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Posti da sogno, tragitti affrontati con i più disparati mezzi di trasporto, amicizie nuove. È il pacchetto medio che entra in tasca a chi ha la fortuna di viaggiare, vedere, scoprire. Eppure un ruolo importante, forse il più importante di tutti, nelle emozioni legate a un’esperienza lontano da casa, è giocato dall’enogastronomia.

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I dati raccolti nel 2016 da Booking.com, colosso online di prenotazioni e turismo, mostrano un risultato evidente: il 75% dei viaggiatori sceglie la propria meta in base al cibo locale. Addirittura un quarto del budget stimato per partire, si tratti di vacanza o lavoro, viene considerato come necessario per acquistare mangiare e bere, in nome di un’attività multisensoriale che regala sensazioni altrimenti introvabili.

Non solo lusso, però: anzi, lontano dai locali gourmet e dalle luci della ribalta, è la ristorazione strettamente legata al territorio che si eleva a struttura portante di un successo e sopratutto una tradizione storica per l’Italia. Tramite prodotti tipici e location di nicchia,  il turismo enogastronomico contribuisce in primis a sostenere e valorizzare all’insegna della sostenibilità, della cultura e del contatto con la natura i centri minori
e le aree rurali. La ricerca Il turismo enogastronomico, driver della promozione del territorio a livello nazionale e locale, promossa da Fiera Milano Spa e dall’Osservatorio di Bit e condotta da Magda Antonioli Corigliano, Coordinatrice del Master in Economia del Turismo (MET) dell’Università Bocconi di Milano, e Sara Bricchi, Ricercatrice MET Bocconi, evidenzia proprio la parte centrale che il mangiarbere italiano interpreta nell’economia e nell’immagine della nazione.

Il cibo si sposta dallo scopo primario del nutrimento, a quello ormai moderno di chiave sociale e rappresentazione di uno status, così come di identificazione territoriale e strumento di benessere. Si ricerca il piacere, non più l’apporto nutrizionale, almeno in primis. E in questo senso il Made in Italy è marchio registrato e pluripremiato. La produzione del nostro paese è esempio perfetto di quel doppio nodo che viene a instaurarsi tra turismo e consumo: se da un lato un maggior conoscenza delle materie prime porta a un maggior consumo, dall’altro, un maggior contatto diretto con il prodotto (tramite consumo o anche solo esposizione mediatica) porta a una maggiore spinta verso il luogo d’origine del prodotto stesso. Circa il 70% dei turisti compra in viaggio prodotti enogastronomici da portare a casa, mentre un altro 62% afferma, una volta tornato in patria, di continuare a compare i prodotti enogastronomici conosciuti durante la vacanza. Sono numeri emblematici delle ricadute positive che il turismo ha sull’intero settore del food & beverage, e del potere che il settore ha sulla promozione dell’immagine del territorio.

Il cibo è dunque parte integrante della cultura italiana, nel senso più largo e completo della sua accezione. L’insieme di territorio, materie prima di qualità, imprenditoria sapiente e l’accoglienza unica della nostra popolazione rende l’esperienza enogastronomica del Belpaese uno dei tre pilastri del turismo, assieme a paesaggio e beni culturali, addirittura come elemento di maggior rappresentatività della nazione (25% degli intervistati, IPSOS 2017). Il food&beverage italiano funge di fatto da traino per il resto delle esportazioni: il volume delle esportazioni di alimentari e bevande supera oggi i 40 miliardi di euro, con una crescita di +70% nell’ultimo decennio (Coldiretti, 2017). L’attuale offerta enogastronomica italiana è in grado potenzialmente di incarnare in pieno i trend ed i valori che caratterizzano oggi il turismo mondiale di fascia alta: sostenibilità, territorialità, benessere, creatità. Ed è per questo che il turismo enogastronomico dello Stivale va a gonfie vele.

Il marchio del Made in Italy si propaga nel mondo quindi grazie al legame con il territorio, incentivato dall’ormai indispensabile (purtroppo, forse) motore dei social networks. Il 74% dei consumatori mostra fino al 40% di probabilità in più di acquistare da brand che si promuovono anche attraverso i social media e che comunicano in maniera efficace con i consumatori. Mentre il 46% delle aziende turistiche che interagiscono sul web con i propri clienti riceve feedback mediamente più positivi rispetto a chi non lo fa (ILTM ed Euromonitor 2015). È grazie al web che in consumatori hanno un accesso immediato a informazioni essenziali circa le scelte enogastronomiche: prezzi, menu, offerte, prodotti, ingredienti. Ed è il passaparola in rete che a sua volta favorisce il diramarsi delle conoscenze di produttori e fornitori di servizi. L’Italia, dopo gli Stati Uniti, è il paese più cercato dai viaggiatori con riferimento alle recensioni dei ristoranti, mentre, secondo Booking.com (2016), tre tra le principali destinazioni italiane, Firenze (15°), Milano (16°) e Roma (25°), sono tra le 25 destinazioni di maggiore appeal anche dal punto di vista della ristorazione.

 

 

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