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Caffè e salute

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Il caffè sta vivendo un momento d’oro. Da commodity, il viaggio di evoluzione a prodotto gourmet, complesso, dalle mille sfaccettature, origini ed estrazioni è stato intrapreso da molti mercati, anche quello italiano storicamente poco propenso ad andare oltre il “caffè unico”, ovvero l’espresso in tazzina. A riprova di ciò le nuove aperture di caffetterie specialty nelle principali città, con una scena interessantissima a Firenze (con i nuovi Ditta Artigianale, Melaleuca, Fluid e Mantra) e Milano (con le seconde aperture dei “veterani” Cafezal e Orsonero).

Il caffè ridurrebbe del 25% il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, di gran lunga la forma di diabete più frequente (interessa il 90% dei casi). È quanto sostengono gli esperti dell’Institute for Scientific Information on Coffee (Isic), che nel corso dell’Annual Meeting della European Association for the Study of Diabetes (Easd) 2018 di Berlino hanno organizzato un evento satellite sul tema “Caffè e diabete di tipo 2: una revisione delle ultime ricerche“.

Indispensabile per poter davvero avviare la mente al mattino, una tazza di caffè è quello a cui la maggior parte della popolazione mondiale ricorre quando necessita di una spinta importante. Non dovrebbe essere così, però, per i più giovani, al centro di una campagna di sensibilizzazione contro gli effetti negativi della caffeina, che sta coinvolgendo mercati importanti come Corea del Sud e Regno Unito. Caffè e bibite energetiche saranno infatti vietate ai minori e nelle scuole, per combattere l’eccessivo consumo di caffeina: soltanto a gennaio, un venticinquenne inglese si è tolto la vita a causa della dipendenza che lo portava a consumare 25 lattine di energy drink al giorno.

In questa metanalisi firmata da ricercatori dell’Università di Napoli, condotta sui dati di 4 studi per un totale di circa 200 mila uomini e donne (26-79 anni), seguiti per periodi di tempo compresi tra un minimo di 3 e un massimo di 33 anni, emerge infatti un’associazione positiva tra assunzione quotidiana e ripetuta della bevanda e riduzione dell’incidenza (cioè del numero di nuovi casi) di ipertensione.

Il consumo di caffè, bere quattro tazze ogni giorno, può essere parte di “una dieta sana in persone sane” ed è associato ad un minore rischio di morte fino al 64%. È il risultato di una ricerca presentata oggi al congresso ESC, il congresso europeo di cardiologia in corso a Barcellona. Lo studio di lungo periodo su oltre 20.000 partecipanti suggerisce che il caffè può essere parte quindi di una dieta da considerata ufficialmente sana. Lo scopo di questo studio era quello di esaminare l’associazione tra il consumo di caffè e il rischio di mortalità in un gruppo di persone che vivono nei paesi mediterranei, di mezza età.

La popolare bevanda tiene alla larga il tumore della prostata (per la precisione, riduce il rischio del 53%), a patto di consumarne almeno tre tazzine al giorno. È questo il risultato di uno studio realizzato dal dipartimento di Epidemiologia e prevenzione dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e l’Istituto dermopatico dell’Immacolata di Roma, e pubblicato sulla rivista International Journal of Cancer.

Bere quantità regolari di caffè ogni giorno potrebbe potenzialmente ridurre il rischio di sviluppare la sclerosi multipla. Questi i risultati di una nuova recente ricerca che potrebbe aiutare a combattere questa malattia. In particolare, il consumo di circa 900 ml di caffè (l’equivalente, ad esempio, di due caffè grandi della Starbucks) può ridurre fino al 30% il rischio di contrarre la sclerosi multipla.

Tra il 30 settembre e il 1 ottobre 2015 si è tenuto a Milano il Global Coffee Forum: il primo meeting internazionale sul caffè aperto a tutti i “Coffee Lovers”, promosso dall’International Coffee Organization (ICO), il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, il Comitato Italiano del Caffè, EXPO Milano e Fiera Milano Congressi, grazie al contribuito di due delle maggiori aziende di caffè, Illy e Lavazza. Per l’occasione è stato presentato da Patrick Hoffer (cfr. foto a lato) il Consorzio Promozione Caffè.

Il Consorzio Promozione Caffè accoglie con favore il parere di EFSA (European Food Safety Authority) sulla caffeina pubblicato ieri, che ritiene un’assunzione moderata, pari a 400 mg di caffeina al giorno (circa 4-5 tazzine di caffè) come sicura nella popolazione adulta, parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo. “Il parere di EFSA – dichiara il Presidente del Consorzio Promozione Caffè, Patrick Hoffer – conferma la posizione da noi sempre sostenuta: un’assunzione moderata di caffeina non ha alcuna controindicazione per la maggioranza degli adulti in salute. E’ importante chiarire bene come tale parere non metta in discussione la sicurezza del caffè”.

Un team internazionale di ricercatori ha monitorato l’effetto di diversi livelli di consumo di caffè su più di 25.000 adulti coreani. Si è scoperto che i depositi di calcio sulle pareti delle arterie coronariche (CAC) – indice per misurare l’insorgenza di aterosclerosi coronarica, che porta ad un restringimento e indurimento delle arterie e ad un aumento del rischio di coaguli di sangue – erano significativamente più bassi tra i bevitori usuali di caffè.

Una nuova ricerca, pubblicata su PLOS ONE, ha evidenziato che bere un quantitativo moderato di caffè, contrariamente a quanto si pensa, non causa disidratazione. Lo studio è stato condotto dai ricercatori della Facoltà di Sport e Scienze Motorie dell’Università di Birmingham (UK).È interessante notare inoltre che, prima della pubblicazione di questo nuovo studio, solamente altri due si erano concentrati in modo mirato sugli effetti della caffeina sull’idratazione, senza portare però a risultati definitivi.