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Sul mercato USA (cui è destinato oltre il 10% della produzione di Amarone) i consumatori scelgono l’Amarone della Valpolicella perché è italiano, è “classico” ed è un vino versatile, tanto da essere perfetto sia per le cene con parenti e amici, sia per festeggiare le occasioni importanti. Sono le ragioni dell’appeal dell’Amarone che emergono dall’indagine 2016 dell’Osservatorio Vini Valpolicella, commissionata dal Consorzio per la Tutela dei Vini della Valpolicella, a Wine Monitor (Nomisma).

“L’indagine evidenzia – sottolinea Christian Marchesini, presidente del Consorzio – una percezione assolutamente positiva dei nostri vini presso i consumatori di vino rosso statunitensi. Un dato molto importante e beneaugurante in un mercato che oggi rappresenta la destinazione di oltre il 10% della produzione di Amarone. Se ben il 25% del campione associa le caratteristiche distintive di questo vino alla ‘Qualità’ e un ulteriore 14% allo ‘Stile italiano’, ci sono margini per aumentare le performance del nostro vino di punta. E va bene anche per gli altri vini della Valpolicella nel loro complesso, per i quali i descrittori più citati sono tradizione, qualità e classico”. “Gli Usa – osserva Olga Bussinello, direttore del Consorzio – sono la principale destinazione dei vini italiani per una quota di mercato del 26% in valore. Un mercato su cui la competizione degli altri Paesi è molto agguerrita. Se allarghiamo lo sguardo all’export su tutti i mercati, l’Italia si posiziona al secondo posto dopo la Francia, in valore e volume, grazie al “peso” del Veneto che da solo ricopre il quarto posto in valore. Un valore a cui molto contribuiscono i vini della Valpolicella, anche negli Stati Uniti. Se il 10% della produzione di Amarone raggiunge gli Usa, le percentuali salgono al 14% per il Valpolicella e al 21% per il Ripasso”.

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La notorietà spontanea (cioè senza la proposta di una lista di risposte) dei vini della Valpolicella negli Stati Uniti risulta significativa: il 3% dei red wine consumer cita spontaneamente l’Amarone come primo vino rosso italiano a cui pensa e un ulteriore 2% cita la denominazione Valpolicella. Se poi si restringe il campo a coloro che consumano vino rosso italiano, si sale al 4% per l’Amarone e al 2,4% per la Doc Valpolicella. Se posto di fronte a un elenco di vini rossi italiani, l’11% degli americani riconosce e dichiara di aver consumato almeno una volta nell’ultimo anno il Valpolicella, ben il 10% ha bevuto Amarone negli ultimi 12 mesi, mentre il tasso di penetrazione del Ripasso e del Recioto è leggermente inferiore: rispettivamente 9% e 6%. Complessivamente, il 17% dei consumatori americani ha bevuto almeno una volta i vini della Valpolicella.

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Per il consumo di Amarone l’occasione speciale è la più comune anche nelle situazioni di consumo domestico (41%); gli altri vini della Valpolicella, invece, vengono bevuti soprattutto durante i pasti (41%). Chi consuma il Grande Rosso della Valpolicella lo fa soprattutto fuori casa – il 44% lo ordina spesso al ristorante e l’11% in enoteche e wine bar – e in occasioni speciali come compleanni o anniversari (il 31% di chi consuma fuori casa). L’occasione più segnalata? Quella della cena “romantica” (26% di chi consuma fuori casa), a cui seguono, quasi a pari merito, le occasioni speciali e le cene di divertimento tra amici (25% e 23%). Il consumo fuori casa in ristoranti (47%) e altri locali (7%) è prevalente anche per gli altri vini della Valpolicella.

Tra le nuove tendenze indicate dai consumatori statunitensi spiccano la propensione verso i vini “naturali”, con il 40% delle citazioni, verso quelli biologici (25%) e verso i vini provenienti da vitigni autoctoni (24%). Sempre secondo l’indagine svolta da Wine Monitor, la propensione all’acquisto dell’Amarone negli USA è, ovviamente per il posizionamento di prezzo, più elevata tra i consumatori con reddito medio-alto, rispetto a quelli con redditi medio-bassi (15% vs 2%). Bevono più Amarone gli uomini (tasso di penetrazione del 13% contro il 6% delle donne) e coloro che hanno un elevato titolo di studio (16% contro il 3% di chi ha livelli di scolarizzazione più bassi). Anche l’età conta: nella fascia dai 23 ai 35 anni il tasso di penetrazione sale al 16% (contro il 2% degli over 56). Quanto al territorio, la propensione al consumo è più alta nello Stato di New York.

Fonte: www.vinitaly.com/it/news/wine-news/indagine-wine-monitor-nomisma-per-consorzio/www.consorziovalpolicella.it/

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