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Il Vinitaly 2022 della ripartenza che ricomincia dai mercati esteri. Si è chiusa mercoledì 13 aprile l’edizione numero 54 della kermesse veronese che ha visto un’incidenza di presenze straniere da record. Secondo i dati ufficiali diffusi dall’organizzazione, con 25.000 presenze estere pari al 28% delle 88.00 presenze complessive. Un pubblico globale, con ben 139 nazioni rappresentate, che segnano uno spartiacque di una manifestazione che dopo due anni di stop è tornata più carica che mai. Rinascita, il bello di rivedersi insieme perchè il vino è prima di tutto convivialità, anche noi siamo stati a Vinitaly e vi possiamo certificare che nell’aria si respirava un profumo di positività nonostante le incertezze legate al conflitto, all’inflazione e all’aumento dei costi.

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Una fiera del vino e dei distillati italiani, capace di richiamare a Verona buyers e operatori di tutto il mondo, a parte alcuni paesi complici le limitazioni pandemiche agli spostamenti internazionali, che hanno fermato gli arrivi da Cina e Giappone e chiaramente dalla Russia. Un contingente che pesa complessivamente per circa 5.000 mancati arrivi ma che non ha impedito la rimodulazione dell’assetto partecipativo di una manifestazione che in chiave nazionale ha anche ribilanciato le presenze del Centro-Sud – in rialzo – con quelle del Nord.

Il ruolo delle fiere italiane è sempre più legato all’aumento numerico delle imprese che si avviano all’internazionalizzazione, in particolare delle Pmi. Vinitaly, in questa edizione più che mai, si è concentrato molto su questo aspetto con un risultato molto positivo in favore di un settore morfologicamente caratterizzato da piccole realtà- il commento del presidente di Veronafiere, Maurizio Danese – Guardiamo ora al 2023 con un evento ancora più attento alle logiche di mercato e alla funzione di servizio e di indirizzo della nostra fiera in favore di un comparto che abbiamo ritrovato entusiasta di essere tornato a Verona dopo 3 anni”.

Non era affatto scontato, il merito è stato quello di averci creduto, in primis da parte degli organizzatori ma anche da parte degli espositori. “Si è chiuso il Vinitaly che volevamo, e non era nulla scontato. Abbiamo dato un primo riscontro dopo una lunga attività di ascolto e condivisione con le aziende del settore, e dato vita a un piano che troverà, progressivamente, pieno regime entro il prossimo biennio- le dichiarazioni di del direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – Segnare il record di incidenza di buyer esteri in un anno così difficile sul piano congiunturale e geopolitico è tutt’altro che banale ed evidenzia tutta la determinazione di Veronafiere nel perseguire i propri obiettivi”.

Dando uno sguardo nel dettaglio alla composizione delle presenze estere, primi gli operatori dagli Stati Uniti e dalla Germania che testimoniano la leadership nella classifica delle nazioni presenti. Terzo rimane il Regno Unito, mentre il Canada subentra alla Cina nella quarta posizione, davanti alla Francia. A seguire Svizzera, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca e Danimarca. Bene, l’Europa si conferma un bacino importante per Vinitaly, con oltre due terzi del totale degli esteri. In ambito extraeuropeo, tengono Paesi come Singapore, Corea del Sud, Vietnam; in crescita l’India. Infine, anche se con valori assoluti contenuti, si dimezzano le presenze dall’Oceania mentre più che raddoppiano quelle dall’Africa.

INFO www.vinitaly.com

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