 

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+info: www.cadgal.it

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