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Nebbiolo

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Ampliamento della gamma per la realtà fondata da Filippo Antonelli, Vittorio Zoppi e Paola Rogai. Antica Torino, specializzata nella produzione di vini aromatizzati, liquori e distillati tradizionali del Piemonte crea i propri prodotti a partire da nuove ed inedite ricette, ispirate a quelle tradizionali, dopo approfondite ricerche e studi della storia liquoristica della regione piemontese.

Al via La Rete dei Giardini Sospesi, un’iniziativa che riunisce nove produttori di Nebbiolo delle Alpi sotto forma di rete di imprese della filiera del vino in Valtellina. A volerla fortemente Mamete Prevostini, per mettere al centro della filiera la figura del viticoltore e condividere competenze, risorse e visioni. L’obiettivo è valorizzare la storia e la qualità della viticoltura del territorio portandola verso alti standard di sostenibilità, sia a livello ambientale e agro ecologico che economico. Una rete per fare sostenibilità economica e ambientale nel segno dell’innovazione in Valtellina, l’area terrazzata vitata più grande d’Italia, dove l’arte dei muri a secco è patrimonio UNESCO dal 2018.

PESCAJA, dentro il nome le iniziali di SOLE, CUORE e ANIMA come recita il pay off della cantina piemontese. Siamo a Cisterna D’Asti, uno dei 7 comuni identificati per la produzione della DOCG Terre Alfieri, dove Giuseppe Guido il patron dell’azienda Agricola Pescaja, per tutti semplicemente Beppe,  è nato e cresciuto. Il desiderio di migliorarsi ogni giorno, di valorizzare e dare luce a un territorio che possiede tutte le qualità per ottenere il meglio dalle varietà Arneis e Nebbiolo.

Settembre è il mese del ritorno a scuola, tra i banchi del vino è il mese per antonomasia del Nebbiolo. Un allievo difficile il vitigno Nebbiolo, come i primi della classe non si fa mancare niente. Tanto precoce, apprende sin da subito quando sboccia tra i filari, gli piace stare con i compagni fino alla fine quando per ultimo affronta l’esame di maturità con la vendemmia generalmente da metà settembre a metà ottobre, ma a volte anche più tardi.

Segni particolari NN, Nino Negri. La carta di identità di Danilo Drocco vede la Langa come luogo di nascita e di elezione, ma la consacrazione nell’Olimpo del Nebbiolo la sta raggiungendo in Valtellina. Ormai la chiama “casa”, da quando due anni fa è arrivato alla guida della cantina Nino Negri, la storica azienda valtellinese più importante sotto il profilo quali-quantitativo.

È tutto pronto per Grandi Langhe 2020, la due giorni di degustazione delle nuove annate di Docg e Doc di Langhe e Roero in programma il 27 e il 28 gennaio ad Alba. Da quest’anno, il primo appuntamento nell’eno-calendario delle anteprime del vino in Italia diventa annuale e vedrà 206 aziende espositrici impegnate a presentare i propri vini a buyers, ristoratori, enotecari, sommeliers e giornalisti, tutti operatori professionali provenienti da oltre 30 Paesi europei ed extra europei.

Bisognerebbe clonare non solo il Nebbiolo, ma anche gli amanti del principe dei vitigni. E allora perché non partire da Sara Missaglia, sommelier, degustatrice ufficiale e relatrice AIS che il prossimo giovedì 6 giugno 2019 condurrà una serata speciale sulla Valtellina al Westin Palace, nella casa dei sommelier milanesi. Una passione sfrenata per il Nebbiolo quella di Sara, milanesissima Docg, Stella al Merito del Lavoro insignita dell’Ambrogino d’Oro, ma cresciuta tra biberon e Nebbiolo, con il suo secondo quartier generale in Valtellina. Perché clonarla? La risposta sarebbe interessante sentirla dai produttori valtellinesi, che hanno trovato in lei una super Valtellina Wine Ambassador con entusiasmo trascinante, competenza e capacità di narrare la storia del vino con collegamenti che partono da lontano. Sprizza energia e chiavennasca da tutti i pori Sara Missaglia, si accende e scatta come una molla quando parla di Valtellina. Una bella malattia incurabile, una saudade che ti colpisce e non ti molla, che si affievolisce solo con un calice di vino valtellinese in una mano e un piatto di sciatt o pizzoccheri nell’altra, magari trovando accoglienza da Sciatt à Porter, rifugio valtellinese all’ombra della Madonnina che ha dato lustro alla Valtellina.

Stessa posizione (Padiglione 10 Piemonte Stand Q3) ma uno stand totalmente rinnovato, in cui sono protagonisti materiali di riuso in linea con una filosofia aziendale “green” e attenta alla sostenibilità. E ancora: un “nuovo” vino nella famiglia delle Barbera, Barbera Viva, prodotto con una tecnica unica che intreccia l’antica tradizione della Barbera frizzante rifermentata in bottiglia all’eleganza di un metodo classico (con dégorgement finale).

Che il Piemonte sia una terra di eccellenze è ormai arcinoto. E finalmente si inizia a parlare di questa regione come brand, una grande, enorme scatola cinese in cui non si finisce mai di scoprire quanto in profondità e indietro nel tempo si può arrivare. Una vanità che non è un’illusione. Non più. Nel Monferrato – in grande tourbillonnement in questo momento – un piccolo gruppo di produttori si è unito in un’Associazione, Albugnano 549. Albugnano oltre ad esser il nome del vino, è quello di uno dei comuni in cui lo si produce mentre 549 sono i metri registrati nel verde Belvedere Motta anche noto come il “balcone del Monferrato” dal quale si può ammirare tutta la cintura delle Alpi. Informazioni distanti e ignote ai più che devono esser ridotte.

Nel mondo del vino il successo di una denominazione e di un vitigno passa necessariamente attraverso la promozione ed eventi. Come nel caso della Valtellina, che si appresta a vivere con grande attesa la seconda edizione del Valtellina Wine Festival Chiavenna, che andrà in scena il  21 e 22 settembre prossimi. Non è un caso la scelta di Chiavenna, una cittadina strategica come porta di accesso alla Svizzera, da sempre mercato di riferimento per i vini della zona, e se ci pensiamo qualcuno farebbe derivare da qui l’origine del nome Chiavennasca, come localmente viene chiamato il Nebbiolo.

Il Nebbiolo: non sempre i vini prodotti da questa fortunata varietà hanno dato vita a vini austeri e da lungo invecchiamento, anche se in effetti nell’ultimo secolo, si è fatta sempre più strada l’idea che quest’uva sia esclusivamente fonte di vini severi ad espressione terziaria.

“Natura è mistero alla luce del giorno, non permettete che il velo le sia tolto”. Queste le parole di Johann Wolfgang Goethe. Il vino e la sua natura son mistero e fascino, storia. Lo sappiamo e ci limitiamo infatti ad ascoltare ed osservare. E per presentare le produzioni dell’areale che comprende le città di Biella, Novara, Vercelli e Verbano Cusio Ossola, il Consorzio di tutela nebbioli Alto Piemonte è sceso in campo con 50 aziende dal 24 al 26 marzo al Castello Visconteo Sforzesco.

Cosi ha titolato niente meno che il New York Times, con un ampio reportage a cura di Eric Asimov, critico enogastronomico del quotidiano della grande mela. Sulle pagine social delle cantine valtellinesi l’articolo sta diventando virale. Condivisioni e letture attente, rigorosamente in lingua inglese, che mostrano una Valtellina del vino al top. E se ce lo dicono gli americani, centro nevralgico del mondo e una delle piazza principali del vino mondiale, non può che essere un importantissimo riconoscimento per un comparto come quello dei vini valtellinesi che sta riscuotendo successi non solo in Italia, ma soprattutto all’estero. Uno spot e un traino importante, che viene da una firma autorevole come Eric Asimov, che ha assaggiato un panel di venti bottiglie di dodici produttori nel corso di un wine tasting insieme a Florence Fabricant, altra firma del NYT, Jeff Porter, beverage director del gruppo della ristorazione Batali & Bastianich e Aaron Von Rock, wine director di Patina Restaurant Gruop che proviene da Wine Spectator. Tutti nomi che hanno potenzialmente la capacità di influenzare le scelte dei consumatori, per un vino valtellinese che sta uscendo dall’anonimato.