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Non saremo noi a biasimarvi, se sceglierete di bere una fragrante Pilsner alla spina quando siederete per rinfrescarvi durante il vostro vagare per le capitali asburgiche del centro-est Europa. Soprattutto se si considera il prezzo medio di due euro per mezzo litro (un caffè espresso costa due euro e venti). Sappiate però che anche la mixology ha da proporvi argomenti ben interessanti per combattere le temperature frizzanti di città gioiello incastonate sulle rive del Danubio. Eccovi un paio di indirizzi che vi pentireste di non provare.

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BRATISLAVA – Carina, onesta, nascosta. Spaccata a metà dal Danubio, in una parte business serenamente trascurabile, e un centro storico medioevale di rara bellezza. La Porta di San Michele è l’accesso al cuore della città, che pulsa di viuzze sinuose e mura antiche autentiche, protette dallo sguardo freddo e pacato del Bratislavský Hrad, il Castello, a ovest. Tappa obbligatoria dev’essere l’Antique American Bar in Rybárska Brána, una delle strade più vive, lama che affonda da nord a sud nel centro della città e impreziosita dalla statuetta sorniona del Man at Work. Al bancone c’è Stefano Cattaneo, golden boy comasco vincitore della Campari Barman Competition 2019: drink list improntata per la quasi totalità su classici perfetti, appena quattro le proposte signature, e una sezione chicca dedicata agli immortali IBA con prodotti d’annata. In carta c’è un Daiquiri con Bacardi del 1920, al risibile costo di euro 700. Per un tocco più glamour e moderno c’è da saltare al Carlton Hotel sul corso principale, Hviezdoslavovo Námestie: al piano terra si incastra il Mirror Bar, bellissima cocktail lounge con tanto di salice vero al centro della sala. Menu cervellotico e da meditazione con tre sezioni divise per vocazione: Classy per i drink senza tempo, Earth per i sentori più floreali e Art per le proposte più estrose. Sontuoso il Martini con gin al pomodoro e chip rossa essiccata. Per chi vuol tirare fino a tardissimo, l’Old Fashioned è un signor speakasy, nascosto al fianco di un ristorante vegano. Non ci sono insegne né password, si sale direttamente al secondo piano per uno strepitoso locale in mattoni crudi e bancone quadrato al centro, aperto fino alle 2.

Antique American Bar (@Antique American Bar Facebook)

BUDAPEST – Ottomana, colorata, travolgente. Ampi viali bizantini imperlati di palazzi opulenti e ammiccanti, stracolmi di una storia dannata e vigorosa. Dalla fondazione magiara, passando per l’invasione turco-romena fino alla liberazione del nuovo millennio, la città porta orgogliosa i segni di sangue e idee che l’hanno resa il gioiello che è: Buda a Ovest sorge austera, con la meravigliosa cittadella e la maggior parte dei complessi termali meno turistici: al di là del Danubio si estende Pest, sfacciata e moderna, dove movida e religione non faticano a tenersi per mano. Abbacinante la bellezza del quartiere ebraico, dove si trova la sinagoga più grande del mondo al di fuori di New York. È in queste strade che si dirama per la maggior parte la vita notturna, con una sequela frenetica di bar, cafè, ristoranti, localini, letteralmente uno attaccato all’altro. Un solo nome si staglia per maggior qualità del bere e forse un’anima più peculiare: il Bar Pharma, in Kazinczy Utca. Meno di otto metri quadrati, posticino hipster e stupenda drink list disegnato su una tavola periodica. Nota di merito, anche se probabilmente per i più coraggiosi: Bulleit Bourbon infuso al grasso d’oca (!).

Bar Pharma (@Budapest Pulse)

PRAGA – Bella, fiera, sovietica. Culla di rivoluzione, meta di svago, luogo di leggenda. Lì dove buona parte dell’Europa ha dato il colpo di coda, dove la resistenza ai nazisti ha suonato squilli preziosi, dove la quasi totalità delle manifestazioni popolari si è trasformata in fiumane di energia pacifica. Il Karlüv Most nero e cupo che troneggia sulle acque a specchio della Moldava, Václavské Náměstí dedicata al patrono Venceslao e teatro dei momenti più densi di significato. Le due anime di Stare Mesto, la città vecchia, e Nove Mesto che non ha bisogno di essere tradotta. Un gomitolo di sensazioni contrastanti, bellezza ortodossa da un lato e vergogna dittatoriale dall’altro, con evidenti segni sovietici ancora a scalfire l’aspetto degli esterni. Karoliny Světlé, sul lungofiume, è la stradina dove troverete l’Hemingway Café, mecca della miscelazione praghese. Arredi in legno affumicato e luci soffuse per un’esperienza da bolla di sapone, che però molto probabilmente vi sarà preclusa a meno di prenotazioni molto anticipate. Niente panico: gli stessi proprietari hanno aperto un altro posticino da ricordare a nemmeno duecento metri di distanza. Cash Only, stretto e lungo, con una superba proposta in carta: Negroni all’albicocca con apricot brandy, oppure un White Boulevardier, con whiskey infuso alla liquerizia. Come dice il nome, si paga solo in contanti; inchino davanti al biglietto da visita del locale, che oltre a recare una piccola mappa del quartiere, segnala anche i bancomat più vicini. Menzione meritatissima per l’Anonymous in Michalska: come da insegna, che manca, è un secret bar nemmeno troppo secret ma tutt’altro che reperibile da sguardi disattenti. Pareti scalcinate, un maxischermo e bartender con la maschera di V per Vendetta: partite o no?

Cash Only Prague

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