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Dopo lo stop imposto dalla pandemia, i produttori del Monferrato casalese tornano ad esprimersi in grande stile, in occasione dell’evento Monferace en Primeur, organizzato presso…

Sabato 1° ottobre, in occasione della Giornata internazionale del caffè, la Rete delle Comunità del Rito del Caffè espresso promuove una serie di iniziative congiunte che si svolgeranno da nord a sud, realizzate dalle comunità emblematiche che sostengono la candidatura dell’espresso a patrimonio immateriale dell’umanità. Obiettivo: raccogliere le firme a sostegno della candidatura, così da rendere la ritualità del caffè espresso italiano, con il suo bagaglio di significati immateriali, patrimonio UNESCO.

È stato il finlandese Ville Niemi, con “I, The Wine”, a vincere la seconda edizione del “Carpenè-Malvolti Script Contest” – il concorso promosso dalla storica Impresa di Conegliano, da sempre attenta ai nuovi linguaggi comunicativi ed alle dinamiche contemporanee- in occasione della XII edizione drl “Ca’ Foscari Short Film Festival 2022”.

La candidatura dell’espresso italiano quale patrimonio dell’UNESCO ha visto sin dall’inizio, anche per l’amicizia e la comune visione che lega l’azienda al Conte Giorgio Caballini di Sassoferrato, promotore del progetto, un sincero supporto e coinvolgimento da parte della Bazzara che è anche uno dei membri del Consorzio, come si è visto anche dalle numerose interviste e video realizzati da Franco e Mauro Bazzara.

La Bazzara Espresso diventa socio del Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale che sta promuovendo la candidatura del rito dell’espresso italiano presso l’Unesco per ottenere il riconoscimento di Patrimonio Immateriale dell’Umanità. La torrefazione triestina dà così man forte alla rappresentanza dei suoi concittadini a sostegno dell’iniziativa, garantita anche dalla presenza della storica Associazione di categoria Caffè Trieste.

Terra d’amore, di sfide e di sogni. La raccontano così, da queste parti: la figlia dell’Imperatore germanico Ottone si invaghisce di un giovane e scappa con lui fino in Liguria: quando il severo padre li perdona e li richiama a corte, promette al genero tanta terra quanta ne avrebbe percorsa in tre giorni a cavallo. Aleramo, questo il nome dell’innamorato, si servì di un mattone (mon) per ferrare (ferrà) il destriero, e di fatto battezzare il Monferrato. Esistono decine di altre varianti sull’origine della denominazione, forse più plausibili, ma perché rovinare con la verità, la stupenda storia di questo territorio.

Che fosse una delle mete più ambite tra le capitali del vino c’erano pochi dubbi, il 2021 vedrà un ulteriore attestazione con Barolo Città del Vino. Un riconoscimento importante assegnato sabato 7 novembro, Barolo ha avuto la meglio come Città del Vino per il 2021 sui comuni di Bianco (Rc), Duino Aurisina (Ts), Montepulciano (Si), Montespertoli (Fi), Taurasi (Av) e Tollo (Ch). Nelle Langhe si apprestano a fare le cose in grande, Covid-19 permettendo, il programma di Barolo è un ricco palinsesto tra eventi, mostre, seminari, lectio magistralis, installazioni artistiche, progettato dal Comune in collaborazione con la Barolo&Castle Foundation, braccio operativo degli appuntamenti della Città Italiana del Vino 2021.

Sorgente Valcimoliana, l’azienda di Cimolais (PN) che imbottiglia l’acqua minerale a marchio Dolomia — unica acqua al mondo che sgorga all’interno di un parco naturale Unesco Patrimonio dell’Umanità — prosegue il suo percorso di innovazione denominato DOLOMIA2020 e si appresta a lanciare la sua nuova linea VAR-vetro a rendere, denominata Emotion, realizzata per completare la propria gamma di prodotti e soddisfare le esigenze del mondo Ho.re.ca..

La caffetteria viennese è semplicemente unica. Quando si parla di caffetterie viennesi, ci sono degli elementi e dei riti che creano un’atmosfera particolare. Oltre ad un’ampia offerta di caffè, prodotti di pasticceria e giornali internazionali, la caffetteria viennese è famosa per i tavoli in marmo, sedie thonet, candelabri e porta giornali.

Al tramonto del XIX secolo il caffè c’era ed era entrato nelle abitudini degli occidentali almeno da tre secoli. Durante questo lasso temporale si erano sviluppati molti sistemi per la sua preparazione, operazione non facile, perché non è solo questione di preparare un infuso, ma di farlo velocemente per poterlo consumare sempre fresco e, nello stesso tempo, di avere il massimo degli elementi pregiati contenuti nel vegetale, lasciando nei residui quanto di meno pregiato il caffè contiene sotto il profilo igienico e sensoriale. In pratica, per almeno tre secoli, il mondo del caffè ha lavorato sodo per soddisfare tre necessità tra loro fortemente connesse: rapidità, forza, piacere.