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Tempo di immaginare davvero il futuro, alla luce delle riaperture che in buona parte del mondo stanno iniziando a vedersi. Il post-pandemia sarà un nuova normalità, più che un  ritorno al passato, con conseguenti cambiamenti circa abitudini e consumi. Vale per qualsiasi settore, e quello del vino non fa certo eccezione. Jamie Williams, managing partner dell’agenzia di di pubblicità isobel, con sede a Londra, ha analizzato cinque scenari fondamentali.

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Secondo quanto racconta Williams, il mercato del vino in Gran Bretagna, e su più larga scala in grossa parte del mondo occidentale, stava vivendo un declino dal almeno cinque anni, prima del COVID-19: le nuove generazioni consumano meno delle precedenti, e il nettare di Bacco si è visto sfidare dall’impennata di vendite di gin e birra artigianale. Ciononostante, a fronte quindi di investimenti e sforzi che i produttori sono costretti a fare, anche per fronteggiare imprevisti come clima, mercati, domanda, difficilmente si può trovare un segmento che trasuda passione ed emozioni come quello del vino. Il che lascia sempre un margine d’ottimismo.

La pandemia ha investito le abitudini dei consumatori: i lockdown e il lavoro da remoto hanno fatto aumentare le vendite dei cosiddetti canali off trade, quelli cioè non rappresentati dai punti vendita tradizionali, che sono rimasti chiusi. Si è gonfiato anche l’importo medio che il consumatore si è detto disposto a spendere per il vino. La domanda da porsi è quindi rivolta al domani: queste tendenze rimarranno anche una volta che tutto riprenderà il proprio corso naturale, o la popolazione tornerà alle vecchie abitudini? E soprattutto, dovessero esserci, quali sono i trend da aspettarsi, nel mercato del vino?

E-COMMERCE – Già prima del Coronavirus, le vendite di vino online stavano iniziando a macinare terreno. La chiusura di enoteche e ristoranti ha fatto esplodere la categoria, con conseguenze impensabili a ritmi normali: lo scorso anno Virgin Wines, costola del colosso di Richard Branson, ha dovuto mettere in pausa gli ordini per un eccesso di richieste. Il successo del mercato digitale è dovuto non solo alla comodità di trovarsi le bottiglie scelte direttamente sul pianerottolo, ma anche e soprattutto alla possibilità di comparare, recensire, informarsi su ogni singola etichetta. Al momento attuale, il vino rappresenta il 40% del mercato online di bevande in Gran Bretagna: ed è certo continuerà a crescere, alla luce degli investimenti che i produttori hanno profuso in ottica e-commerce, e dei nuovi acquirenti aggiuntisi durante la pandemia.

PIÙ VARIETÀ, PIÙ OCCASIONI – Costretti in casa, i consumatori si sono dedicati per forza di cose alla preparazione dei pasti, moltiplicando le occasioni per godere di un buon vino anche in casa, anche in modalità mai sperimentate prima. Il Prosecco per esempio, che già prima dei lockdown era in rampa di lancia, ha visto cambiare la propria natura agli occhi dei britannici, da vino per festeggiamenti, a vino per aperitivo; rosè e altri vini leggeri si accodano alla lista dei prodotti più apprezzati. Più tempo in casa ha permesso ai consumatori di comprendere di più, dedicandosi alla costruzione di una vera e propria cantina da cui scegliere ogni giorno.

NUOVI FORMATI – Sono cambiate le abitudini d’acquisto, e i brand si sono adattati con formati e dimensioni diversi. Nel settore vino, sono fiorite le alternative estreme, agli opposti: il bag in box e le lattine sono quasi triplicati in vendite, con queste ultime assurte al ruolo di nuovo oggetto icona del consumo responsabile. Il bag in box è stato visto come formato “da emergenza”, destinato forse a calare in apprezzamento una volta che bar e ristoranti potranno tornare a pieno regime; ma è indubbio che le alternative siano ormai diverse, rispetto alla tradizionale bottiglia standard.

LOW AND NO – Ormai scoppiato e tutt’altro che in procinto di rallentare, il trend dell’analcolico o de basso contenuto d’alcol è forse il più caldo del momento. La birra alcool free è aumentata in valore del 58% rispetto allo scorso anno (dati Mintel), mentre i distillati analcolici sono decollati dal 2017 (+170%, dati ISWR), e le previsioni parlano di un ulteriore +30% entro il 2024. Il vino è al momento molto indietro nella curva di crescita, a causa delle evidenti modifiche strutturali e aromatiche che una variante analcolica comporta: cionondimeno, gli investimenti effettuati per una proposta valida nel segmento ci sono eccome, e una volta trovata la chiave, si tratterà solo di affinare l’offerta.

LOCAL SHOPPING – Nello specifico in merito alla Gran Bretagna, Williams parla di un ritrovato interesse per i prodotti locali, sostenuto dalla Brexit, dall’incremento di qualità del vino britannico e dalla sempre maggiore propensione a trascorrere vacanze o tempo libero di prossimità (le cosiddette staycations). Ad oggi si contano cinquecento cantine sul mercato inglese, ottanta delle quali varate solo nello scorso anno; cinque milioni  mezzo di bottiglie l’anno, che si prevede possano diventare quaranta milioni entro il 2040. I costi sono storicamente l’ostacolo principale per i produttori locali, che potrebbero però giovare delle nuove linee politiche e della maggior consapevolezza circa l’impatto dei prodotti locali rispetto a quelli importati. Non si può mai dire, il vino britannico potrebbe avere un futuro roseo.

fonte: beveragedaily.com

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