Erika Mantovan
| Categoria Notizie Vino | 3106 letture

Valdamone: l’orgoglio di una piccola grande cantina della Val di Cornia

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© Riproduzione riservata

Nel cuore della Val di Cornia c’è la più piccola e tra le più storiche aziende vinicole che inizia a prendere coraggio,  racconta la sua storia e continua il suo percorso, più moderno.

All’inizio di tutto c’è la vite anzi la terra e l’uomo che la lavora e il resto è “solo” una questione di fermentazioni, di regole. Il risultato sono vini di qualità, frutto di una “formula storica”. Oltre alla   qualità i vini “di personalità”, invece, nell’azienda Valdamone ho il vago sospetto che siano arrivati da quando in cantina c’è il contributo dell’enologa Vincenza Folgheretti. È cambiato l’uso delle regole. L’approccio ai problemi è diverso. Siamo sulla Costa degli Etruschi nei pressi di Suvereto, in un foulard di Toscana “medioevale”. Un pezzo di terra baciato dal cielo di matrice franco argillosa, arricchita da limo e sabbia. A dirigere la cantina e l’agriturismo dal 1999 c’è l’agronomo Lorenzo Brugali, la terza generazione.

Inizialmente era la nonna Zelinda con il suo solo e unico ettaro ad animare questo mattoncino di terra in cui un tempo passava la ferrovia. Poi gli ettari, vitati, son diventati poco più di sei e mezzo, per scendere oggi a tre dopo la vendita avvenuta un paio di anni fa. Si tratta dell’azienda più piccola della Val di Cornia. L’ambiente è rustico, casalingo, cosi artigianale che il mondo si capovolge. Si analizza il tutto con maggior interesse quando si scopre che all’interno del parco ci sono le terre di Vittorio Moretti. Bastano alcuni scalini per vedere l’imponente scalinata della cantina Petra.

Le vigne di Valdamone

Il padre di Lorenzo, su consiglio di un professore universitario, fu il primo a impiantare Syrah già nel 1999 per vinificarlo in purezza. In seguito si sono poi aggiunti il Vermentino, il Cabernet Franc, il Merlot e il Cabernet Sauvignon per dar luce a un vino bianco in purezza e a due vini rossi. Ma la voglia di vinificarlo in purezza è rimasta. Come quella di raccontare il proprio percorso, terribilmente silenzioso. Decisamente affasciante per questo mondo del vino che come la vite ha bisogno di entrare nella sua terra per capire l’origine. E qui il suolo è rosso, poco profondo, non si arriva ai due metri, e sulla questione dei trattamenti l’approccio è da sempre quello che i francesi definiscono “ragionato”.

Tira vento, le foglie si spostano e l’occhio cade sui pali massicci e robusti impegnati a sostenere le vigne. Sono quelli delle ferrovie che insieme alle vasche in cemento, mai abbandonate, rappresentano la tradizione, e il destino di un figlio, quello di fare vino. Il suo vino. Nella vecchia cantina, costruita a mano, le idee son chiare: solo tonneau di secondo passaggio e barriques nuove per il 20% per amplificare il bouquet e non stravolgere le caratteristiche dei vini. Non solo vino perché nei 4, 70 ettari c’è anche spazio e tempo per 1,70 ettari di ulivi centenari. Per chi pernotta, l’agriturismo offre anche tre graziosi appartamenti, la piscina e pizza no limits il mercoledi. Nel 2017 Vincenza mette a punto con poco più di 8 filari, su 31 totali, un Vermentino Toscana IGT (Zelinda) salato, che sa di zafferano, di mandorle e agrumi carnosi. Come lavorazione si opta per una fermentazione in solo acciaio e senza il controllo della temperatura (al momento). Mentre tra i rossi troviamo l’Albizo Toscana IGT 2017, un blend di % paritetiche di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot che fermenta in cemento e affina in tonneau. Ci sono note speziate, di peperone e nuances più fresche che ricordano l’eucalipto e i fiori rosa. E poi ci sono i tannini, fitti e sottili, che via via si fan morbidi e oltre ad allungare la beva la fanno elegante e persistente. Bellissima la chiusura: pulitissima e in totale equilibrio, un esser neutrale che diventa perfetto per una ripartenza di qualsiasi altro gusto.

Infine il Poggio A’ Bugni Toscana Rosso 2.0 (in uscita il prossimo autunno) nell’annata 2016 si presenta con un blend di Merlot (40%), Sauvignon (40%) e Syrah (20%). Il cambio di uvaggio rispetto alla 2015 e il passaggio in barrique di 12 mesi gli donano quell’eleganza e quella finezza che smorzano il palato. Lo rendono piacevolissimo. Musicale. Vegetale e sapido si colgono la viola e la prugna sempre concentrate ma fresche e, soprattuto, il colore non è plumbeo. La tessitura si mastica tutta ed oltre alla sua consistenza, allo spessore c’e una potenza tannica unita ad un’acidità nel finale che lasciano presagire un bel cambiamento tattile dopo un periodo di riposo in vetro.

In pillole:

  • Val di Cornia (Toscana)
  • Azienda famigliare
  • 3 ettari e 3 vini
  • 31 filari (8 1/2  Syrah, 8 1/2  Cabernet Franc, 5 Vermentino, 4 Cabernet Sauvignon e 4 Merlot)
  • Vini, olio e agriturismo

INFO: valdamone.it

 

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